giovedì 29 ottobre 2015

The Ghostbusters

Di I.Reitman, con B.Murray, D.Akroyd, H.Ramis, S.Weaver. 1984.

Cacciati dall'ateneo in cui gestivano un dubbio dipartimento di scienze paranormali, tre professori mettono su un'agenzia di acchiappafantasmi, che contro ogni logica e buonsenso va a gonfie vele. Ma cosa si cela dietro tanta attività spiritica all'improvvisio, nel pieno di New York? Il ritorno di un antico dio distruttore babilonese (o forse sumero, o forse ittita...).

La sceneggiatura, scritta a due mani da Reitman e Akroid su uno spunto di quest'ultimo, non sarà l'apice della divulgazione scientifica sofisticata ma è brillante, divertente e piena di ritmo, cio' che del resto ha fatto di Ghostbusters una delle commedie più acclamate (e remunerative) non solo degli anni Ottanta.
Gli attori sono in formissima e si divertono a ricreare dei personaggi a poche dimensioni, molto fumettistici, caratterizzati profondamente: c'è il sognatore entusiasta (Ray, Akroyd), lo scienziato precisino (Egon, rigido ma con brio), quello che "non ci credo ma vedrqi che funziona" (meraviglioso Murray nella parte di Peter, che sembra il più scocciato e scansafatiche ma alla fine è il cervello del gruppo). La parte affidata a Sigourney Weaver è talmente irrealistica da essere una macchietta, soprattutto quando le tocca fare l'indemoniata, ma rispetto ad Alien che sollievo deve essere stato girare Acchiappafantasmi, con la sua carica di inoffensiva follia!
Tanta parte del film è stata ottenuta sfruttando sequenze improvvisate dagli attori, e credo sia da questo espediente e dalla chimica evidente tra attori che si divertono fra loro che derivi la leggerezza scanzonata di questa pietra miliare del comico, da cui venne anche tratta una serie a cartoni che da piccola adoravo.
Tra i simboli di quegli anni (la mia infanzia!) verranno sempre ricordati il logo dei Ghostbusters col fantasma dietro il segno di divieto e la canzoncina indimenticabile... Anche la macchina, che sembra una versione bianca della tristemente nota Lobotomachine, ha tutto un suo fascino strampalato e demodé.

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Mi sono piaciute tanto le riprese, apparentemente non autorizzate, del West Central Park, soprattutto il palazzo art nouveau/déco in cui il dio sumero ricompare. Curiosamente il regista Reitman, che per tanti anni ha lavorato soprattutto come produttore, non ha prodotto tanti altri film dello stesso livello (anche se qualche commedia carina l'ha lasciata, tipo I Gemelli), ma ha dato i natatli ad uno dei più promettenti giovani registi attuali, Jason.

domenica 25 ottobre 2015

La guerra dei mondi

Di S.Spielberg, con T.Cruise, D.Fanning, T.Robbins. 2004, 117'

Ray Ferrier è un operaio specializzato con un matrimonio finito alla spalle e un rapporto teso con i suoi due figli: il diciottenne Robbie, indipendente e fondamentalmente buono, e la piccola Rachel, piena di fobie. Quando una tempesta magnetica si abbatte su New York, e giganti Tripodi sorgono dalle viscere della terra e cominciano ad abbattere ogni umano che si trovi nei pressi, Ray cerca di salvare i figli e di riportarli dalla madre. Ma ci sarà salvezza da qualche parte?

Diciamo subito che gli attori sono tutti bravissimi, e in particolare Cruise è spettacolare nel ruolo per lui inabituale del perdente cronico, la colonna sonora non è la migliore che Willias abbia prodotto e gli effetti speciali sono magici. Ora approfondiamo il posto che La guerra dei mondi occupa per me nella strabiliante carriera del suo papà Steven.

Senza dubbio il post-undici settembre e la costante paura di divenire oggetto di attacchi terroristici ha influenzato la realizzazione di questo film, ma esso deve anche molto alle opere del regista, ivi compresse le meno recenti. Se i colori richiamano AI e Minority Report (chiamiamolo "periodo blu", arriva fino a Munich) e le riprese molto vicine ai personaggi ricordano Schindler's List e Salvate il Soldato Ryan, i tre film a cui ho pensato di più nell'assorbire la componente emozionale del film sono stati E.T., Incontri ravvicinati del terzo tipo e Lo Squalo.

Per prima cosa, di questi ritroviamo la composizione familiare disgregata e il personaggio principale non perfettamente a suo agio nella sua vita, di estrazione popolare e con qualche problema di bilancio economico, con un passato non troppo esplicitato.  
In E.T. si partiva da atmosfere francamente horror che si diluivano pian piano lasciando spazio all'amicizia, all'accettazione e alla poesia. Ne La guerra dei mondi il processo si arena, e l'horror rimane. Il mondo è cambiato e Spielberg rigurgita i suoi demoni più antichi senza consolazioni. Incontri viene alla mente soprattutto per antitesi: il protagonista Ferrier è quanto di più lontano dal sognatore geek degli anni Ottanta, e la sua priorità sembra di tenere insieme quel che resta della sua famiglia più che andare a stringere la mano agli esseri venuti dallo spazio. 
Questi ultimi sono davvero inusitati nella filmografia spielberghiana, che aveva sempre dipinto gli alieni come intelligenze superiori e benevole. Qui con sgomento, e per la prima volta, siamo davanti ad invasori interessati a vampirizzarci, che sembrano averci sorvegliato per millenni fino a quando non fossimo stati pronti a divenire il loro pranzo, e che manifestano una collera inaudita e punitiva attraverso i loro efficaci Tripodi. Anche esteticamente, i mezzi di trasporto di questi "marziani" maligni sono ambigui (organici o meccanici?), aggressivi e poco delicati nel loro incedere. Sembrano più usciti da Evangelion che non dall'Uovo Fabergé che scarrozzava E.T.
In ultimo ricordavo Lo Squalo, in primis per l'incredibile suspence che il direttore riesce a creare: in questo sembra non invecchiare mai. Per le quasi due ore di film si resta ad occhi sgranati e con la tachicardia, e se si è animi sensibili un paio di incubi non saranno una sorpresa. La trovata di questa sorta di escremento del tripode, una specie di radice-albero sanguigno, prodotta dai residui degli umani "bevuti" dagli invasori, è abbastanza da tenere svegli la sera. Anche il sentimento di resistenza tipicamente americano sembra provenire dallo stesso passato remoto, con la diffidenza che comporta (il buffo "queste cose vengono da altrove? Ma da dove? dall'EUROPA?" come se l'Europa fosse luogo incredibilmente lontano e pericolosamente esotico). L'altro elemento che sembra prelevato dall'immaginario dello Squalo è il personaggio di Tim Robbins, che crea un parallelo col vecchio Quint: capace, dotato di risorse, intelligente, spinto da un astio senza pari e dal desiderio di vendetta personale, e completamente folle.

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C'è infine un topos Spielberghiano che qui brilla per la sua assenza: la figura dello scienziato saggio/buono/positivo/aperto. Tutti i suoi film ce l'hanno, sotto l'una o l'altra spoglia, da Incontri a Jurassic Park, ripassando per Lo squalo, Indiana Jones e perfino Prova a Prendermi. Qui no. Davanti ad una "banda di chissà cosa che ci attacca" non ci sono risposte e nemmeno tentativi di indagine. Dovremo lasciar fare alla natura, in una resa delle armi fedele al testo originale di Wells ma abbastanza inaspettata per chi non ha letto il libro.
Questo finale quasi troncato, semplice, mi è piaciuto molto. Ci rimembra una necessaria umiltà e ci fa ponderare la meraviglia dell'evoluzione.

sabato 24 ottobre 2015

Un taxi per Tobruk

Di D.De La Patellière, con L.Ventura e C.Aznavour. 1961

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Nel 1941 una squadra di soldati francesi si trova a perdere il suo capitano e il mezzo con cui attraversava il deserto per recarsi verso Tobruk. Trovato un autocarro tedesco, ne uccidono l'equipaggio di cui si salva solo l'ufficiale; comincia cosi' una strana convivenza, e conoscenza, tra il capitano di Pomerania von Stegel, il brigadiere Dumas (Ventura), bonaccione dal cuore grande, Samuel Goldmann (Aznavour), medico ebreo fuggito dalle persecuzioni, il condannato a morte Jean e l'annoiato intellettuale figlio di papà François.


Film estremamente lirico, ha i suoi due maggiori assi negli attori eccellenti (personalmente ho apprezzato soprattutto Lino Ventura) e nei dialoghi folgoranti di M. Audiard, neri e caustici, ma sempre immensamente divertenti e innegabilmente veri ("un somaro che cammina va più lontano di due intellettuali seduti").

una sottile malinconia, indubbiamente più che giustificata dagli eventi raccontati e dagli anni che li anni seguiti, si esplicita pienamente nel finale, non proprio a sorpresa. 

giovedì 22 ottobre 2015

Asterix e Obelix al servizio di sua maestà

Con Dépardieu, Luchini, Gallienne, Marcoré, Deneuve, Zingaretti, di L.Tirard. 2012

Cesare ha oltrepassato la manica e i Britanni si ritrovano in casa l'invasore, ma hanno sentito parlare di uno sparuto gruppo di Galli che ha saputo tenergli testa: perché dunque non andare a chieder loro aiuto, inviando il nobile Jolithorax fra loro? Asterix e Obelix naturalmente rispondono all'appello, ma i Romani, per frenarli, sono disposti anche a coalizzarsi con i feroci Normanni, desiderosi di cogliere il segreto della paura.

Uno degli ultimi film live-action tratto dalla serie di Goscinny e Uderzo, è anche il migliore che mi sia capitato di vedere: le ambientazioni sono accurate, lo stile del disegno originale è rispettato nelle forme e nei colori, la sceneggiatura fa onore al battutario esilarante del fumetto.

Mostra immagine originaleInoltre sono stati impiegati attori di prim'ordine, pronti a divertirsi e a gigioneggiare ma senza mai peccare di trascuratezza nell'interpretazione. Dépardieu è incredibile come suo solito, tutto cio' che fa è fatto alla perfezione. Personalmente lo detesto abbastanza, ma dal punto di vista attoriale è ineccepibile, e riesce a rendere possibile Obelix, il meno realistico di tutti i personaggi.
Luchini è semplicemente smagliante, ma il mio preferito è stato Gallienne, attore della Comédie Française (e si vede) che porta in scena il nobile britanno compassato ed educatino, ma non per questo fragile o codardo.

Un vero momento di buonumore, che mescola le storie "Asterix e i Britanni" e "Asterix e i Normanni". Questa un po' l'unica pecca, perché questi poveri Normanni non se li fila davvero nessuno, a parte Missis McKintosh che ne cattura uno per sottoporlo ad una specie di Cura Lodovico delle buone maniere. Insomma, sono finiti a fare le comparse a basso costo per rimpolpare un po' la trama e coprirne bene ogni minuto. Ma è davvero un problema minore.

martedì 20 ottobre 2015

Irrational Man

Di W.Allen, con J.Phoenix, E.Stone. 2015

Abe Lucas, professore di filosofia dal vissuto travagliato e preceduto da una fama di sciupafemmine, sbarca in un tranquillo college di Newport, nel mezzo della borghesia azzimata del Rhode Island. Incontra l'insoddisfatta Rita, che sembra capirne bene i desideri, e l'allieva spigliata ma molto naïve Jill. Mentre si trascina in uno spleen immotivato, ascolta casualmente in un piccolo diner una conversazione a proposito di un abuso che un giudice corrotto sta infliggendo ad una madre impotente, e decide che la sua vita riacquisterà senso quando avrà eliminato dalla società un tale indegno elemento.

Woody Allen è diventato un bravo regista, di grande esperienza e mestiere, e sa scegliere bene i suoi attori (quasi sempre). Questa commedia nera, in sé, sarebbe piuttosto divertente, ma diventa innocua e prevedibile se solo si conoscono minimamente i trascorsi del regista. 
Mostra immagine originaleSembra di essere alle prese con la versione "moralizzata" di Match Point: se questo film è più ironico e meno nero, non per questo è più originale. Inoltre, mi duole dirtelo, Woody, pero' Dostoevskj ha scritto anche altro oltre a Delitto e Castigo. Magari se apri un altro volume di quelli che ci sono accanto, ti viene un'altra idea geniale per l'anno prossimo!

Per una serata distensiva va benissimo, è un buon prodotto ben recitato, specialmente da Phoenix, che pero' preferisco senza quella orrenda pancia da quinto mese avanzato di gravidanza. O è un principio di ascite? Ma non so se si meriterà nuove visioni.

lunedì 19 ottobre 2015

Only lovers left alive

Di J.Jarmush, con T.Swinton, T.Hiddleston, M.Wasikowska, J.Hunt. 2013

Una coppia di vampiri vive separata dall'Atlantico, lei a Tangeri e lui a Detroit, placidamente dediti alle belle arti: Adam è un musicista underground, Eve una letterata amica di Marlowe. Quando Adam attraversa una delle sue -ci sembra di capire- frequenti fasi depressive, Eve fa i bagagli per assicurarsi che il suo grande amore non commetta qualche imprudenza autodiretta, ma durante la sua permanenza a Detroit sua sorella Ava compare a sorpresa scombinando tutti i fragili equilibri e infrangendo le necessarie precauzioni a mantenere l'anonimato.

Mostra immagine originaleLa partenza è lenta che più lenta ancora sarebbe in retromarcia temporale: per fortuna l'ho guardato stirando e la posizione eretta mi ha impedito di addormentarmi. Dopo essermi assuefatta alle inusuali atmosfere oniriche ed esangui, ho cominciato mio malgrado ad appassionarmi alle sorti della protagonista, mentre confesso candidamente che di quelle di lui non mi importava proprio nulla: il suo decadentismo degno di Huysmans aveva già stuccato già nel 1910, figuriamoci oltre un secolo dopo. Ma cosa ci fa tal simpatica bionda, diafana e colta, divertente e positiva con un depresso cronico lamentoso e disfattista? 


Lei è la chiave di volta di tutta la struttura: brutta in modo affascinante (solo Charlize Theron puo' considerarla la donna più bella del mondo, ma qui abbiamo un bias di esposizione. La Théron vede la perfezione nello specchio ogni giorno, e come tutti sanno, la perfezione stufa), questa vampira astenica e controllata che si compiace di una vita eterna priva di bestialità, veicolo di amicizia e gentilezza, che rifugge dalla violenza gratuita e si felicita del pur lento e parziale progresso umano, è dotata di quello spirito pratico e di sopravvivenza che davvero in ultimo salva le sorti del suo amore.

Nota di merito alla colonna sonora, onnipresente ed un po' oppressiva a volte, ma di altissima qualità.

Un film molto particolare, costruito sulle note raffinate del rock colto, su un'estetica anni Novanta (MilleOttocento-Novanta!) e sulla performance dei bravissimi attori, che può annoiare e sembrare pretenzioso, ma che inneggia nascostamente a un atteggiamento più assertivo -aggressivo, se necessario, e meno malinconico- nei confronti della Vita. Let's go a bit more 15th century... magari non da applicare alla lettera, ma mi sembra una bella esortazione.

domenica 18 ottobre 2015

Scary Movie

Di Ivory Wayans, con A Faris, D Sheridan etc . 2000

Parodia in primis di Scream, e di altri recenti film d'orrore, mette in scena l'arrivo di un misterioso serial killer in una provincia americana agiata e tranquilla. I liceali presi di mira sono gli epigoni paradigmatici di questo ceto medio-alto frivolo, imborghesito e scervellato. In particolare, i sei al centro della narrazione sono anche colpevoli, in misura più o meno variabile, di un omicidio colposo avvenuto un anno prima.

Le citazioni si sprecano, dal succitato Scream a Le colline hanno gli occhi, passando da It, Matrix, Pulp Fiction e il Sesto senso, ma pure Dawson's Creek (con Dawson che entra dalla finestra in una scena-cameo tra le più riuscite del film).

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Per divertirsi, ci si diverte abbastanza, e credo si possa dire che il valore di questo Scary Movie sia di aver creato qualcosa che quindici anni fa era piuttosto originale, basato sulla ridicolizzazione spietata di ogni singolo topos del genere horror e teen-horror in particolare: la cheer leader acefala protetta da una protesi siliconica di spessore disumano, la vergine che decide di disfarsi della sua virtù, il ragazzo super-virile in apparenza che nasconde un'omosessualità latente, il poliziotto poco acuto e l'adulta esterna ai fatti che tenta di sfruttare la "tragedia" per fini privati.
Il problema è che dopo la prima mezz'ora il tutto comincia ad assumere un tono un po' didascalico e la trama diviene, giocoforza, sempre più prevedibile e stiracchiata. Inoltre lo humour, già in partenza non finissimo, scade spesso e volentieri in una volgarità piuttosto greve.
Per una sera molto disimpegnata puo' andare bene e regalare qualche sonora risata (il più simpatico è l'assassino), ma più di una visione sarebbe sprecata.

venerdì 16 ottobre 2015

Skim

Di Mariko e Jillian Tamaki, 2008

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Il ragazzo della reginetta della scuola si suicida, nonostante la sua apparente gioia di vivere, e i capi dell'istituto corrono ai ripari per sondare sentimenti di disagio negli adolescenti affidati alle loro cure; Ta questi, Kimberly Keiko Cameron, detta Skim "because she is not": not "slim" (è cicciottella a dir poco) e qualche volta "not at all" (not-Kim): un filo depressa, appassionata di esoterismo, umbratile e di gusti gotici, viene presto identificata come bersaglio e capro espiatorio del malessere sollevato dal suicidio, più che come elemento da aiutare. Medesima sorte la reginetta, ancora sconvolta dalla dipartita del fidanzato, e che è sicuramente molto meno oca di quanto non si sarebbe pensato.


Scritto a due mani dalle due cugine canadesi Tamaki, è una graphic novel interessante e sottile, anche se talvolta poco leggera. Un po' per il tema trattato, del disagio giovanile, un po' per l'atteggiamento della protagonista, dal carattere tendenzialmente negativo. 
La sua fascinazione per la professoressa di letteratura è solo abbozzata, ed è un peccato. Molto più interessante alla fine il rapporto con l'amica storica, Lisa, e con Katie, la reginetta che "deve essere felice per contratto".
L'autrice riesce ad esprimere con grande finezza il linguaggio mentale e esteriore dei liceali, ed è molto acuta nel dipingere le flessioni d'umore caratteristiche di questa età, che possono facilmente diventare etichette e meccanismi di segregazione assai subdoli, secondo uno schema "Skim è giù-Skim è depressa-dobbiamo aiutarla-non si lascia aiutare (ovvero rivendica la sua individualità, semplicemente)-la isoliamo".
La struttura della tavola e un certo approccio onirico-analitico mi hanno fatto pensare a Craig Thompson, ma sesnza il suo tratto spigoloso. Al contrario, i disegni sono tutti un succedersi di linee curve e forme paffute che sembrano abbracciare il lettore, e consolarlo.

martedì 13 ottobre 2015

Footloose

di H.Ross, con K.Bacon. 1984

In una cittadina di provincia, in seguito ad un increscioso incidente, musica e ballo sono stati completamente proibiti. Quando Ren McCormack arriva da Chicago, non si rende neanche conto di infrangere ogni regolamento, ma il pastore del villaggio lo prende di mira (mentre sua figlia se ne innamora).

La parte migliore del film è la sua rappresentazione di un'America profonda e rurale che copriva i pasticciacci della sua gioventù con tanti strati di bigotteria; secondo aspetto assolutamente salvabile è la performance di Kevin Bacon, ancora parecchio giovane. L'attrice è invece francamente dimenticabile.

Le scene di ballo sono molto amate dalla critica, ma io non riesco a innamorarmene a causa di una colonna sonora poco travolgente, ciò che per un film musicale rappresenta un serio problema.
L'altro grosso limite è la trama, farraginosa e dalla conclusione banalotta, trascinata per 110 minuti che sembrano, ahimè, molti di più. Da vedere una volta...

lunedì 12 ottobre 2015

Still Alice (Ancora io, Perdersi)

di L.Genova, 2007

Quando Alice Howland, professore di linguistica ad Harvard, comincia ad avere difficoltà a reperire le parole, e finanche a ritrovare la strada di casa, pensa di essere stressata. Di attraversare una perimenopausa particolarmente travagliata. Certamente non di avere una Malattia di Alzheimer ad esordio precoce, con tanto di evidenza genetica.
Esiste il modo di rimanere ancora Alice, quando ogni articolo scritto, ogni relazione, ogni nome, ogni volto perde di significato fino a cancellarsi nella sabbia della beta-amiloide [1]?
C'è ancora la possibilità di volersi bene, con la consapevolezza di aver trasmesso un gene autosomico dominante a penetranza completa [2] alla propria progenie?



Ho comprato questo libro alla fine del mio viaggio a Boston, pensando che sarebbe stato bello ritrovare tra le pagine il Charles River, il Boston Common e, naturalmente, Harvard Place. Avevo sentito qualche buona impressione, ma non mi aspettavo di trovare un'opera cosi' valida, ben scritta, accorata e intelligente.

lisa_headshot
Non basta essere biopsicologhe dottorate ad Harvard
e scrittrice di libri sensazionali.
Si deve pure essere belle...
Lisa Genova è una biopsicologa con un dottorato in Neuroscienze conseguito proprio ad Harvard, e la competenza con cui tratta di una malattia ostica sotto ogni punto di vista è palpabile, ma mi ha colpito ancor più la sua incredibile capacità nel tratteggiare il lato umano del paziente e della famiglia che gli gravita intorno. Mostra grande coraggio e non indietreggia davanti ad interrogativi impossibili ("mi suicido finché sono in tempo?" per questi pazienti spesso non è una domanda oziosa), sintomi svilenti e affetti impotenti.

Cosa curiosa, il narratore segue il punto di vista interno di Alice (a parte qualche raro momento), e lo stile si coarta a poco a poco, impercettibilmente, mano a mano che la malattia avanza e la capacità linguistica di Alice si restringe.
Voglio al più presto recuperare il film: sono un po' scettica, vista la potenza della versione stampata, ma ho grande stima di J.Moore.


[1] la proteina alterata che si accumula nel cervello di questi pazienti
[2] in una parola vuol dire che chi è portatore è praticamente certo di sviluppare la malattia. Autosomico si riferisce al fatto che la trasmissione del gene è indipendente dal sesso del genitore e del figlio.

sabato 10 ottobre 2015

Giorno XXIX: il luogo che avresti sempre voluto visitare



La base spaziale di Proteggi la mia terra. 

Quante volte mi sono immaginata quegli spazi, così verdi (per forza, con Mokuren che ci canta dentro), con le serre, le stanze private, quelle comuni, e persino la cella d'isolamento a prova di esper. 
Mi sono chiesta più volte se tutto quel po' po' di spazio fosse su un solo livello o su più piani; mi sono arrovellata sulla sua scala reale (si fa per dire), dal momento che gli scienziati alieni sono alti quanto un dito, sulle fonti energetiche che permettevano di azionare porte, schermi e macchinari, e persino sull'altare nascosto e casualmente ritrovato.

Trovo che la Hiwatari sia stata molto accorta nel dipingere questa ambientazione, concenrandosi sulla vita quotidiana senza entrare in inutili dettagli scientifici che magari non avrebbe saputo risolvere. 

venerdì 9 ottobre 2015

giorno XXVIII: il tuo Gary Stue o Mary Sue preferiti

Sailor Moon!

L'invincibile paladina della giustizia non è coraggiosa (in senso tradizionale), non è particolarmente bella, non è fisicamente molto abile e soprattutto non è tanto intelligente. 

Per far fronte a dette plurime carenze, la sua autrice l'ha provvidamente circondata di amiche-vestali adoranti che impersonano ognuna delle qualità in questione: nell'ordine, Sailor Jupiter, Mars, Venus e Mercury.


Inspiegabilmente tutto si risolve sempre per il meglio, certo grazie all'inettitudine impareggiabile degli antagonisti, ma anche per l'intrinseca bontà di Usagi/Bunny e soprattutto per la sua dose incredibile di c...fortuna! 

In realtà il messaggio di fondo che risalta è piuttosto positivo e difendibile: bisogna essere buone, leali, fare quello che bisogna anche se moriamo di paura e portandoci dietro tutti i nostri limiti, conscie che nella vita bisogna impegnarsi fino in fondo in ogni avventura, ma pure che senza una bella botta di fortuna al momento giusto, non si arriva da nessuna parte. 

È la dura realtà.
non è un disegno originale, ma non sono riuscita a trovare la fonte da citare.... potrebbe essere "akage no hime"

giovedì 8 ottobre 2015

Giorno XXVII: il tuo sogno proibito


TEMPO per fare stupidate.

Curioso come il sogno proibito cambi radicalmente in pochi anni di vita... sette-otto anni fa in cima alla lista ci sarebbe stata un'avventura indocinese con Corto Maltese, al ginnasio Demian nella sua mantella militare troneggiava in mezzo agli spasimanti letterari. 

A ritroso negli anni, alle medie avrei voluto essere la signora di Pemberley (questo ancora oggi non mi dispiacerebbe, ma mi porterei il marito attuale a viverci dentro, che in fondo a Darcy somiglia un poco, per certi versi).


Oggi Demian mi appare più che altro come il prodotto ipertrofico di una mente aggrovigliata dalla psicanalisi, e Corto Maltese resta sempre un sogno ma molto sbiadito, come in uno degli acquerelli in cui Pratt tanto eccelleva. 


Invece mi piacerebbe tanto non sentirmi in colpa tutte le volte che passo un'ora o due a cercare cretinate su internet, o a leggere fumetti che conosco già a memoria. Insomma, mi piacerebbe non rimproverarmi tutte le volte che perdo tempo.

mercoledì 7 ottobre 2015

giorno XXVI: Il videogioco che ti riporta alla tua infanzia

Diciamo infanzia estesa... il primo vero videogioco che ricordo si chiamava Lemmings, e mi piaceva tantissimo. 

Questi esserini rosa avevano manie suicide e bisognava impedir loro di gettarsi in massa nelle fredde acque atlantiche, o di precipitarsi da qualche burrone. 
La grafica oggi sembra al limite dell'archeologico, ma io la trovavo all'epoca particolrmente accattivante. Inoltre non era semplicissimo comprendere, di volta in volta, quali strumenti utilizzare per impedire la mattanza e passare al livello successivo!

Mio marito or ora mi ha rivelato (gioia e gaudio) che il giochino era assai famoso e probabilmente ancora disponibile in rete, forse anche per utilizzo su smartphone: appena avrò mezz'ora consecutiva da dedicare a futili e rilassantissimi progetti proverò con lui a scaricarla. Non vedo l'ora.


L'unico altro gioco che davvero mi appassionò per un certo periodo arrivò molto dopo (verso i tredici anni), ed ancora si giocava esclusivamente con i tasti della tastiera, senza joystick né consolles varie; era una corsa di Rally in cui si poteva scegliere tra alcuni dei più famosi circuiti mondiali. Si sceglieva anche l'automobile ovviamente, ma io, completamente digiuna di motori, selezionavo la vettura sempre e solo su basi puramente estetiche (arduo compito, ché le macchine da Rally non sono molto eleganti).   

martedì 6 ottobre 2015

Giorno XXV: la tua dichiarazione d'amore preferita



La dichiarazione d'amore è una vera trappola, perché è facilissimo anche per grandi autori scivolare in qualche melensaggine, o semplicemente in uno stile artefatto che non useremmo mai o ci farebbe sorridere qualora ci venisse rivolto. Del pur grandissimo romantico Tolstoj non ricordo una frase che avrei davvero voluto sentirmi dire da un uomo in carne ed ossa, per non parlare di Hugo e Manzoni che, nel comparto “dichiarazioni d'amore”, innamorano assai poco. 
Detto questo, ecco una breve lista di alcune dichiarazioni esemplari nelle varie forme d'arte e di intrattenimento.

1)      LIBRI. Orgoglio e pregiudizio.
Darcy si dichiara ad Elizabeth in ben due occasioni: nella prima ci mostra tutto ciò che NON avrebbe dovuto dire, nella seconda rasenta semplicemente la perfezione.

2)     FUMETTI. Touch.
Tatsuya, in disaccordo con tutti gli altri protagonisti di Adachi, prende il coraggio a due mani e confessa i suoi evidenti sentimenti a Minami, in una scena di rara poesia.

3)     FILM. Harry ti presento Sally
Davvero un capolavoro di commedia sofisticata post-moderna, con un amore così vero e intenso che non viene scalfito ma accresciuto dall'ironia di Nora Efron. Una dichiarazione terribilmente contemporanea e realistica, così dolce e azzeccata che non stanca mai.

4)     POESIA. Ho sceso dandoti il braccio



Montale ha certo avuto numerose compagnie femminili, e in differenti momenti della vita avrei voluto essere adorata come la sua Dea intellettuale e distante (la Clizia di Nuove Stanze) o con la passione molto terrena e sensuale riservata a Volpe. È però a Mosca, la semplice (relativamente), bruttina, miope Mosca cui -forse troppo tardi- il nostro miglior poeta dai tempi di Dante ha offerto il tributo più sublime e accorato.

lunedì 5 ottobre 2015

Giorno XXIV: la tua fiera preferita

Il leone!


Non ho mai trovato l'occasione di andare ad una fiera del fumetto, anche se me ne dispiaccio assai. Magari verrà il tempo anche per quello.

Per ora mi contento di leggere avidamente i resoconti delle sortite di amici e amiche bloggers!

domenica 4 ottobre 2015

Giorno XIII: : il tuo videogioco preferito tratto da una serie che ami

A parte il solitario di carte, Prato Fiorito e gli scacchi, che non credo neppure si possano qualificare come “videogiochi” come intesi dalla domanda, non ho mai giocato un granché. 

In particolare ho molta difficoltà a seguire i giochi “moderni”, e con questo intendo semplicemente post-playstation (sono vecchietta!!), perché mi difetta disperatamente la coordinazione occhio-mano necessaria per non far morire di morte tristissima il mio personaggio in meno di quarantacinque secondi.


Penso che mi piacerebbe provare un Harry Potter, però, perché ho visto delle ambientazioni veramente graziose e raffinate.

giovedì 1 ottobre 2015

Giorno XXII: il titolo che ti hanno suggerito e non ti è piaciuto

Game of Thrones. 

È stato un'incredibile delusione poiché tutti ne parlavano così bene; mio marito ha noleggiato il primo DVD sul lavoro e l'abbiamo trovato terribile!
In due ore abbiamo visto una sequenza di omicidi inutili, violenze gratuite fisiche e morali, fratelli incestuosi, sesso animalesco che l'erotismo non sa proprio dove stia di casa e -soprattutto- nessuno sviluppo della trama. Niente di niente. Nessuna sorpresa, nessuna azione. Un sacco di décor buttato un po' a caso, che fa seguito ad una sigla davvero caruccia.



Ma migliora dopo? Comincia ad aggrovigliarsi una storia?
Eppure ne avevo sentito parlare da persone di cui ho una certa fiducia: una coppia di amici che la sera ci si rilassa davanti, colleghi che fanno il countdown dell'uscita della nuova stagione, un'amica che mi aveva confessato di aver divorato i libri (che però forse hanno un ritmo differente, non saprei), e persino la raccomandazione di Pensieri Cannibali, blog in cui ho sempre riposto notevole fiducia.