giovedì 30 settembre 2010

Caserta

Ci sono giorni in cui mi sento Stephanie Plum, altri in cui miracolosamente mi sembra di somigliare di più ad Alice Cullen. Oggi è stato uno dei rari, fantastici, giorni in cui Alice è a portata di mano.

Mi hanno spedita, a sorpresa, ad un convegno sulle cefalee, a Caserta. Questa mattina levataccia, per salire sul meraviglioso Frecciarossa, in I classe, dove hostess stranamente sollecite mi hanno portato un quotidiano a mia scelta e la colazione, con tè e biscotti. Finita la lettura dei disaccordi tra Berlusconi e Fini (ma che argomento esaltante, nevvero?...) mi sono dedicata al September Issue di Vogue e alle mie slides per la comunicazione di sabato (la cui importanza scientifica scuoterà il mondo). Scalo a Roma per un paio d'ore, poi Frecciarosa -meno bello, ma comunque assimilabile ad un TGV- fino a Caserta, in un hotel extra-lusso. La mia camera è leggermente deludente, per una suite presidenziale! Il bagno è una distesa di marmi policromi e di creme, saponi, pianelle e asciugamani oversize, ma ciò che più conta è che ho una connessione wi-fi splendidamente funzionante e due (2!!!) scrivanie impero enormi per espandere gli articoli e le riviste mediche e il PC e tutti i paraphernalia del medico in trasferta accademica.

Insomma, i capelli sono scuri e corti e spiky, le occhiaie ci sono, l'albergo è meraviglioso; ricoperta di seta ho presenziato ad un concerto di un quartetto (piano-tenore-soprano-mandolino) di canzone napoletana delle origini all'interno del teatro della Reggia di Caserta; all'uscita la Banda Musicale dei Bersaglieri ci ha accolto sul regio piazzale con qualche canzone popolare e al suono dell'Inno Nazionale ci ha scortato fino al Circolo Ufficiali per la cena di gala. Sì, proprio una giornata-Alice. A presto le foto...

martedì 28 settembre 2010

Appuntamento a Wicker Park


Matt e Lisa sono follemente innamorati, ma Alex, aspirante attrice, anela a conquistare l'affetto del ragazzo e cerca di interporsi fra i due. Quando, dopo due anni di lontananza, gli amanti hanno l'ccasione di incontrarsi nuovamente Alex impersona Lisa in un disperato tentativo di irretire il giovane.

L'incastro in cui spezzoni di ricordi si frammezzano a stralci di presente crea una suspence notevole, aiutata dal gioco degli equivoci mutuato dalle commedie del dopoguerra, da una bella colonna sonora e da una fotografia sognante.

Molto lodevoli i tre attori principali: Josh Hartnett offre una prova solida e i suoi occhi a fessura sono sempre convincenti, come le gambe perfette e la dentatura luminosa di Diane Kruger; Rose Byrne è interessante e somigliante alla Bellucci, protagonista del film francese L'Appartement, da cui questo Wicker Park è stato tratto. Penso che il nome del ristorante (Bellucci's) vada inteso come un omaggio al predecessore. Il regista Mac Guigan ha nuovamente diretto Hartnett nel successivo, splendido, Slevin.

lunedì 27 settembre 2010

In bruges


Opera prima di McDonagh, questo film sfugge alle definizioni di genere (commedia? drammatico? thriller?) e si distingue per il ritmo e lo spessore teatrali.
Ray è un killer alle prime armi che ha commesso l'imperdonabile errore di uccidere un bambino durante un "lavoro"; il suo mentore Ken lo trascina a Bruges per ordine del principale di entrambi, Harry. Dopo qualche giorno di turismo forzato nella bomboniera medievale del Belgio, Ken scopre che il suo compito è di uccidere Ray, ma decide di salvarlo proprio quando lo vede in procinto di suicidarsi, prostrato dal senso di colpa per l'orrendo misfatto. Harry in persona giunge per rettificare gli errori dei due sottoposti, in un crescendo di tensione ma anche di battute esilaranti e scene surreali.
La catarsi generale attende tutti, come in un quadro di Bruegel, pieno di peccatori avvitati alle loro meschine faccende, timorosi di essere colti in fallo dal vicino ma soprattutto paurosi di una Divinità distante e poco consolatrice. Tutta la poetica fiamminga e pre-umanista vive nei mattoni sbiaditi e nei canali della città-gioiello, pronta a inchiodare la coscienza dell'assassino (tutti gli assassini, tutti i colpevoli, di qualunque crimine mai perpetrato) con una condanna senza appello.
Un plauso anche ai tre protagonisti, di cui si fatica a scegliere il più bravo: Farrel, Fiennes (Ralph) e Gleeson.

domenica 26 settembre 2010

Sliding Doors


Film d'esordio di P. Howitt, ha lanciato Gwineth Paltrow e confermato -se ce ne fosse stato bisogno- la bravura english and understated di John Hannah; deve la sua fortuna ad un impianto curioso, spesso imitato in seguito, ed una riflessione sul libero arbitrio e il caso, argomento che non passerà di moda neanche fra dieci secoli.
Una pierre (Pierre, p-r..? una pubblicitaria!) di fresco licenziata torna a casa con qualche ora d'anticipo e:
-A) si infila tra le porte scorrevoli del metrò, trova il suo abietto fidanzato con l'ex-amante, fragrante delicto, lo lascia, incontra James, si rifà una vita e....
-B)sbatte contro le porte senza riuscire a salire sul treno, viene scippata e ferita, torna a casa presto ma non abbastanza da sorprendere il fedifrago e continua a mantenerlo perché scriva il suo libro, accettando un estenuante impiego da cameriera, finché...
Senza approfondire i particolari, nel caso non l'abbiate visto, sappiate però che i due binari infine trovano un punto d'incontro che ci fa sobbalzare e credere ancora che quella stessa trama apparentemente balia del Caso, forse talvolta cede al Destino.
Completano il tutto dei dialoghi brillanti, un'ottima colonna sonora e una galleria di personaggi minori esilaranti, capeggiati dall'amico del fidanzato infedele, specchio delle sue insufficienze ed inettitudini.

sabato 25 settembre 2010

Dior Star


E' agrumato, dolce, grazioso... la profumaia mi aveva assicurato che era proprio come Escale a Portofino.

In realtà questo profumo in edizione limitata (non vi affannate, è ormai ufficialmente estinto) non sembra neanche creato dalla stessa maison di J'adore e Miss Dior.

Perché mi sono fatta turlupinare così??

venerdì 24 settembre 2010

Elizabeth

Diventare sovrana di un paese sull'orlo del disastro economico, politico e religioso non è impresa da poco, ma impersonare per un intero popolo il contatto con il Divino e il Supremo è quel particolare eccezionale per cui Elizabeth I è entrata a buon diritto nella Storia.
Figlia di Enrico VIII e della sua famigerata seconda moglie, Anna Bolena, Elisabetta eccelleva per ingegno, ma anche per testardaggine, passionalità -ma, a differenza dei suoi genitori, era in grado di incanalarla in un carattere positivo e fattivo- e autodeterminazione, tutte qualità necessarie per pensionare senza troppi rimpianti una vecchia guardia di politici corrotti, idealisti poco costruttivi, cattolici fanatici e burocrati inveterati. E, sì, ha dovuto pensionare anche il suo grande amore... che non riusciva più a reggere il peso di cotanta pietra di paragone. D'altra parte anche negli anni Duemila non sono tanti gli uomini che accettano un ruolo nell'ombra; il Principe Filippo, con Elisabetta II, continua dopo tanti anni di regno a dare l'impressione di passare per caso nella stanza dove la consorte risplende(va), legifera(va), regna(va).
Ottima prova di Cate Blanchett e degli altri comprimari, a partire da J. Fiennes che riscatta il costume rinascimentale abusato nel ruolo di Shakespeare.

giovedì 23 settembre 2010

Lungs

Florence + the Machine è in realtà Florence con il suo seguito di alternanti musicisti. La ragazza è dotata, non c’è dubbio alcuno. Da tempo non si sentiva una voce così particolare su una base musicale tanto ricca. Basta con queste melodie asteniche con giro di chitarra e orpelli sintetici preconfezionati da Ikea! Vogliamo le percussioni, i cori e la voce solo che canti a pieni polmoni.
C’è uno screzio barocco nei brani dell’album che si nota anche nei videoclip, pieni di trovate eccessive e ironiche, modellate intorno al fisico androgino della cantante. Come ci manca Alexander Mc Queen, avrebbe trovato una nuova musa...
In particolare il mio voto va alla prima canzone dell'album, la meravigliosa Dog days are over, ma anche Girl with one eye mi piace moltissimo.


martedì 21 settembre 2010

Piancatraz

Ragazzi... sono privata del pc, dell'intimità di una camera privata (ché io e la mia collega siamo costrette a condividere una stanzetta di dimensioni irrisorie) e pure della tv!
Speravo di omaggiarvi con un resoconto di Mamma Mia!, trasmesso ieri, ma ho da offrire solo un saluto da lontano!
A presto

sabato 18 settembre 2010

La spada di Shannara

Orribile esempio di plagio senza vergogna, è una pallida imitazione del Signore degli Anelli. Il mezzelfo Shea deve partire per recuperare la spada di un suo avo, Jerle Shannara, e distruggere con il suo ausilio il signore degli Inganni, un morto che non ha fatto pace con la sua mortalità. Il suo viaggio con la Compagnia di elfi, nani, uomini del sud è una tale viscida scopiazzatura del nobile precedente che si prova difficoltà nel volgere le pagine, ma -con notevole faccia tosta-l'autore ha sempre negato debiti di paternità, osservando che i temi ripresi sono simili solo perché mutuati da uno stesso scenario nordeuropeo.
Di Terry Brooks si dice sia lo scrittore i cui libri vengono più spesso rubati dagli scaffali delle librerie, ciò che pensavo fosse per uno scrittore alto complimento: può darsi invece sia sintomo della non disponibilità a pagare anche un misero prezzo per le sue opere.
Nonostante la mancanza di ritmo e la pedanteria, aggiunti a frecciate politiche didascaliche e un po' inqiuetanti -come l'esportazione della democrazia e la necessità della guerra preventiva-, gli si deve comunque riconoscere il pregio di qualche invenzione poi ripresa da autori posteri, come il rapporto tra druido e protagonista, il tema della ricerca dissennata dell'immortalità (Harry Potter), gli spettri del maligno (Harry Potter, ancora, ed Eragon) e persino gli enormi insetti semimetallici delle opere di Miyazaky (Nausicaa, Princess Mononoke). Un puro valore storico.

venerdì 17 settembre 2010

the golden bowl


La coppa che i due amanti clandestini, Amerigo e Charlotte, scovano in una piccola oreficeria è meravigliosa ed opulenta, ma nasconde una piccola crepa che ne mina l’apparente perfezione: allo stesso modo è minacciato l’imminente matrimonio tra lo stesso Amerigo e Maggie Verve, buona ereditiera americana la cui dote è assolutamente necessaria a supportare il titolo principesco del consorte. Charlotte, per rimanere presso il suo amato, sposa il padre di Maggie, mostrandosi però sempre più insofferente ai suoi progetti di costruire un enorme museo a beneficio delle masse lavoratrici.
La contrapposizione tra il carattere propositivo, ottimista e a tratti ingenuo degli Americani Verve, e quello ripiegato su se stesso e un po’ contorto, tarlato, della vecchia Europa, di cui il principe è portabandiera, si fa sempre più acuta fino a che Maggie, la dolce e accomodante Maggie che finge di non sapere ciò che accade in casa sua, non risolve la situazione a suo modo…
Patinatissima riduzione tratta dal libro di H.James e illustrata con maestria da J.Ivory, con l’aiuto di un cast di rara competenza: Nolte, Thurman, Beckinsale, Northam, Houston. Spicca la Thurman, per interpretazione ma soprattutto per prestanza fisica, forte di quei tratti decisi e particolarissimi che l’hanno inserita in un Olimpo di Bellezza senza relegarla in un canone predefinito.

mercoledì 15 settembre 2010

Escale à Portofino

Si sente in questo jus la romantica, parziale visione che i francesi upper class hanno del nostro Sud; il sole, il sale, i giardini traboccanti di gelsomino e gli aranceti, i cappelli di paglia a tesa larga, le camicie di mussola impalpabile e i fazzoletti di pizzo San Gallo imbibiti di bergamotto, le scalinate ripidissime dai gradini sbriciolati dalla canicola.
Frizzante e agrumato, è destinato ad un uso estivo, meglio se su una pelle delicata che conservi inalterate le sfumature di colore, ma ha il grande pregio di saper raccontare un paesaggio in un inspirio.

lunedì 13 settembre 2010

Come un romanzo

Monsieur Pennac non è solo un ottimo romanziere, ma anche un grande pedagogo, di vedute larghe e larghissima cultura.
Privo di inutile prosopopea e sciovinismo, eccolo spiegare che il tempo di leggere non è un’entità che si ha, ma –senza mezze misure- è qualcosa che si ruba, come il tempo per amare. Capace di suscitare curiosità e desiderio come pochi altri al mondo, sarebbe stato eletto professore preferito da migliaia di studenti. Anche io, pur avendo avuto bravissimi insegnanti, sono stata spinta alla lettura di Gadda, italiano tra i più maltrattati dai nostri programmi, proprio da questo francese anomalo che sembra coltivare con passione l’arte e la letteratura di ogni cultura, anche nelle loro declinazioni meno convenzionali.
Facciamoci condurre dunque alla scoperta dei nostri diritti di lettori, recuperando il piacere di quando eravamo fanciulli e cominciavamo finalmente a svelare il dolce mistero della pagina scritta senza altro aiuto di quello del nostro dito che percorreva il compitare delle parole.

domenica 12 settembre 2010

Francesco Guccini al PalaIsozaki

Il PalaIsozaki di Torino è una bella struttura rinverdita in occasione delle scorse Olimpiadi invernali, confortevole e capiente, molto adatta a questo genere di avvenimento.
Il pubblico era composto, niente eccessi da parte di questa marea composita che conta tra le sue fila quindicenni rasta e compiti sessantenni vestiti come Bertinotti… dopo una breve presentazione di Emergency, è arrivato Francesco.
Guccini. Che inizia ogni suo concerto da trentacinque anni a questa parte con la Canzone in memoria di un’amica e che intermezza il canto con delle considerazioni personali piene di acume e poesia quanto le sue liriche. Il tempo è stato benevolo con lui, ha preservato la sua voce five-pints-and-two-packets-a-day come un antico organo, con quel timbro roco, le consonanti arrotate e le note basse che rischiano di essere sopravanzate dalla melodia, e il cipiglio fiero del filosofo arrabbiato.
Purtroppo è stato privilegiato un arrangiamento molto rock, con la batteria sempre in overdrive (Ellade, cosa hai mangiato? Musici, che vi siete fumati??), che ha travolto spesso la delicata trama dei testi, restituendoci dei brani di pizzo lacerato. Eh, pare vada di moda. Ma non basta a scalfire le stanze colte e raffinate che con la loro amarezza e lucidità hanno reso Guccini uno degli ultimi grandi bardi.
Proprio nel finale abbiamo rischiato una scivolata nell’anacronismo, con selve di braccia stese e pugni chiusi sulle note della Locomotiva –non è una critica politica: da un nostalgico sessantottino me lo aspetto, dal diciassettenne mi sorprende un po’…- ma anche questo è Francesco, e tutto sommato, va bene così.

giovedì 9 settembre 2010

La prima cosa bella


Paolo Virzì è tra i nostri registi più promettenti e ci ha confezionato un film con una bella storia, toccante e ben recitato, ma un po' tradizionale. Professore di lettere misantropo e consumatore occasionale di droghe si trova a ripercorrere le grandi tappe della sua vita e del suo rapporto con la madre a causa della di lei malattia che l'ha condotta alle soglie della morte. In questo viaggio forzato, fisico e psicologico insieme, riallaccia i rapporti con la sorella e con altre figure dell'infanzia, a partire da questa madre ingombrante, bella, affettuosa e vitale, di poco talento ma abbastanza moderna da accettare ruoli insoliti, quali amante clandestina del suo legittimo marito e utero in affitto per la moglie del suo datore di lavoro. Curiosamente lo smisurato complesso di Edipo che attanaglia il protagonista (V. Mastrandrea, decisamente in sovrappeso e vecchieggiante) non è affatto provocato da una genitrice soffocante e autoreferenziale, ma da una donna libera e bella, allegra e scevra da gelosie e meschinità.
Discretamente inibita anche la sorella, interpretata da C. Pandolfi, che ci diverte da bambina ma non entusiasma nella sua versione quarantenne; brave sia M. Ramazzotti che S. Sandrelli nel ruolo di Anna. Tutti perfetti, insomma, dentro la parte... però ridateci il nero graffiante di Tutta la vita davanti.

mercoledì 8 settembre 2010

camera con vista


Cast di primo piano (Judy Dench, Daniel Day Lewis, Maggie Smith, Helena Bonham Carter) e corredo acustico pucciniano per un film lento, pensoso, tratto da un libro lento, pensoso.

Lucy si trova a Firenze e a causa di un’erronea attribuzione di camere conosce un giovane intraprendente e un po’ irriguardoso nei confronti dell’etichetta tardo-vittoriana. Al suo ritorno in patria l’attende Cecilio, promesso sposo rigido come un busto in gesso, che lei accetterebbe di buon grado se George, il ragazzo da poco incontrato, non facesse irruzione nella sua vita, costringendola ad assecondare i desideri e le passioni del suo cuore.
Sia il film sia il libro dipingono dunque il particolare di una fanciulla, in una cornice di un’epoca che sa di esser libera a sufficienza per potersi scrollare di dosso i suoi retaggi medievali, ma dura fatica a scoprirne il modo e raccogliere il necessario coraggio per affrontare un salto nel buio. Forster si interrogava di più, rispetto ad Ivory, sulla necessità e la difficoltà di un processo di conoscenza interiore quasi sconveniente, al tempo -soprattutto per una fanciulla che ignara di sé sarebbe sicuramente stata molto più mite e forse anche più felice- portando avanti la poetica intimista filo-psicanalitica, senza mai risolversi però ad usare una qualsivoglia forma di flusso di coscienza, alla maniera dei più moderni Woolf o Joyce, camminando invece al sicuro in una cifra stilistica piuttosto tradizionale.

martedì 7 settembre 2010

Basta che funzioni

Ultimo nato di Woody Allen, omaggiato dalla critica e mietitore di successi al botteghino, rappresenta a mio parere un netto miglioramento rispetto a Vicky Cristina Barcelona, ma non ci riconduce ai fasti di epoche precedenti, pur volendo reinserirsi nel filone nevrotico-pessimista di Manhattan e Io e Annie.
Un fisico specializzato in superstringhe giunto ad un passo dal Nobel dà asilo ad una giovane senzatetto e finisce per sposarla, tra gli sguardi basiti di amici e colleghi.
Larry David sembra solo scimmiottare il Maestro, senza convincere veramente nel ruolo del misantropo nihilista che fa proseliti per la sua religione scientista. Evan Rachel Wood è una scelta decisamente più azzeccata, rappresentando senza fallo la ragazzotta provinciale fatua e insipida, facile preda di una mente che è superiore alle altre solo secondo una propria personalissima scala di valori. Molto divertente il personaggio della madre di lei, piccola borghese puritana pronta a cedere alle delizie dell'arte e dell'amore.
Piacevole ma poco incisivo.
Post scritto con la gentile collaborazione della Dott.ssa Eleonora B.

domenica 5 settembre 2010

la fiera delle vanità


Becky e Amelia sono due ragazze opposte per temperamento e caratteristiche fisiche, ma cresciute insieme in una scuola per signorine. All'ingresso nel mondo reale la prima si prodiga per ottenere un matrimonio vantaggioso (Joseph), tenta una fuga amorosa a scopo di lucro (Rawdon), seduce uomini cui promette favori di vario tipo senza poi renderli (Lord Steyne), spiumandoli nel frattempo dei loro averi; l'altra, al contrario, accecata dall'amore sposa il capitano George Osborne, che non la stima e che la rende presto vedova, senza accorgersi del caro amico Dobbin che la ama segretamente.

Questa divertente parodia si dispiega per oltre mille pagine per descrivere una società in cui si vuol far credere che la virtù trionfi sul vizio, nonostante le privazioni e le ristrettezze cui vanno incontro molti dei suoi paladini. In realtà Becky, al contrario di Amelia, si accattiva fin dal primo capitolo la nostra simpatia e il suo carattere maneggione e sfrontato, privo di scrupoli e di preconcetti, avrà la meglio anche sulla rovina sociale che la attende. Una come lei se la caverà sempre, perché recita il vecchio adagio che le ragazze buone vanno in paradiso, e quelle cattive vanno dappertutto.


Dal romanzo è stato tratto un film che procede un po' per salti logici, per l'indubbia difficoltà di restringere in 140 minuti il capolavoro di Thackeray; una piacevole fotografia e la buona interpretazione della Whiterspoon, bruttina ma capace, ne sostengono le fondamenta. Il regista mostra chiaramente le sue preferenze per la protagonista, rendendola più buona verso l'amica, ma mi sarebbe piaciuto vederla un po' più rancorosa verso la sorella della sua originale preda. Robert Pattinson, ,ingaggiato per interpretare il figlio di Becky, deve aver offerto una performance così intensa che i pochi minuti in cui compariva sono stati tagliati in post produzione...

sabato 4 settembre 2010

Matrimonio


Recentemente moltissime mie amiche e colleghe hanno deciso di convolare a giuste nozze... immagino sia un segno del tempo che passa! Mi sono perciò sentita ispirata nel cominciare una piccola divertente collezione di abiti da sposa.
Questo, di gusto decisamente romantico, è uno dei miei preferiti e me lo immagino con corsetto semirigido di seta plissettata con laterali a spina di pesce e gonna conica con la parte inferiore di broccato color crema bordato di raso e, sopra, una cascata della stessa seta del corsetto, che produca onde morbide e naturali lungo l'incisura, chiusa sull'anca destra da una doppia fila di perle. Sul seno, un fiore fresco: una cattleya o un giglio di Casablanca (non gigante!); coprispalla per la cerimonia in organza di seta e pizzo antico per il velo. Sì, a me il velo piace... che dire, sono tradizionale! Ma non troppo: niente bianco, tutto avorio per la seta e crema per il broccato e le scarpe.

venerdì 3 settembre 2010

Tuscan Soul - Ferragamo

Note di testa di bergamotto e limone, base sostenuta dal legno di fico e dal cuore di magnolia, è un profumo piacevole ma non essenziale alla storia della profumeria internazionale...

Ha una durata relativamente breve, che su una pelle un po' sebacea non copre più della mattinata, è però fresco e adatto ai climi più caldi.

Tende ad appiattirsi rapidamente.

giovedì 2 settembre 2010

Juno

Juno è un'insolita commedia con una carica dissacrante inaudita e un approccio innovativo al problema reale delle sempre più numerose gravidanze indesiderate tra le teen agers.
La protagonista, incinta del figlio di un compagno di scuola, dopo aver considerato l'aborto decide invece di dare il bimbo in adozione ad una coppia benestante e apparentemente solida.
Con l'aiuto dell'amica Leah, del padre e della matrigna, comincia così una pacifica crociata contro tutti i cliché della fallimentare e ritardata educazione sessuale americana ("ma di preciso, che vuol dire sessualmente attiva???"), contro cui soprattutto si riversa la satira pungente della sceneggiatrice D. Cody, e dei preconcetti di una società tanto puritana in superficie quanto disgregata in realtà.
L'ironia travolge anche la personificazione della coppia perbene borghese, che sotto la sua ala nasconde spesso degli immaturi propensi ad evitare ogni responsabilità, proprio come Mark, inadeguato ad assumere il ruolo di padre, ma forse inadatto anche alla vita maritale.
Film coraggioso, dai dialoghi brillanti e sfacciatamente sboccati, non concede nulla all'autocommiserazione. Splendide figure i due genitori alle prese con una situazione molto difficile. Dovrebbe essere proiettato nelle scuole, corredato da un corso serio di educazione sessuale. Per inciso, è incredibile, nel 2010, il numero di adolescenti -e non- che hanno rapporti sessuali senza conoscere i fondamenti della contraccezione e della sicurezza (eh, no... la pillola non protegge dai vari HIV, HCV, HBV, HPV!!!!!!) e arrivano in ospedale completamente disorientati. Inoltre in un'epoca in cui le polemiche sulle diverse pillole del giorno dopo occupano la vita politica regionale e nazionale, mi sembra interessante il progetto di gravidanza portata a termine a scopo di adozione, cosa di cui nessuno fa mai cenno in Italia.

mercoledì 1 settembre 2010

La sirenetta

Reduce da una serie di sconfortanti cartoni animati di ultima generazione, ho approfittato di due ore di libertà per rivedere un grande classico dell’animazione Disney. La principessa Ariel dagli enormi occhi e la voce calda, il pesce Flounder, il gabbiano Scuttle e il mitico granchio Sebastian sono insuperabili, ancor più gradevoli per lo stridente contrasto con le precedenti sessioni cartoons. Ma aggiungiamo anche il domestico del principe, il cuoco, e, perché no, la strega del mare, riuscitissima cattiva assetata di potere.
Animazione curatissima, colori sfumati –ebbene sì, esistono anche le sfumature, ma suppongo che realizzando a mano i disegni sia tutto più intuitivo-, tema semplice, valido ed esposto chiaramente: bisogna lasciare ai figli la libertà di scegliere la loro strada e, per quanto sia doloroso osservarli, permettere loro di sbagliare.
Colonna sonora strepitosa, vincitrice di un meritatissimo Oscar, ad accompagnare costruzioni visivamente squisite.