venerdì 29 aprile 2011

Mon Jasmin Noir - Bulgari

Ecco l'ultimo nato, il colore definitivo: nero. Ma che odore avrà mai un profumo nero? Mi immaginavo qualcosa di un po' scontato e sfacciatamente femme fatale, mentre ho trovato un profumo sofisticato e inaspettato. Be', è a base di gelsomino, in questo forse non è tanto inatteso.


Questo fiore è però curiosamente negletto ultimamente, a favore della abusata rosa (damascena, francese, di tartaria, del giardino sotto casa...), e si rivela piacevolissimo e allegro senza sconfinare nell'eccesso frizzante di alcuni agrumi. L'ambra e le note legnose danno un tono scuro al fondo (il noir, appunto), esaltando il cuore dorato del tema. Pas mal!





Se Kirsten Dunst in Intervista col Vampiro fosse riuscita a diventare adulta, com'era suo desiderio, probabilmente sarebbe diventata così: di un'eleganza perfetta, purissima e pericolosa insieme.

martedì 26 aprile 2011

Uomini di Dio - Des hommes et des Dieux

Otto monaci vivono ormai da molto in un antico villaggio in Algeria, circondati da una pacifica comunità musulmana con cui intrattengono rapporti cordiali, fondati sul rispetto. Uno dei frati gestisce un ambulatorio-dispensario, il priore si reca spesso dagli anziani del paese per ricevere notizie dal resto del mondo. Ahimè, non sono buone, le notizie. Gruppi di integralisti imperversano per l’Algeria, terrorizzando i bambini, sfigurando ragazze non velate e uccidendo gli uomini con una barba non regolamentare. Christian, il superiore, comincia a ricevere multiple pressioni ad abbandonare la nazione che li ospita: da un lato i francesi vorrebbero approfittare dell’occasione per militarizzare un quadretto di terra, dall’altra gli algerini non sono contenti di doversi anche preoccupare dei risvolti pubblici di un possibile attacco al nucleo cattolico.
Christian però non riesce a rappacificarsi con l’idea di partire e lasciare questa terra che ormai sente sua, la sua missione in mezzo a chi ha bisogno, per sottomettersi ad un potere parapolitico che calpesta con la sua violenza ottusa due grandi civiltà e culture impegnate in un incontro, per una volta, davvero idillico.
E gli altri? C’è chi è malato e vuole tornare in patria per curarsi, chi è ormai vecchio e preferisce non tradire l’ideale di una vita per indietreggiare di fronte al martirio. Questa parola desueta, che risuona alle nostre orecchie di echi di ruggiti in anfiteatri polverosi, lontana di millenni, è in realtà tristemente attuale in molti luoghi non così lontani da noi.
Le ore, scandite dai canti gregoriani e dal lavoro, sono intrise di amore per Dio, o Allah, o comunque lo si chiami. Lui, in ogni sua forma, che ci sentiamo chiamati a testimoniare.
Bellissimo, elegante, toccante.

Il mio preferito? Padre Luc, il medico. Ovviamente.

lunedì 25 aprile 2011

Alta fedeltà



I trentenni di Muccino scompaiono di fronte a questo trentacinquenne della Londra Anni Novanta. Sembrano quasi persone mature.


Rob è appena stato lasciato da Laura e si trova davanti alla necessità di fare un triste bilancio, con i mezzi che impiega di solito per affrontare e decodificare la realtà: stila una classifica. In particolare, quella delle cinque fregature più importanti della sua vita, le cinque donne che gli hanno lasciato le cicatrici più profonde e che hanno deciso il corso della sua vita opaca.

Naturalmente il pensiero che sia la sua mancanza di propositività o di profondità a privargli l'esistenza di luccichio non lo sfiora nemmeno, fino a che Laura stessa non gli scrolla di dosso le sue ultime, piccole, sicurezze. Rob deve rimettere in discussione tutto, la sua responsabilità nell'aver abbandonato il college e nell'aver aperto un negozio di vinili di seconda mano che stenta a decollare, la sua concezione dell'amicizia e dell'amore. Ha paura della morte, di qualunque separazione -come in una incredibile sindrome da abbandono-, delle porte che si chiudono ad ogni scelta vera. Non ci si può legare per sempre ad una persona se si resta ancorati alla necessità della tachicardia del primo appuntamento. Magari crescendo un po' si scoprono i lati positivi degli appuntamenti con qualcuna che conosci già, e non è detto che la tachicardia debba sparire: certo, cambia. E poi, a pensarci bene, ciò che qualifica l'amore della tua vita, forse non è la sua classifica di dischi preferiti.


Parte male questo romanzo arcinoto, con un protagonista involontariamente maschilista e sfacciatamente infantile e meschino, ma migliora con il voltar di pagine, quando l'amarezza e l'ironia di Rob prendono il sopravvento sul tono lamentoso e gli impediscono di autocommiserarsi troppo. Molto lodevolmente, Nick Hornby non pretende mai che si solidarizzi con questo protagonista perdente e antieroe come pochi e si guadagna pian piano la fiducia del lettore.

Grande sfoggio di cultura musicale pop.

domenica 24 aprile 2011

Orlando Furioso – Raccontato da Italo Calvino

Oggi è Pasqua, mi posso concedere un post un po’ prolisso su un tema solo semi-frivolo. L’Orlando Furioso è uno di quei capolavori assoluti della letteratura di tutti i tempi e di tutte le latitudini che nessuno mai legge (se non per brevissimi stralci avulsi dal contesto generale dell’opera) perché ce li hanno fatti odiare cordialmente schiere di professori impomatati-imbustati-accigliati e perché –oggettivamente- hanno una corteccia spessa e ostica che non ne facilita la fruizione.
Calvino era un uomo profondamente colto, che aveva capito come ammantare i grandi del passato di maestà inarrivabile fosse un errore imperdonabile e, dopo un neorealismo di pietra, piombo e sangue, riscoprì le meraviglie della leggerezza, e le avrebbe anche spiegate a schiere di futuri scrittori nelle sue Lezioni Americane, se l’effimera natura dell’umane genti non l’avesse tradito. Sarà per quello che la maggior parte degli scrittori attuali non sembra conoscere questo concetto?
Ariosto invece lo conosceva a perfezione, persino l’armatura del prode Orlando pesa meno sotto la sua penna. Anche il carro di Elia: è così leggero che ci porta fin sulla luna.
La vicenda parte da dove l’Orlando Innamorato del Boiardo ci lasciava, con Orlando teneramente invaghito della bella principessa del Catai e i Paladini di Francia presi d’assalto dai mori di Agramante sul loro stesso suolo. In realtà i Mori non avevano più messo piede sul continente dalla sconfitta di Poitiers che Pipino il breve aveva loro inferto, ma l’aderenza al fatto storico non è una preoccupazione che ci riguarda. Tra un castello fatato e una sfida a duello, seguiamo le due coppie i cui destini ci tengono col fiato sospeso: da un lato Bradamante e Ruggiero, discendete di Ettore e –guardacaso- progenitore d’Ippolito d’Este (il committente: anche Ariosto aveva bisogno di mangiare), dall’altra la coppia “aperta” Orlando-Angelica che entra presto a comprendere Medoro, bello, buono, povero e ignaro di aver soffiato la fidanzata nientemeno che al secondo di Carlo Magno.
Calvino ci porta per mano per questi destini incrociati, parafrasando brani dell’aulico testo per renderci più indipendenti dall’odiosa necessità di far continuamente ricorso alle note esplicative e riorganizzando la struttura del testo secondo i suoi temi dominanti. Ci avvicina all’opera rendendoci infine capaci di godere di scene drammatiche, romantiche e comiche. La follia di Orlando non ha pari, con questo eroe kalos kai agathos che, dimentico di tutto, si spoglia e nudo va sradicando alberi e commettendo altre enormità: raramente mi è capitato di ridere così di cuore. Forse insuperabile, fatto salvo Dante.

venerdì 22 aprile 2011

Sunshine Cleaning



Rose tenta di racimolare abbastanza denaro da ottenere la licenza per agente immobiliare e, nel frattempo, tiene a galla il ristretto ménage familiare grazie allo stipendio di colf. Compenso magro, che non basta a permettere al figlio intelligente ma iperattivo di frequentare una scuola privata in cui abbiano modo e interesse di occuparsi di lui senza appiccicargli su un’etichetta di ADHD. Le altre energie della nostra ragazza-madre si disperdono tra il contenere l’immaturità della sorella minore, Nora, traumatizzata dal suicidio della madre, sorvegliare gli strani traffici del padre e intrattenere una fallimentare relazione con il suo ex-fidanzato del liceo che ha sposato un’altra.
Davanti alla prospettiva di imbottire il figlio di amine psicoattive, Rose si inventa un nuovo e più remunerativo impiego, decontaminazione delle scene del crimine: ripulire, cioè, le grottesche e raccapriccianti stanze ove sono avvenuti fatti violenti o insoliti.
Folle, dolceamara commedia con due protagoniste che non credono a sufficienza in loro stesse e si trascinano nelle proprie insufficienze emotive fino alla necessaria catarsi. La critica ai tanti perbenismi americani è condotta con garbo e intelligenza, a partire dal mito della cosiddetta professionalità in un paese che è il regno del dilettantismo, lì dove la preparazione accademica è ambita ma preclusa ai più, e spesso osservata con sospetto dal ceto medio, per arrivare fino ai deliri psicofarmacologici che sempre più spesso si estrinsecano su bambini costretti ad un’infanzia di standardizzazione, pena la bolla di disfunzionalità. E con una tale fanciullezza, cosa possiamo attendere dalla vita adulta?



Ottimi attori, in particolare brave e belle le due sorelle.

mercoledì 20 aprile 2011

Basilicata coast to coast



Quattro amici lucani si dedicano alla musica alternativa. Jazz, potremmo dire, perché -per citare Baricco- se non sai cos'è, allora è jazz. Uno canta, uno suona la chitarra, il terzo strimpella il violoncello, il quarto ne usa la custodia per fare le percussioni: in realtà non sa suonare, lavora in televisione dove conquista una magra fama come divanista in un oscuro programma.

Dopo anni di rifiuti, vengono finalmente accolti al festival di Scanzano e, un po' per trovata pubblicitaria, un po' per regalarsi del tempo per sé, attraversano la Basilicata a piedi. A questi quattro somari accompagnati da un cavallo si aggiunge Tropea, giornalista di elevati natali che si è "giocata male le sue carte", perennemente annoiata e ipercritica, ma acuta osservatrice. Attraverso i suoi occhi ci affezioniamo alle insufficienze del para-tronista Rocco, l'irresolutezza di Nicola, reticente davanti ad ogni responsabilità, le delusioni amorose e la sopita passione medica di Salvatore, il mutismo di Franco, che rinunciò alla parola per la prematura morte dell'amata.


Questo racconto on the road parte in sordina, mostrandoci un Sud solare e scanzonato, a metà tra Marrakesh Express e Il viaggio della sposa; acquista brio nella seconda metà, mano a mano che il gruppo fa breccia nel cuore di Tropea. Interessante e insolito l'accompagnamento musicale. Molto poetico.

martedì 19 aprile 2011

Emma



Una metà del mondo non riesce a capire i piaceri dell'altra metà. L'incomunicabilità del sentire è una parte vitale del romanzo che Jane Austen più temeva non sarebbe piaciuto al suo pubblico.


Allevata dal padre vedovo, quando deve rinunciare alla sua compagna di sempre, Emma inizia a progettare il futuro altrui, cercando dapprima di raffinare la buona e rozza Harriet, poi di darla in sposa al viscido curato del paese; si invaghisce dello scapolo d'oro della comunità locale, senza avvedersi che è già segretamente fidanzato; rischia di non riconoscere la sua vera metà nella frenesia di accasare i vicini e i conoscenti.

Sir Knightley è accanto a lei da così tanto tempo che Emma ha pericolosamente cominciato a dare per scontati la sua presenza e il suo appoggio, a criticarne l'età più matura e la compostezza dei modi: quanto potrebbe esser più duro il vivere senza questa costante vigilanza benevolente!


Austen non delude mai né le sue eroine, né le sue lettrici, ciò di cui le saremo eternamente grate; Emma è uno dei suoi personaggi più moderni, indipendente com'è dalla schiavitù del doversi sposare per bisogno, forse unica nel manifestare a tratti il male di vivere, la noia e lo straniamento rispetto alla sua contemporaneità in tutto il panorama della letteratura inglese coeva.


Il film di McGrath restituisce vitalità al romanzo, grazie ad un sapiente uso di costumi, scenografia, fotografia e colonna sonora, perfettamente in linea con i gusti della scrittrice e, non a caso, premiata con un Oscar a R. Portman. G. Paltrow riesce ad essere in grande sintonia con lo spirito della protagonista capricciosa e "adorabilmente sbagliata", J. Northam è affascinante, credibile e rassicurante. Il suo unico difetto è di concedersi al grande pubblico con troppa parsimonia.

lunedì 18 aprile 2011

Bisanzio

Nei miei viavai italo-francesi faccio tappa obbligata in quel di Ventimiglia, che in quest’ultimo fine settimana mi è apparsa quasi militarizzata, così piena di stranieri, alcuni palesemente confusi, altri dal viso determinato, e di poliziotti, guardie di Finanza e altri esponenti delle varie forze dell’ordine, in numero nettamente superiore ai cittadini italiani o francesi accinti a valicare il confine. La questione è dibattuta, la Francia storce il naso, l’Italia rema, l’Europa pretende (dagli uni l’apertura delle frontiere, dagli altri uno sforzo attivo che forse è oggettivamente oltre le possibilità contingenti), e i sistemi di informazione vorrebbero tramutarla in un problema politico, per rivestirla dei diversi colori a cui sono più affezionati. Questo Arlecchino bianco-blu-nero-rosso-verdone rischia di perdere la dimensione globale del cambiamento per la gloria del dettaglio, mancando, secondo me, di senso della Storia. Il senso della Storia è un affare curioso: Maria Antonietta, donna tutt’altro che sciocca –sebbene piuttosto ignorante- e decisamente potente, Regina di Francia, non ce l’aveva, e mal gliene incolse, tanto che questa carenza le provocò dapprima un incanutimento prematuro e poi le fece perdere la testa. Quite literally, I’d dare say. Non solo dalla Tunisia, ma da tutta l'Africa e l'Asia i flussi diventano più imponenti col volgere delle ore. Non c’è barriera che tenga, come non si può frenare un meteorite che cade (con buona pace degli sceneggiatori di Armageddon), l’Occidente come noi lo conosciamo –che finge di integrarsi vietando da un lato il velo e dall’altra i crocefissi- sta per finire. Direbbe Guccini "è un debole presagio, che non dice come e quando", ma un'indizio lo dà. La Bisanzio che viviamo non è un problema di destra o sinistra, non è arrestabile; io penso che si sincretizzerà con l’adattamento dei singoli. Attenzione ai dinosauri, tradunt che sconvolgimenti di tal fatta li estinguano…




Se volete rileggere il testo -ché davvero qui ogni parola è essenziale, lo trovate qui
http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_guccini_1655/testo_canzone_bisanzio_42821.html

venerdì 15 aprile 2011

Dior Homme

E' la prima volta che mi esprimo su una fragranza maschile e comincio con una di cui sono entusiasta, pur avendola solo annusata su carta e non su un comprimario della mia vita quotidiana (quelli seguiranno a breve).

Dior Homme è un profumo riuscitissimo, sia nella versione Eau de Toilette, sia in quella Eau de Parfum Intense. In entrambe l'Iris è il centro della composizione colorata, affiancato dall'ambra nella declinazione Intense e da lavanda e vetiver nell'Eau de Toilette, che assume una dimensione leggera, audace, limpida. Prima di ogni altra cosa, sa di pulito e di buono, di sole e di accoglienza. Ecco perché mi ha un po' stupito il taglio quasi-noir del cortometraggio di Guy Ritchie per la campagna promozionale, per cui grandi nomi sono stati impiegati. Oltre al suddetto regista -pure non tri miei prediletti- alla fotografia/montaggio il mito Peter Lindbergh, Jude Law come splendido protagonista e i Muse alla colonna sonora.




Inserisco anche il video delle versioni Sport e Intense, che però è decisamente meno glam.

giovedì 14 aprile 2011

Il Laureato


Benjamin si è appena laureato e, tornato a casa per decidere che strada intraprendere, viene sedotto da Mrs Robinson, la moglie del socio del padre, un'arzilla quarantenne in rotta col marito e desiderosa di una storia senza legami. Ben sembra reticente, ma presto cede alle lusinghe della donna di mondo, almeno finché nell'equazione non fa il suo ingresso un'altra variabile: Elaine, la figlia della signora Robinson. Nonostante le preghiere e le ingiunzioni dell'amante, Ben se ne innamora, ricambiato, ma i trascorsi amorosi del ragazzo con la madre, presto scoperti, turbano e -comprensibilmente- disgustano Elaine, che fugge a Berkeley. Ben tenta di riconquistarla, ma i di lei genitori si oppongono alla relazione e impongono alla figlia un matrimonio affrettato, subito infranto proprio per seguire il protagonista.

La storia è arcinota, ma non per questo meno moderna, antecedente com'è a quel Sessantotto che sembra esser stato padre di ogni rivoluzione culturale dell'Occidente contemporaneo. Confortato dalle magnifiche canzoni di Simon & Garfunkel, il regista, M. Nichols, ci dipinge una generazione di giovani priva di direzioni e di progettualità. Spesso molte colpe vengono fatte ricadere sulla matura Mrs Robinson che, amaramente disingannata, travia il ragazzino ingenuo spogliandosi davanti a lui e... poverino, lui è un maschio, come poteva rifiutarsi? Ma, gente!! Il suddetto ragazzino non è mica stato violentato! A ventun'anni, con una laurea in tasca, sei responsabile delle tue azioni. Se hai deciso di imbarcarti in una folle avventura con una donna sposata, poi non fai gli occhi dolci alla figlia e, parimenti, se hai appena detto il tuo sì davanti ad un prete non scappi su un autobus a caso involtolata nel velo da sposa solo per poi pentirtene dieci minuti dopo.

A. Bancroft e D. Hoffman sono indimenticabili in questo affresco ricco di personaggi che viaggiano su mitiche Alfa Romeo Duetto e non sanno cosa volere dall'immediato futuro, sono inquieti senza essere produttivi, rompono gli schemi convenzionali, ma hanno paura delle conseguenze delle loro azioni.

mercoledì 13 aprile 2011

The box


Quando ero al ginnasio il mio professore di matematica e logica ci propose un quesito un po’ spaventoso: “dovete salvare cento persone, potete farlo premendo un pulsante con cui ucciderete una sola persona in cambio; lo farete?” molti risposero di sì. L’indomani chiese “sparereste ad una persona per salvarne altre mille? In questo caso, però, vedreste un essere umano davanti a voi e premereste il grilletto.” La maggior parte di coloro che avrebbero schiacciato il pulsante, ora non si proponevano per la nuova formulazione dello scambio, nonostante la posta in gioco fosse ancora più alta. Sembra sempre tutto più semplice, quando possiamo velare le nostre decisioni oscurando la nostra diretta responsabilità. Siamo troppo giovani per questa domanda, pensai. Saremo sempre troppo piccoli, per questa domanda. Perciò covavo delle grandi aspettative su questo film. A casa di Norma e Arthur si presenta un anziano signore col volto deturpato, a proporre una strana forma di omicidio retribuito. Se i coniugi premeranno un bottone contenuto in una scatola di legno nero, uno sconosciuto morirà e loro riceveranno un milione di dollari. Una famiglia della media borghesia con degli acciacchi che il sistema sanitario non copre, un figlio da mandare al college e un piccolo cumulo di risentimento sembra la scelta giusta per dipingere un’umanità avida e disincantata. Peccato che sia anche una scelta un po’ scontata. Poi perché non completare la rovina di uno spunto suggestivo inserendo insalate a base di ricerca scientifica made in NASA, extraterrestri, dei vendicativi, libero arbitrio, lobo frontale (secondo il regista le epistassi dei protagonisti sono dovuti ad emorragie dei lobi frontali… le meningi, queste sconosciute!!) e complotti politici. Siete in cerca di un manuale d’istruzioni per pasticciare e sprecare un’idea intelligente? Eccolo!

lunedì 11 aprile 2011

Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese


Thomas Hardy vive ancora nell’immaginario collettivo, forse perché è davvero riuscito a scrivere delle sceneggiature da telenovela ante litteram. Tamara Drewe ha ereditato una fattoria disastrata ed è tornata nel paesino dove è cresciuta tra l’ironia generale che i compaesani riversavano sul suo enorme naso. Adesso che un chirurgo plastico le ha regalato uno squisito nasino francese, la piccola comunità –in particolare nella sua porzione maschile- sembra più incline a rivolgere la sua attenzione alle sue lunghe gambe e all’invidiabile lato B, che lei scopre generosamente. Nella sua giovinezza aveva amato Andy, precedente proprietario di quella fattoria che ora è sua, ed era stata attratta da Nicholas, lo scrittore di fama della tenuta accanto, che l’aveva umiliata e derisa. Lo scrittore è ancora lì, che si barcamena stancamente e boriosamente tra le numerose amanti oche, la moglie, lavoratrice infaticabile, e la pensione per letterati in cerca di ispirazione che quest’ultima gestisce. Il nome dell'adorabile ritiro, angoletto ideato per magnificare le meraviglie della campagna inglese? Via dalla pazza folla, un rimando esplicito all’origine della trama. Tamara conosce per lavoro un batterista di grido, con cui comincia una relazione, suscitando la gelosia di Andy e l’invidia di due annoiate ragazzine autoctone, che giurano di renderle la vita un inferno. Non vi dico se ci riusciranno, ma posso assicurarvi che ci provano con impegno. Stephen Frears firma l’ennesima commedia brillante e ben confenzionata, che –devo confessare- ha un po’ tradito le mie aspettative, data l’abbondanza di materiale cui attingere e una serie di attori decisamente adatti al genere. Il film non è male, ma difetta di ritmo e di brio, non regge il confronto con l’esilarante Lady Henderson presenta o il delicato The Queen o ancora il patinatissimo Le relazioni pericolose. Gemma Arterton è graziosa ma troppo consapevole di esserlo; sembra avere assunto su di sé il compito di interpretare le eroine di Hardy, e lo fa con convinzione anche questa volta, dopo aver ridato vita a Tess dei D’Urberville.

domenica 10 aprile 2011

Papercuts, "Fading Parade"; R.E.M., "Collapsing into Now"


L’ultimo album dei R.E.M., Collapsing into now, è un vero disastro. Non ci sono canzoni brutte… non ce ne sono di belle; sono orecchiabili e assurdamente dimenticabili. E, soprattutto, sono tutte uguali. Ricordano, un po’ tristemente, i successi del passato, ma ne sembrano un’ombra sbiadita: è quasi impossibile credere che siano state scritte dagli autori di Losing my religion. Questa Uberlin che dovrebbe trainare la barchetta è debolissima, delle altre canzoni non ricordo neppure i titoli.

Parallelamente esce Fading Parade, dei Papercuts. Non esattamente una band di fama mondiale, composta di ragazzi abbastanza giovani che si dedicano al Dream Pop. Che sarà mai? Una forma artistica che vive di un respiro onirico? O che produce sonnolenza? Ce lo chiediamo tutti. Trovo però imbarazzante che il loro defilatissimo album, per quanto decorosamente innocuo, sia all’altezza di confrontarsi con i titolatissimi R.E.M., e White are the waves è in fondo graziosa, nella sua monotonia.

Non mi fate fare battutacce pseudoneurologiche sulle fasi del sonno, la prossima volta qualcuno dica a Stipe e colleghi di presentarsi al pubblico con qualcosa che valga la pena d’essere ascoltato.

sabato 9 aprile 2011

Dogville


Scioccante come quasi tutti i film di Lars von Trier, questa dura parabola indaga la natura stessa del male. Grace è una fuggitiva rincorsa da malviventi che giunge in uno sperduto, poverissimo paesino dell'entroterra americano, Dogville. Viene accolta da Tom, aspirante scrittore e moralista dedito all'edificazione dei suoi compaesani, che le presenta la possibilità di essere "tollerata" dalla cittadinanza in cambio di favori che rendano vantaggiosa il celarla agli occhi del mondo. Dapprima gli abitanti sembrano non aver bisogno dei servizi di Grace, e accettarli solo per una forma poco pietosa di carità, ma con il crescere del presunto pericolo che la ragazza crea con la sua presenza, giacché attivamente ricercata da malavitosi potenti, la obbligano a corvée sempre più estenuanti e, infine, degradanti, abusando del suo corpo, della sua mente e finanche della sua libertà. Quando Grace denuncia francamente le abiezioni cui viene quotidianamente sottoposta e la falsità del viscido moralismo di Tom, egli la vende ai suoi inseguitori, che vengono a prenderla... Senza voler svelare il finale, posso solo dire che anche la buona e comprensiva Grace dovrà scegliere se punire o no i suoi aguzzini.

Tutto in questo film è profondamente teatrale, dalla recitazione dei grandi caratteristi (Kidman, Bettany, Bacall e molti altri), ai gesti, alle luci e alla scenografia scarna come l'osso del cane del paese, costituita solo di un grande marciapiede di asfalto su cui è disegnata la pianta di Dogville.

Le interpretazioni possono essere molteplici: il regista vuole dirci che il male è insito nella natura di ogni uomo e aspetta solo la condizione per fiorire? La bontà passiva che tutto accetta ma nulla dimentica è solo una forma di arroganza? La meschinità deve sempre trovare punizione?

Come ogni forma d'arte questo film serve, per fortuna, più a porci delle domande che non a darci delle risposte.

venerdì 8 aprile 2011

Holliwood Homicide


Ogni tanto fa bene anche frequentare i film di genere e la cosiddetta produzione "B", al cui interno coltivo una piccola rosa di titoli a cui sono particolarmente affezionata.

Holliwood Homicide racconta di una coppia di poliziotti della Los Angeles più patinata, dove la sezione Omicidi non si affatica più di tanto e sfrutta il molto tempo libero per diversificare i propri interessi e valorizzare il proprio capitale. Il più anziano, ma non per questo più autorevole, Joe (H. Ford), si barcamena tra tre ex-mogli, una nuova amante (L. Olin), moglie di un collega antagonista, e il secondo lavoro di agente immobilire; K.C., più svagato e solare, si dedica allo yoga, al sogno della recitazione e alle ragazze che gli si affollano intorno (comprensibilmente, visto che si tratta di J. Hartnett). Insieme si trovano ad indagare su una sparatoria satellite alle faide dei discografici legati all'hip-hop, ma sembra che trovare il bandolo della matassa non sia in cima ai loro interessi. Tra le preoccupazioni della vita privata i due risolvono il caso come per accidente, e fraternizzano.

Gli attori sono francamente sproporzionati alla regia inesistente e alla debole sceneggiatura e, certo, si può sopravvivere anche senza questo filmetto, però un po' d'allegria può solo fare bene, giusto?

lunedì 4 aprile 2011

Anne!!

I am Anne Elliot! Take the Quiz here!


Contro ogni mia aspettativa, sembra che io somigli ad Anne... Be', ne sono felice! Anche se non direi che sono troppo prona alla Persuasione, è un personaggio a cui sono molto affezionata.


Consiglio a tutte voi fan di Jan di fare un giro su questo adorabile sito... e divertitevi scoprendo -forse- qualcosa di voi che non avevate razionalizzato.