domenica 29 luglio 2012

Dai diamanti non nasce niente

Da Serena Dandini tutto mi aspettavo tranne un sereno, rilassato, disteso libro sulla verdure; bisogna lasciarsi sorprendere da questi eventi inattesi, perché riservano non poche gioie. 
Io per esempio non sono certo l'esempio del giardiniere modello -direi che ho un pollice nero, e la verdure mi piace perlopiù nel piatto, ma a sentir parlare di tutte queste piante cosi' belle, alcune esotiche e altre nostrane, le rose nobili e frutto di incroci difficilissimi e le piante infestanti dotate di una vitalità intensamente fascinosa, mi sono lasciata trasportare.
Poi questi nomi, cosi' suggestivi... il lauroceraso: che sarà mai? Una pianta da siepe che si vede quasi dappertutto, ma chi mai poteva immaginare che avesse un nome tanto altisonante.
Sulle prime mi ha un po' sorpreso l'assoluta mancanza di apparato iconografico che ci mostrasse queste meraviglie vegetali, ma mi sono presto resa conto di come il libro voglia intendersi non come manuale, ma come una chiaccherata con una zia di mezza età e grande cultura che, mentre ci parla dei suoi fiori, disserta di letteratura, di attualità, di filosofia e storia. Con grande leggerezza e prudenza, aggiungo.

giovedì 26 luglio 2012

La Rinuncia

Gerolamo è un tenente del Regio Esercito Sardo-piemontese, quando l'Italia ancora era geograficamente frammentata; un tenente un po' particolare, perché è un ufficiale medico, in formazione presso il San Giovanni (quello che affaccia sui giardini Cavour e che ora è noto come "Antica Sede": all'epoca era l'unica).
Se ne va per la mia amatissima Torino, e si aggira per questo ospedale da me amatissimo, in compagnia degli altri tre "moschettieri", Saverio, il finto snob e raffinato genovese, Giovanni il sardo sciupafemmine e Giuseppe il cuneese buono e modesto. Proprio all'alba della sua vita professionale e sociale, commette un'unica, grossa imprudenza che potrebbe separarlo dalla sua Maria Luisa...
Questo libro è stato una sorpresa, per me normalmente sospettosa di fronte alla narrativa italiana contemporanea; non solo ha una trama poetica e romanticissima, con una storia d'amore lacerata, le cui disperazioni sono arginate nell'amicizia fraterna dei commilitoni, e un'interessante ricostruzione storica degli anni dell'Unità, ma -caso ormai raro- é scritto benissimo. come sa chi frequenta abitualmente queste pagine, non è una lode che pronunci spesso.
Il dottor Montanaro, lo scrittore, è un oculista che ha deciso di prendere in mano la penna per regalarci qualche ora di un passato non troppo remoto, e non vedo l'ora che lo faccia di nuovo, magari confezionandoci un lieto fine. Il mondo come lo conosciamo oggi ne ha molto bisogno.

martedì 17 luglio 2012

Drive

E' ormai passato qualche mese da quando la febbre di Drive, incensato da molte voci, si è raffreddata, e mi sono concessa una visione priva di pregiudizi.
Abbiamo un protagonista belloccio, che in movimento rende un po' meglio che in foto (grazie al cielo), che di mestiere guida: un po' fa il meccanico, un po' lo stuntman, ma soprattutto scarrozza criminali. non vuole saper molto dei loschi traffici: li attende il tempo pattuito, li porta dove siano al sicuro e poi via, senza guardarsi indietro. Accanto al Driver vive una biondina graziosa e spaurita, con figlio a carico e marito diversamente libero; quando Standard (incredibile, ma è il nome del detto marito!) esce di prigione, Driver, che aveva sviluppato dei sentimenti per la ragazza e il bimbo, si offre di aiutarlo a risolvere delle pendenze contratte in carcere, ma la mafia ci mette lo zampino...
Curioso film di atmosfera, da un lato è ben confezionato, ha una fotografia poetica, una buona colonna sonora e delle riprese morbide, è abbastanza ben recitato (C. Mulligan è brava, R. Gosling decente); dall'altro ha una trama contratta e irrisolta (nel finale ATTENZIONE SPOILER lui muore e vediamo un anelito del suo spirito dirigersi verso una nuova alba oppure aveva una protezione ed è vivo e vegeto? e in quel caso perché non si prende la donna dei suoi sogni?) e pecca di qualche leziosaggine di troppo. Ci sono scene di "ammazzamenti" che gridano Tarantino!, ma sono prive di umorismo, ci sono passaggi patinati e silenziosi avvolti nella notte che sussurrano Coppola (Sofia)!, ma non sono abbastanza suggestivi, ci sono le storie di crescita in violenza del singolo (Cronenberg?) che non hanno un grande sbocco. La famosa scena del bacio in ascensore è interessante, ma ho l'impressione che questo Refn stia ancora cercando qualcosa; speriamo prima o poi lo trovi.

domenica 15 luglio 2012

Intorno al mondo con zia Mame

Patrick ha ormai una famiglia "normale": una moglie di cui è innamorato, una casetta perbene in un quartiere noiosamente perbene e un figlio di ormai dieci anni, che la coppia non vede da quasi tre. La vulcanica zia Mame ha deciso infatti di condurlo con sé a fare un giretto, che -come prevedibile- si è esteso più del previsto.
Di fronte all'inquietudine di Pegeen, la consorte, Pat ripensa all'estate trascorsa con la zia, alla fine degli anni Trenta, alla scoperta del mondo fuori dagli States, al confronto cosi' prevedibili e rassicuranti: partendo dalle Folie Bergeres parigine andiamo a bere un tè con i reali inglesi, poi in Spagna, in Italia, in Austria (in Germania no, Hitler non ci piace), in Unione Sovietica, a Beirut, in estremo Oriente... be' a quel punto conviene fare il giro e ritornare a New York dalla West Coast, no?
Si ride in questo sequel esattamente come nel primo capitolo, e non si puo' fare a meno di adorare questa svitata ricchissima e oca, che ha il cuore nel posto giusto e una serie di amici affezionati, primi tra tutti il fedele maggiordomo giapponese, Ito, e la grande attrice Vera Charles.


Squisito, una grande lezione di stile! e fa anche venir voglia di viaggiare... Ma la notizia più incredibile è che questo libro, insieme al suo predecessore, fu proposto a 19 (DICIANNOVE) case editrici, che non furono capaci di individuarvi un bestseller e lo rifiutarono... e poi si vede pubblicata gente come la Tamaro!

venerdì 13 luglio 2012

The Angels' Share


Quando il tuo esordio nella vita è stato passare dalle scuole dell'obbligo al carcere, che cosa si aspettano ancora gli altri da te? Solo guai. Nessuno è disposto a darti una nuova possibilità, specialmente se i tuoi trascorsi ti si leggono in faccia, tra uno sguardo che promette vendetta e una cicatrice degna degli scontri tra bande di periferia.
Robbie ha vissuto sempre così, è cresciuto vedendo i suoi genitori entrare e uscire di cella, ha la rissa facile. Da dieci mesi si comportava bene, ma quando alcuni nemici di vecchia data lo pestano, risponde con tale violenza da infliggerli più danni di quanti ne abbia ricevuti. Un giudice clemente, considerata la sua imminente paternità, invece di rispedirlo al fresco lo manda a fare lavori socialmente utili, sotto la direzione del paziente Harry, che mosso a compassione, lo introduce nel mondo del whisky, il miracoloso elisir la cui percentuale evaporata viene considerata dai produttori "la parte degli angeli". Con grande sua sorpresa, Robbie scopre di avere un talento naturale, ma per metterlo a frutto bisogna prima liberarsi delle antiche, sterili faide in cui si sente avvinto da un illusorio sentimento di onore e trovare il coraggio di riconoscere e ascoltare gli angeli custodi che trova sul cammino.
Ken Loach è riuscito a fare un film divertente e scanzonato su una triste realtà contemporanea, senza privarlo di spessore; i suoi attori sono bravi e motivati e il protagonista (P. Brannigan) rivela, già dai segni che porta in viso, di avere una conoscenza di prima mano degli ambienti che vediamo ritratti. Sembra in effetti che il film sia stato per lui ciò che il Whisky è per Robbie. Gli altri comprimari sono credibili e divertenti, soprattutto Harry (J Henshaw, che avevamo già visto in Il mio amico Eric): ci fa piacere dal profondo del cuore che Robbie sia riuscito a manifestargli la sua gratitudine, con un po' della paga degli angeli.

mercoledì 11 luglio 2012

quasi amici - intouchables

Driss campa di sussidio statale, fino a che la madre adottiva non è costretta a metterlo alla porta. Viene assunto da Philippe, miliardario paraplegico che cerca due gambe e due braccia in qualcuno che sia capace di non ricordargli ad ogni sguardo la tragedia della sua condizione. In questo Driss è ideale: sboccato, a tratti maleducato, decisamente disinibito; dispone di un fisico adatto al lavoro (pesante) del badante e dell'ironia necessaria a far fronte al suo principale.
Film molto divertente, che non scivola mai in patetismi fuori luogo e ci strappa franche risate al posto dei sorrisi forzati suscitati da pellicole analoghe. I due attori (l'ottimo Sy e Cluzet, già visto recentemente in Piccole Bugie fra Amici) sono entrambi molto bravi, ancorché fisicamente lontani dai due uomini la cui storia ha ispirato lo script; i due registi, Nakache e Toledano, si difendono bene, dimostrando gran senso del ritmo. Ci sono anche ottime figure comprimarie, prime fra tutte le due donne storiche di Philippe: la tuttofare governante Yvonne e la segretaria particolare (particolarmente snob, molto simpatica) Magali, per cui Driss si prende una cotta dall'esito prevedibile. Il tutto spiega insomma l'enorme successo di questa commedia, in patria e all'estero, in questo periodo dorato del cinema francese (o è solo un periodo in cui è di moda osannare la Francia, e in realtà il cinema non è molto cambiato? a me sono sempre piaciuti i film che si fanno qui).
Da vedere.

martedì 3 luglio 2012

Kafka sulla spiaggia

Tamura Kafka è un ragazzo di soli quindici anni, che parla ancora con il suo alter ego immaginario e scappa di casa per odio verso il padre, che gli ha rivelato una profezia orribile come una maledizione dell'antica Grecia: ucciderai tuo padre e dormirai con tua madre e tua sorella.
Mentre assorbiamo questa variazione sul tema di Edipo, facciamo compagnia ad un vecchio signore, Nakata, che parla con i gatti e da piccolo è stato coinvolto da un fatto misterioso che lo ha privato dell'intelletto.
I due libri di Murakami che avevo letto mi erano piaciuti molto, a tratti entusiasmandomi, e questo che recensisco ora qui mi è stato consigliato da una persona che conosce bene i miei gusti, quindi sono stata vieppiù sorpresa di non trovare un feeling con questo romanzo oscuro, triste, irresoluto. Il suo lato migliore è senza dubbio l'onirismo di cui è pervaso, ma il surrealismo ha corroso la trama sino a farla diventare un'accozzaglia di simboli gettati di qua e di là, mettendo insieme Euripide, Bergson, Hegel, Wittgenstein (da sempre il filosofo più amato dai quindicenni -quei pochi che si prendono la briga di amare la filosofia: tutto ciò che è importante non si può esprimere, quindi potete risparmiare sul lessico!), Beethoven, Haydn e un po' di musicisti anni Settanta. 
Non è la cosa peggiore che ho letto, ma Dance Dance Dance e Norvegian Wood sono più poetici e più compiuti, più divertenti e meglio scritti.

lunedì 2 luglio 2012

L'amaro sapore della sconfitta

Non c'è niente da fare: erano più forti, più veloci... erano dappertutto, sembravano in venti.
Ma almeno un goal per l'onore dovevamo metterlo a segno, caspita.


Almeno abbiamo un'allenatore che sembra una brava persona e un po' padre di famiglia, che possa spiegare ai nostri che è inutile piangere sulla bistecche perdute (Sailor Fede e Daria sicuramente capiranno questo neo-proverbio)!
Alla prossima.