giovedì 27 settembre 2012

Esme a caccia

Uno dei personaggi più dolci e di secondo piano della Twilight Saga, quella che nessuno immagina mai alle prese con le sue necessità alimentari.

Camicia di batista bianca New Penny, gilet tricot di Cacharel, gonna in crêpe di seta NoaNoa con sottogonna di pizzo inamidato (io ne ho una uguale, con una stampa a fiorellini viola, ma la metto -come è facile immaginare, visto che i mio luogo di lavoro è abbastanza poco fantasioso- senza sottogonna). Sandali di vernice color crema Miu Miu.

Se non riuscite ad immaginare i colori, abbiate fede, non appena riguadagnerò la mia amatissima cassetta da disegno provvederò a pubblicarne una nuova versione. 

mercoledì 26 settembre 2012

Oblomov

Oblomov è un proprietario terriero che non ha mai più visto il suo feudo dalla maggiore età, non ha idea delle anime che lo lavorino, non sa di cosa vive ed è incredibilmente pigro, al punto da non alzarsi dal letto per intere giornate. La prima delle quattro parti in cui il libro è diviso passa dunque cosi', mentre il nostro si arrotola nella sua vestaglia orientale dalle otto di mattina a pomeriggio inoltrato, e una teoria di personaggi uno più fallito dell'altro si succede al suo capezzale.
Per questo forse il libro viene considerato spesso un'opera satirica rivolta all'antica società russa, ritratta come un corteo di persone pigre, interessate più al cibo che al lavoro e profondamente reticente ad affrontare i grandi quesiti filosofici che risparmiano l'Uomo dall'abbrutimento. In effetti queste prime (150) pagine, spesso giudicate "illeggibili", ricordano un po' lo stile delle Anime Morte di Gogol; bozzetti grotteschi e a tratti divertenti di tipi umani piuttosto inquietanti nella loro mediocrità, mancanza di nobili aspirazioni e tristezza. Il resto del romanzo però assume toni più intimistici, con una profonda riflessione su quell'atarassia che inquina un po' tutto il vecchio mondo occidentale. Oblomov diventa il campione di quella genia di uomini dal cuore immacolato che, in mancanza di qualunque necessità da soddisfare con urgenza, si ripiega in un mondo di pantano spirituale, dove il sogno non è una tensione verso un traguardo ma una pura fuga dalla contingenza. A lui si contrappone l'amico Andrej, mezzosangue che è riuscito a far suoi i migliori comandamenti di entrambe le sue radici: da un lato la raffinatezza psicologica russa, dall'altro la praticità e la determinazione tedesca. Con queste sue doti appartenenti ad un duplice mondo, è riuscito a diventare il mio Andrej preferito, scalzando il ben più famoso principe tolstojano, colpevole proprio di un certo eccesso di apatia. 
Cosa uccide il nostro protagonista? non è la mancanza di denaro, non la carenza di affetti, non l'ignoranza... è piuttosto questo passare indistintamente da un sogno vivido -che in realtà è un ricordo dorato di un'epoca tramontata- ad una realtà misconosciuta, è il rifiuto di Zachar il lacché a compiere il suo dovere quotidiano, è la contemplazione sterile dei gomiti di una donna... è oblomovismo!

venerdì 21 settembre 2012

The Wizard of Id (Il Mago Wiz)


Il freudiano regno di Id (terzo, nascosto fratello di ego e super-ego) viene descritto dal geniale Johnny Hart come un depresso feudo medievale pieno di elementi disincantati dal sarcasmo corrosivo.
A capo della banda c'è il Re di Id, vero protagonista della strip, che Holly Golightly definirebbe un "super-verme": trattasi di una nano mediocre e feroce, avido e sfacciato, pieno di sé e "dalla statura morale inversamente proporzionale a quella fisica" (J. Hart dixit).
Mentre il Re si affaccenda a vessare i suoi contadini e vassalli, il Mago fa da placido osservatore: non che sia cattivo, ma certo non si scomoda in difesa dei suoi simili. Perlopiù occupato a pasticciare con le sue pozioni, cerca di accontentare il re nei suoi capricci e l’elefantesca e bruttissima moglie Blanche, suo vero tormento. Tutto intorno si affolla un microcosmo di cavalieri (Rodney, il cuordiconiglio per eccellenza), straccioni rancorosi (come il Prigione, in carcere da sempre), azzeccagarbugli e antieroi da operetta (tipo Ruba Hood, che ruba ai poveri per arricchire il ceto medio).
Per evitare un’eccessiva somiglianza grafica, l’autore del già geniale B.C. si è affidato, negli anni Sessanta, a Brant Parker per connotare visivamente i suoi miserabili, ancora relativamente poco noti in Italia (e anche in Francia, dove trovarne un albo sembra una missione molto ardua nonostante le meravigliose tante librerie dedicate al fumetto).
Certo, non si fanno sconti sull’ipocrisia umana né sulla malvagità che abita in ognuno di noi in queste strisce lapidarie. Se amate un po’ di sana cattiveria assolutamente anti-Disney, passate di qui.

mercoledì 19 settembre 2012

Dot - Marc Jacobs

Arrivo molto in ritardo con questa recensione, perché Dot è senz'altro una fragranza molto estiva, ma sono convinta che sia abbastanza piacevole da renderne possibile l'uso per una buona parte dell'anno.

Custodito in una grossa coccinella tempestata di farfalle, il nuovo MJ si presenta con un bouquet di frutti di bosco e cerfoglio che evocano il rosso della confezione; La mescola di impatto visivo e di note di testa e di cuore, con gelsomino e fiori d'arancio, crea per momenti la suggestione di un profumo d'anguria, voglia di freschezza e spiaggie assolate poco lontane da pinete verdissime.

Il fondo vaniglia e muschio è il punto più debole dell'insieme, essendo, ahimé, poco innovativo: bisogna dunque verificare la persistenza delle note iniziali e medie sulla propria pelle prima dell'investimento. 
Dot non è destinato a sostituire Lola, ma è sicuramente in grado di scavarsi una nicchia di amatrici.

martedì 18 settembre 2012

Lanterna Verde

Poiché il nostro mondo, con sommo sconforto di grandi pensatori, ha ancora bisogno di eroi, e ancora più bisogno di supereroi, normalmente la loro presenza basta ad assicurare un paio d'ore di divertimento confezionate in un film di profilo più o meno alto.
In questo caso le premesse non erano malvagie: un personaggio non troppo noto, con un potere limitato solo dalla sua fantasia, una tutina terribilmente ridicola su cui poter fare dell'ironia, un cattivo con un nome attraente (Parallax) e la costante minaccia della caduta nel Lato Oscuro della Forza. Ah, dimenticavo gli enormi budget sempre messi a disposizione per questo tipo di progetti e gli effetti speciali disponibili oggidì. Oggidì è desueto, dite? Forse lo stanno diventando pure i supereroi...
Hal Jordan si trascinava in una vita noiosa e inconcludente quando dal cielo gli piomba in testa un alieno morente che lo designa come nuovo fante della milizia intergalattica, gli regala una lanterna e un anello e lo manda a farsi sbeffeggiare da una serie di superpoliziotti alieni uno meno simpatico dell'altro.
Dagli attori poco convincenti ai colori scontati, dalla trama confusa e pasticciata ai costumi ridicoli, questo film è la fiera delle occasioni sprecate. Mi sono persino addormentata nel mezzo della visione, e non è un bel biglietto da visita.

lunedì 10 settembre 2012

Innamorata di un angelo

Si capisce che a casa ci si è rotta la televisione, proprio l'oggetto, dico, esposto in salone? Dopo tanto onorato servizio ci ha lasciato, in un momento in cui contingenza vuole che passi circa tre ore al giorno della mia vita su un mezzo di trasporto pubblico. Il risultato combinato di questi due eventi apparentemente non in relazione tra loro è che leggo compulsivamente qualunque cosa mi capiti sotto il naso, compreso questo YA trovato in un autogrill. Ebbene si', io anche negli autogrill compro libri: sono il sogno proibito dell'editoria italiana economica.
Completo l'introduzione sottolineando che sarò prodiga di spoiler, quindi leggete a vostro rischio e pericolo.
Mia è una di quelle adolescenti problematiche e piene di talento con una famiglia disastrata da fare pena persino a Tolstoj, che aspira ad entrare in una scuola selettiva e costosissima sita in London, UK. Suoi unici conforti sono l'amica Nina, che sembra rasentare la perfezione ma ad un occhio più attento si rivela un'oca giuliva, e l'amore silenzioso per il di lei fratello Patrick, arruolato nella Royal Navy, che a soli diciannove anni ha la complessità emotiva del Capitano Wentworth e la capacità di persuasione di Norberto Bobbio. Credibilissimo, insomma. Nonostante queste trame alla Moccia, l'inverosimiglianza di alcuni personaggi e i ripetuti hommages (o possiamo chiamarle "scopiazzature"?) alla letteratura di genere recentemente prodotta in giro per il mondo, incredibilmente il libro si fa leggere, procurando una serie di risolini e sorrisetti ebeti dovuti quasi in toto alla sfacciataggine della protagonista, mentre ci chiediamo "quando si decide a morire, 'sto tipo, cosi' diventa ANGELO?". La risposta è: venti pagine prima della fine. Tra il titolo e la copertina scapigliata speravamo in un fantasy un po' lugubre con una storia d'amore interspazio-tempo, e invece ci becchiamo un'adolescente convinta che il suo principe azzurro sia capace di risolverle ogni problema. L'autrice deve essersi resa presto conto che conveniva tenere la parte fantasy per il secondo libro, e assicurarsi altre vendite...
A questo punto abbiamo solo tre strade da percorrere: quella sensata (e perciò meno probabile) vede Mia saggiamente consigliata dal fantasma a mettersi con il compagno caruccio ancora innamorato di lei; quella un po' malsana ma coraggiosa in cui la ragazza continua per sempre una relazione con un amore morto-morto del tutto spirituale e sfumatamente autistico; la gioiosa fine con improvvisa e provvidissima riapparizione di Pat (il cui cadavere non è mai stato trovato) alla maniera di Se solo fosse vero di Levy -confesso candidamente di non aver letto il libro, perché detesto l'autore, ma ho visto la graziosa commedia con R. Whiterspoon e M. Ruffalo. Propendo per quest'ultima ipotesi.

domenica 9 settembre 2012

La Leggenda di Earthsea

Se le grandi (non spesse, ma Grandi) saghe fantasy vi piacciono, questa fa per voi: tutto un mondo a disposizione, con uomini, maghi, draghi e antiche lingue che hanno il potere di creare.
Questo ciclo è un 3+2, un po' come le nuove lauree italiane, con una prima parte più tradizionale, epica e maschile, e una seconda più introspettiva e femminile.
Ged/Sparviero è il filo guida di cui seguiamo le gesta adolescenziali (il Mago di Earthsea), il primo amore (Le tombe di Atuan), la maturità di Arcimago (L'ultima spiaggia). Poi comincia a fare da spettatore, lasciando il posto alla moglie e alla figlia putativa, nel duetto Tehanu-I venti di Earthsea.
Ged fin da ragazzo è troppo dotato nelle arti magiche per non combinare presto un grosso pasticcio: evoca uno spirito dal mondo delle ombre, e poi non riesce a gestire la situazione; di qui prende spunto la sua odissea, in un microcosmo poetico e ricco di simboli, che tanti autori successivi hanno omaggiato, e qualcuno depredato (Paolini, sto parlando con lei...). Accanto al futoro Arcimago, un magnifico personaggio femminile, come se ne vedono davvero poche nell'immaginario fantasy, la terribile, dolce e complessa Tenar, capce di spaziare dall'adolescente insoddisfatta alla vedova piena di vita e di buon senso.
Con uno stile narrativo abbastanza piano, simile a Le Cronache di Narnia, la LeGuin dirige i suoi racconti verso un luogo dove gli dei, ammesso esistano, non sono migliori degli umani, e a questi tocca scegliere autonomamente del loro destino, senza farsi intrappolare da false promesse.
Mi sento di promuovere questo ciclo, ma con una riserva: se i primi quattro libri sono ben scritti, psicologicamente piuttosto raffinati e innovativi, l'ultimo è stato un po' deludente: sembra una chiusa frettolosa ad una saga di grande respiro, e il mondo della morte è uno strano caso di idea "simultanea". Solo un anno prima P. Pullman aveva descritto in modo molto simile (sebbene più vividamente) l'oltretomba del suo meraviglioso (e insuperabile, forse) Quelle Oscure Materie: mi è un po' dispiaciuto questo bis -non voglio chiamarlo plagio, ma il dubbio rimane.
Quanto al film di Goro Miyazaki, stendiamo un pietoso velo. Magari un giorno gli dedichero' un post, ma non credo che quel lavoro raffazzonato mi convinca ad una seconda visione: aveva ragione papà Hayao, non eri pronto per un lungometraggio!!

giovedì 6 settembre 2012

The Hunger Games

Dopo l'invasione mediatica prodotta dallo spandimento a tappeto delle immagini del film, e dopo aver osservato il mio fidanzato staccarsi a fatica dal libro, prima di affrontare la versione filmata ho deciso di aggredire quella cartacea.
Posso dire assai poco della forma letteraria, avendo io la versione francese, ma già dalla prima pagina siamo partiti malissimo: la narrazione in prima persona non mi disturba, ma al presente dell'indicativo mi provoca grosse eruzioni pomfoidi. Senza dubbio il senso di immediatezza e immanenza dell'accadimento contribuiscono alla suspence, pero', e in questo senso la forzatura diventa estremamente funzionale alla riuscita del trucco. Che trucco? Quello per cui un libro non certo bello vi incolla a sé.
La storia, nota ai più, racconta di un mondo post-atomico in cui ognuno dei dodici distretti sottomessi alla Capitale sono costretti ogni anno a mandare due tributi, un ragazzo e una ragazza sacrificali che si affronteranno fra loro in un reality show all'ultimo sangue. L'ultimo in vita vince, e finalmente potrà mangiare a sazietà; dal Distretto Dodici (povero e desolato) arrivano Katniss, cacciatrice di frodo, e Peeta, innamorato di lei.
Si è parlato moltissimo di plagio della serie giapponese Battle Royale (che non ho letto, ma mi sembrava avesse un taglio decisamente più splatter e, insieme, più politico), ma anche semplicemente dal mito di Perseo e Andromeda; c'è chi vede nel libro una critica all'occidente schiavo dei consumi e disattento alle problematiche delle frange sociali più povere e non integrate, c'è chi ci legge una scollatura tra la generazione degli adulti che 1. ti spediscono in giro come se gli appartenessi, 2. ti fanno fare cose di cui hai paura, 3. ti impongono come ti devi vestire, cosa devi fare/guardare/dire. Posso dire che tutta questa pletora di elucubrazioni sorpassa grandemente le aspirazioni originarie di un Young Adult Fiction scritto mediocremente? Il trucco di cui accennavo prima è semplicisimo: state guardando un reality, proprio quello che la protagonista odia cosi' tanto. Il motivo per cui non volete spegnere la luce sul comodino, è che volete sapere chi muore oggi, e come, e se i due protagonisti si baciano sotto la pioggia e le telecamere. Vi ricordate del primo Grande Fratello? Chi lo criticava lo seguiva come chi lo apprezzava, tutti insieme a guardare cosa sarebbe successo nella casa, e l'artificio dell'eliminazione cruenta alza la posta: siete diventati complici del meccanismo perverso che apparentemente denunciavate. E c'è di più: voltata l'ultima pagina, vorrete la seconda edizion-ops, puntata.