giovedì 6 settembre 2012

The Hunger Games

Dopo l'invasione mediatica prodotta dallo spandimento a tappeto delle immagini del film, e dopo aver osservato il mio fidanzato staccarsi a fatica dal libro, prima di affrontare la versione filmata ho deciso di aggredire quella cartacea.
Posso dire assai poco della forma letteraria, avendo io la versione francese, ma già dalla prima pagina siamo partiti malissimo: la narrazione in prima persona non mi disturba, ma al presente dell'indicativo mi provoca grosse eruzioni pomfoidi. Senza dubbio il senso di immediatezza e immanenza dell'accadimento contribuiscono alla suspence, pero', e in questo senso la forzatura diventa estremamente funzionale alla riuscita del trucco. Che trucco? Quello per cui un libro non certo bello vi incolla a sé.
La storia, nota ai più, racconta di un mondo post-atomico in cui ognuno dei dodici distretti sottomessi alla Capitale sono costretti ogni anno a mandare due tributi, un ragazzo e una ragazza sacrificali che si affronteranno fra loro in un reality show all'ultimo sangue. L'ultimo in vita vince, e finalmente potrà mangiare a sazietà; dal Distretto Dodici (povero e desolato) arrivano Katniss, cacciatrice di frodo, e Peeta, innamorato di lei.
Si è parlato moltissimo di plagio della serie giapponese Battle Royale (che non ho letto, ma mi sembrava avesse un taglio decisamente più splatter e, insieme, più politico), ma anche semplicemente dal mito di Perseo e Andromeda; c'è chi vede nel libro una critica all'occidente schiavo dei consumi e disattento alle problematiche delle frange sociali più povere e non integrate, c'è chi ci legge una scollatura tra la generazione degli adulti che 1. ti spediscono in giro come se gli appartenessi, 2. ti fanno fare cose di cui hai paura, 3. ti impongono come ti devi vestire, cosa devi fare/guardare/dire. Posso dire che tutta questa pletora di elucubrazioni sorpassa grandemente le aspirazioni originarie di un Young Adult Fiction scritto mediocremente? Il trucco di cui accennavo prima è semplicisimo: state guardando un reality, proprio quello che la protagonista odia cosi' tanto. Il motivo per cui non volete spegnere la luce sul comodino, è che volete sapere chi muore oggi, e come, e se i due protagonisti si baciano sotto la pioggia e le telecamere. Vi ricordate del primo Grande Fratello? Chi lo criticava lo seguiva come chi lo apprezzava, tutti insieme a guardare cosa sarebbe successo nella casa, e l'artificio dell'eliminazione cruenta alza la posta: siete diventati complici del meccanismo perverso che apparentemente denunciavate. E c'è di più: voltata l'ultima pagina, vorrete la seconda edizion-ops, puntata.

3 commenti:

  1. Personalmente i libri scritti in prima persona non sono nelle mie grazie perché mi costringono a impersonificarmi con il protagonista anche se lo trovo totalmente antipatico! Forse ad "Hunger games" darò comunque una possibilità perché il film mi è piaciuto e il mio fidanzato ha apprezzato anche la versione cartacea. Vedremo.

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  2. il pregio del libro è proprio questo.
    cattura, anche se a livello narrativo non è eccezionale. però, se si continua a leggere, vuol dire che il suo (s)porco lavoro lo fa :)

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  3. Esatto, proprio per questo difendo la letteratura di genere che fa incassi: se tanta gente la legge, è perché, come dici tu, "il suo (s)porco lavoro lo fa"! e come appartenente a questo genere, The Hunger Games si difende molto bene. Non mi piace invece la lettura "socio-filosofica" che qualcuno ha proposto, vedendoci una critica vuoi ai reality, vuoi in generale ai moderni tempi occidentali, perché ne è veramente figlio.

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