domenica 30 gennaio 2011

Fantastic Mr Fox


Insolito cartone animato, distante anni luce dalla produzione disneyana ma anche molto differente da tutto ciò che siamo stati abituati a vedere rappresentato con una tecnica classicamente intesa “per bambini”.
Il signor Fox vive con moglie, figlio –complessato e poco integrato- e nipote; tiene una rubrica sul giornale locale, ma sogna i tempi d’oro in cui razziava pollai, uccideva tacchini con un solo morso e dava libero sfogo al suo essere animale selvatico. Con un compagno di avventure riprende clandestinamente la vita del saccheggio, fino a irritare i tre maggiori allevatori della zona che si coalizzano per sterminare tutta la selvaggina locale. Fox deve salvare la vita dei suoi cari e dei suoi vicini…
Tratto da un racconto di R. Dahl, il film si trascina un po’ per la prima mezz’ora, ma ha delle caratteristiche davvero innovative nella definizione di questi animali così poco umanizzati (mangiano come farebbero dei veri animali selvatici, corrono sulle pareti della tana nelle situazioni di stress) e per niente zuccherosi. Se con Shrek (il primo, i sequel sono orribili) assistevamo ad un ironico capovolgimento dei topoi della favola, qui troviamo dei personaggi –anche cattivi, o perlomeno ambigui- che pensano da predatori senza alcun falso sentimentalismo. Sebbene non ami molto la tecnica grafica impiegata (stop motion), W. Anderson ha confezionato un prodotto estremamente interessante, rifinito da un doppiaggio squisito.

venerdì 28 gennaio 2011

Train de vie



“Perché sei diventato il matto?” “Eh, io volevo fare il rabbino, ma il posto era già occupato…” Il capolavoro di Radu Mihaileanu è ricchissimo di battute fulminanti e argute.
Quando Slojme sente delle persecuzioni antisemite ha un’idea geniale, folle, come solo un matto può sperare di averne: traslocare in Palestina con tutti i concittadini, imbarcandoli su un finto treno di deportati. Come diceva De André, dietro ogni scemo c’è un villaggio, e ogni componente di questo composito universo ci emoziona con le sue particolarità: il rabbino e suo figlio comunista, l’amministratore gastritico, la bella e antipatica e il sarto.
Travestiti alcuni compaesani da nazisti, il treno parte per un lungo viaggio della speranza, guidato da un macchinista improvvisato e dal desiderio di libertà e di dignità.
La tragedia è inevitabile, ma intrisa di quell’ironia yiddish che così acutamente elabora da secoli la tristezza e la malinconia di un popolo errante e ci ride su con delicatezza surreale e commosso affetto.
Perché raccontare il genocidio attraverso un lungo sogno? Perché questa forma onirica trasforma una nozione razionale in un engramma della nostra memoria personale invece che in una catena immobilizzante; la fiaba, il cui cuore gravita intorno alla domanda “che importa se esiste Dio, esiste l’uomo?” ci permette di rispondere che sì, esiste l’UOMO, tutto maiuscolo, che va accudito, curato, amato ogni giorno; la memoria ci permette di farlo, salendo –come è nostro disegno- sulle spalle dei giganti che hanno tentato un sogno prima di noi, anche quando sapevano di non poter riuscire.

mercoledì 26 gennaio 2011

Rapunzel

Il nuovo Disney cartoon è finalmente all'altessa delle attese, stracciando per diverse lunghezze il suo predecessore La principessa e il ranocchio (vedi post al riguardo).

Rapunzel nasce grazie ad un fiore miracoloso, le cui proprietà si perpetuano nei suoi capelli dorati, a patto di non tagliarli mai. Una strega malvagia la rapisce e la confina su un'alta torre, fingendosi sua madre, finché un ricercato non scala l'eremo e non giunge a portata della di lei arma impropria -una padella. Tutta piena di sensi di colpa, Rapunzel fugge per soddisfare i suoi desideri di conoscenza, scoprendo tanta vita, dei nuovi amici e le sue vere origini; Eugene, il furfante dal viso fascinoso impara ad amare nella migliore delle tradizioni fiabesche.
Il rapporto madre-figlia, per quanto in una relazione familiare fasulla, è indagato con leggerezza e intento parodico in questa nostra epoca di genitori frequentemente controllanti e tuttavia poco convincenti.
Finalmente ritroviamo degli animali senzienti davvero riusciti, specie disneyana che credevamo estinta dai tempi di Scuttle e Sebastian: a voi la scelta tra il cavallo Maximus che si crede un segugio e il camaleonte che vive tra i capelli della protagonista.

Piuttosto bene.

lunedì 24 gennaio 2011

Frankenstein

Dio salvi la Regina, è esistita un’era in cui il maltempo inglese produceva grandi meraviglie, come la celebre novella della consorte di Sir Percy Shelley.
Ossessionato dalla promessa di onnipotenza delle scenze naturali, il giovane Frankenstein crea il monstrum, l’essere stra-ordinario, vivificando la materia inanimata. La Creatura, subito rinnegata e allontanata, è malvagia e crudele, tesa al perpetrarsi di sempre nuove blasfemie; il Creatore, dal suo canto, non è capace di pietà e carità sufficiente a sciogliere il cuore dell’empio criminale.
Fulgido esempio di gothic novel, affonda i suoi orrori non nel terreno magico-spiritista molto in voga nel Preromanticismo inglese, ma nelle basi della moderna fantascienza che solleva le grandi questioni morali legate al progresso e al costante desiderio dell’uomo di sostituirsi alla divinità. In particolare troviamo qui un creatore che condanna la sua creatura alla perdizione per mancanza d’amore: Mary stava lamentando la piccolezza dell’animo umano confrontato con le richieste della Creazione, ma considerata l’epoca “luminosa” in cui scriveva, forse è possibile anche ravvisare nella sua scrittura una non così velata accusa contro la Chiesa, che rende malvagio l’uomo per la sua incapacità di educarlo ed amarlo. Una pietra miliare della letteratura di genere.

domenica 23 gennaio 2011

The social network



Siete curiosi di scoprire com'è nato Facebook? Da una delusione amorosa, sembra...
Il giovane Mark Zuckenberg in una sera di scorno e frustrazione imposta un sito che mette a confronto le facce di due studentesse, con la possibilità di votare la più interessante. In un microcosmo come Harvard, dove tutti si impicciano degli affari di tutti, tutti ci si conosce e ognuno è severamente incasellato secondo rendimento scolastico, posizione sociale, interessi e grado di coolness, l'idea è geniale. Si sviluppa poi nel social network che -nostro malgrado- ormai tutti conosciamo, grazie al supporto del migliore amico di Mark, Eduardo, e dell'inventore di Napster, Sean Parker. Degenera, anche, in un processo da poco conclusosi in cui Eduardo ha denunciato Mark per averlo estromesso dal progetto e soprattutto dal profitto economico enorme che ne è derivato.
Ottimo film, su un argomento di recentissima attualità, con brillantissimi attori, compreso il sempre affascinante Justin Timberlake. Molto interessante il tuffo in un mondo completamente alieno dal mio, forse un tantino drammatizzato, con personaggi che non rispondono alla porta "perché stanno programmando" e non riescono a separarsi da un computer, si autosegregano in alloggi dove sopravvivono di alcool, sesso, marshmallows e codici e impostano tutta la loro esistenza su un mondo virtuale che -evidentemente- a certi livelli di bravura sembra molto tangibile. Ciò che invece il film non spiega, volutamente credo, è perché un uomo relativamente poco attaccato al denaro abbia allontanato da sé il suo unico amico privandolo proditoramente della sua quota azionaria: desiderio di potere, o di rivalsa, franco scompenso di una personalità sfumatamente antisociale? Ai posteri l'ardua sentenza.

martedì 18 gennaio 2011

Il primo giorno - Le premier jour


Marc Levy voleva scrivere un vero romanzo d'avventura classica, come spiega con grande tenerezza nel sito internet dedicato al libro. Ci ha messo dentro tutti i suoi sogni di bambino: il protagonista astrofisico, che vuole individuare la stella primitiva, per sapere "dove comincia l'alba", la protagonista geologa, che cerca in Etiopia l'anello mancante, il nonno di Lucy. Poi ci sono le spie, una grande verità che non deve essere rivelata, un oggetto misterioso vomitato dal ventre di un vulcano... insomma, gli ingredienti c'erano tutti.

Ci sono però anche due insormontabili scogli: il primo è la pedanteria ossessiva che pervade l'intero romanzo, con un intento didascalico da un lato encomiabile -quando si pensa alla larga diffusione di Levy come autore popolare- ma dall'altro urticante; il secondo è la totale assenza di ritmo, in un libro che in 500 pagine ci trascina per mari e monti senza far succedere sostanzialmente nulla fino a pagina 450, né per quanto riguarda il ritrovamento dei misteriosi oggetti né per ciò che attiene alla storia d'amore.

Ecco, anche quest'ultima. Io adoro le storie d'amore, sono una romantica inveterata, a parte le serie Harmony si riesce a vendermi quasi di tutto, ma come posso tollerare due comprimari più vicini ai quaranta che ai trenta che dormono notte dopo notte nella stessa stanza guardandosi di nascosto e senza neanche baciarsi (Twilight-style) e quando decidono finalmente di congiungersi (pag 460 circa) lo fanno... AAARG!! nelle limacciose acque del Fiume Giallo, tra i batteri più spietati e le amebe meglio nutrite del mondo?

Ma il meglio deve ancora venire... eh, sì, il ponderoso tomo è una sorta di primo volume: dopo le premier jour segue la première nuit. Che temo non leggerò in estenso.

domenica 16 gennaio 2011

Moonacre - I segreti dell'ultima luna

Una fiaba tradizionale come ormai ne vediamo poche, senza grandi significati trascendenti ma buoni sentimenti, un pizzico di mistero, avventura e magia.
Maria rimane orfana e nullatenenzte, grazie ad un padre troppo orgoglioso per chiedere soldi al fratello, l'austero signore di Merryweather. Proprio da lui viene alloggiata, insieme al libro che il genitore le ha lasciato e che racconta una leggenda legata alle perle megiche donate dal mare alle due famiglie della valle, il cui potere fu perduto per l'avidità degli uomini. Ancora oggi tra i Merriweather e i De Noir scorre l'astio, e Maria è l'ultima principessa a poter risollevare le sorti delle due case prima che la cinquemillesima luna sorga e li distrugga.

Bel taglio poco spettacolare e molto raccontato, in questa vicenda che ci riporta ad un'infanzia felice piena di Fantaghirò e Storie Infinite. Da alcuni particolari evinciamo qualche spunto che la Rowling ha poi fatto suo, come il soffitto che cambia secondo le condizioni atmosferiche o la necessità del sacrificio di sè.
Dakota Blue Richards è diventata più brava e più bella, Ioan Gruffud mi piace sin dai tempi di Hornblower.
Grazioso.

sabato 15 gennaio 2011

Lady in the water


Onirica fiaba di N. Shyamalan, che ritorna a impiegare la sua musa B.D. Howard nelle sembianze di una ninfa.
Cleeveland, custode di un complesso residenziale trova nella piscina una strana ragazza dai capelli rossi, Story, che dice di essere una narf, una ninfa del mondo azzurro, venuta a informare uno scrittore dell’influenza del suo libro sulle sorti del paese. Story è però in fuga da un essere malvagio, lo scrunt, che non le permette di ritornare nel suo mondo. Grazie ad un’inquilina cinese che conosce la favola del mondo azzurro, Cleeveland scopre di dover trovare gli aiutanti proppiani di Story: il Difensore, l’Indovino, il Sodalizio e il Guaritore. Si fa perciò guidare dal cinico critico cinematografico della porta accanto, che lamenta come nel mondo di oggi non ci sia più originalità e lo scopo di ogni persona sia così evidente da renderla quasi inutile. Purtroppo le sue inferenze si rivelano sbagliate, conducendo Story ad un passo dalla morte, finché –affidandosi davvero solo alla cieca fede- ognuno trova la sua collocazione e la narf può far ritorno al suo mondo.
Strapazzato dalla critica e abbattuto al botteghino, Lady in the water è un film poetico e delicato, che ci parla con garbo di come sia difficile per il singolo trovare il giusto scopo nella vita e il proprio ruolo nella comunità, ma anche di quanto coraggio serva per credere ancora nella favola, nel Mondo Azzurro che veglia su di noi, nell’imprevisto che attende dietro ogni porta. Da rivalutare.

venerdì 14 gennaio 2011

Genitori e Figli - Agitare prima dell'uso


Un professore di lettere con un figlio aspirante Gieffino si rivolge alla sua classe liceale per ricevere qualche istruzione per l'uso. Gli risponde con candore e sincerità Nina, che nelle intenzioni del regista dovrebbe essere la rappresentante ideale dell'adolescente italiana media. Bisogna solo pregare tanto e sperare che non sia davvero così: Veronesi ci parla di un microcosmo fatto di genitori divorziati e fedifraghi, nonne ex-prostitute che incoraggiano la sessualità delle nipoti quindicenni offrendo loro le chiavi di un appartamento, ragazzine del ginnasio che si fanno deflorare in palestra per sport e bimbetti razzisti non responsivi a psicoterapia ("perché il razzismo è come lo smog, si respira nell'aria").

La commedia diverte a patto di non riconoscersi nella vicenda; Littizzetto e Orlando, Buy e Placido si alternano in quadretti semicaricaturali, Piera degli esposti è sopra le righe, come sempre.

mercoledì 12 gennaio 2011

We want sex - Nazionale sala Due

Uno dei più famosi cinema d'essay di Torino, sito in seno al Conservatorio, ci ha ospitato ieri sera in una sala ampia con un bello schermo, penalizzata dalla disposizione delle poltrone, non sfalsate e un po' troppo laterali.

Il film è grazioso e illumina un pezzo di storia europea a noi perlopiù ignota, troppo remota per l'osservazione diretta, troppo recente per la trattazione accademica.

In un'epoca di gonne ristrette e salari ancora più striminziti, un gruppo di operaie Ford osano ciò che nessuno si aspettava da loro: cominciano a scioperare per giusta causa ("se una donna arriva a scioperare, il motivo è valido") e, irrise e minacciate dagli stessi colleghi maschi oltre che dai sindacati e dai padroni dello stabilimento, proseguono fino a pretendere la parità retributiva, che in tante cariche più e meno prestigiose è tutt'oggi un miraggio anche nei paesi del sedicente primo mondo. Alla guida del gruppo, Rita, coraggiosamente bruttina e fortunata moglie di un uomo buono e piuttosto avanguardista, nata timida ed evoluta loquace rappresentatrice di sperequazioni reali.

Cast di ottimi caratteristi (B. Hoskins, S. Hawkins, R. Pike), un po' troppo Botox sul viso del Ministro Castle/M. Richardson -l'espressività ne risente-, ma il regista (N. Cole) sembra un po' sottotono rispetto a Saving Grace.

Il livello di sviluppo di un paese si giudica dalla condizione femminile, diceva Marx... siamo davvero certi che fosse Karl e non Groucho??

lunedì 10 gennaio 2011

La Pantera Rosa


A qualche tempo dalla scomparsa di Blake Edwards finalmente siamo gratificati da uno dei suoi capolavori di umorismo.
Da ormai vent’anni il jet-set internazionale è turbato dai furti della Primula, un ladro gentiluomo che firma i suoi colpi con un guanto ricamato. A Cortina D’Ampezzo Sir Charles, il ladro, incontra la principessa Dala e il suo enorme diamante Pantera Rosa; nello stesso luogo giunge anche l’imbranato ispettore Clouseau con la moglie, amante di Sir Charles. A completare la commedia degli equivoci serve solo il nipote dongiovanni della Primula, e il guazzabuglio è servito!
Stupende le musiche di Henri Mancini, che ha spesso accompagnato i lavori del regista (come Colazione da Tiffany), perfette le scene dei party, coloratissime. Tra gli attori Peter Sellers, Claudia Cardinale, Capucine (bellissima! Rischia di mettere in ombra la nostra Claudia) e David Niven; recitano con maestria, ma anche le comparse sembrano scelte con cura.
Scene cult: nella stanza da letto in cui l’ispettore tenta un approccio con la moglie, mentre lei tenta di nascondere i ben due clandestini presenti; quattro automobili guidate da personaggi mascherati si rincorrono per un dedalo di stradine sotto gli occhi stupefatti di un passante. Divertentissimo, inossidabile.

domenica 9 gennaio 2011

the hunting party



Quanto sono importanti gli sforzi della NATO per assicurare i criminali di guerra alla giustizia? Secondo Anderson, non troppo. Simon, leggenda del giornalismo ora in esilio dalle grandi reti per un atto di insubordinazione grave, convince l'ex-collega e il giovane rampollo del direttore di una grossa emittente a intraprendere insieme un viaggio nel cuore oscuro della Bosnia, a caccia di un genocida che la CIA trascura -volutamente.
Sembra, a giudicare dai titoli di coda, che la storia sia estrapolata da fatti reali, ciò che davvero la rende inquietante; come infatti possiamo considerarci protetti nelle nostre calde stanzette quando chi è preposto a questa sicurezza sembra non adempiere ai compiti che noi gli attribuiamo?
La vendetta privata del protagonista, un R. Gere ormai canuto, sembra un'aggiunta posticcia che depriva un po' la struttura a tesi del film, comunque interessante soprattutto nella descrizione della quasi-dipendenza da adrenalina di chi vive ogni giorno una situazione di pericolo, come i reporter di guerra. Bravi T. Howard e il giovane J. Eisenberg.

giovedì 6 gennaio 2011

Il presidente

Simenon, nella sua grande produzione letteraria, non ha scritto solo di Maigret. Dopo aver letto questo libro devo aggiungere per fortuna.
Augustin è stato per tanti anni ai vertici della politica francese, tirando le fila della Terza Repubblica, e ora si è autoconfinato in una piccola casa in Normandia, inerpicata sulle falesie ed esposta ai frequenti cali di tensione che interrompono le comunicazioni radio e l’illuminazione elettrica. Un nuovo presidente si sta insediando, quello Chalamont che tanti anni prima era stato suo segretario particolare e di cui conosce il più meschino segreto. Ne conserva infatti una confessione autografa che potrebbe precludergli il soglio presidenziale a vita, nascosta in un libro dal’aria innocente. Circondato dal personale di servizio da cui si sente spiato, tollera una routine quotidiana che non ha deciso, chiedendosi chi sia stato ad imporgliela in modo sottile e spietato.
A suo modo è un libro giallo, ma quest’opera è innanzitutto una stupenda riflessione sulla politica e sulla vita tutta, con le certezze della giovinezza che sbiadiscono nel dubbio immobilizzante ma anche con la spietata durezza della maturità che si trasforma in distacco malinconico e compassione senza affettazioni.

mercoledì 5 gennaio 2011

L'Air du Temps - Nina Ricci


Nato nel 1948, quando i tempi erano maturi per desiderare la riscoperta della pace e della felicità, questo storico profumo di Nina Ricci ha continuato negli anni a rinnovarsi per poter sempre essere fedele al suo nome e al suo intento.

Sotto le colombe del tappo disegnato da Lalique si annida un cuore di garofano, rosa, gelsomino e gardenia, insieme fresco e piccante, che non rinuncia né alla levità né alla persistenza. Questo speziato con brio dà vita ad una composizione astratta che si apprezza in due tempi distinti, come le idee che è nato per rappresentare: un primo impatto, più istintivo, frizzante e di colore dorato; una seconda analisi, più intellettuale, rivela una costruzione complessa, razionale, sofisticata.

martedì 4 gennaio 2011

Nestor Burma contre CQFD - Un ricatto di troppo

Connazionale del celeberrimo Maigret, Nestor Burma è la sua antitesi sotto molti punti di vista: decisamente più giovane, cinico, sempre ai margini della legge, circondato da belle donne -ma mai le stesse-, schiavo della sua pipa senza derivare dall'atto del fumo alcuna rassicurante pacatezza.
Direttore dell'agenzia investigativa privata Fiat Lux, Nestor si aggira per la Parigi degli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale; lo accompagnano la segretaria Héléne, il "feroce" ispettore Faroux e una serie di personaggi d'atmosfera, come la giovane Lydia, la femme fatale dell'avventura.
Con le sue atmosfere hard-boiled Léo Malet dipinge il vero noir francese, con un protagonista simpatico ma ambiguo, non necessariamente votato alla giustizia, e una serie di comprimari interessanti e sfaccettati, che scopriamo come attraverso una coltre di fumo... di pipa.

lunedì 3 gennaio 2011

Il Concerto


Penultima fatica di Radu Mihaileanu, già noto per il capolavoro Train de Vie, gran successo di pubblico e critica, raramente così concordi.
Andrei Filipov era direttore d'orchestra del Bolshoi quando, per un faux-pas politico, viene privato della bacchetta e relegato al ruolo di lavapavimenti; dopo trent'anni intercetta per caso un fax del teatro Chatelet di Parigi e, riunito l'antico organico musicale ormai dedito ai mestieri più disparati, parte alla volta della Francia, dove deve ritrovare una giovane violinista e coinvolgerla nell'esecuzione del Concerto per violino e orchestra di Tchaikovskij, vero protgonista dell'opera.
Recitato da ottimi caratteristi, che dipingono personaggi delicati e memorabili, anche quelli di secondo piano, come l'amico violoncellista o l'impresario-accolito del KGB.
Pur inferiore a Train de Vie, Il Concerto è un ottimo film, compatto ed emozionante senza mai essere stucchevole.