martedì 28 giugno 2011

Rio



L'ultimo esemplare maschio di Macao Blu, un meraviglioso pappagallo brasiliano, è stato rapito al suo habitat e per una serie di coincidenze -non saprei dire quanto fortunate- abita con una libraia pantofolaia che l'ha viziato-addomesticato-umanizzato ma non si è mai preoccupata che imparasse a volare. Un ornitologo che ha notato Blu vorrebbe condurlo da una femmina della sua specie, Gioiel, per scongiurarne l'estinzione, e -prevedibilmente- dopo qalche titubanza padrona e volatile accettano. Altrettanto prevedibilmente i cattivi bracconieri catturano la coppia di piccioncini -ops, pappagalli-: dopo tante traversie, che includono qualche lezione di volo per Blu, la nostra doppia coppia umani/uccelli può vivere felice e contenta.

I punti di forza del film stanno nella bella grafica e negli splendidi colori, che sono però tristemente sopravanzati da una trama banale, personaggi piatti e, per quel che attiene agli umani, disegnati con un tratto rozzo (paragonabile per stile a quello di Piovono Polpette). La colonna sonora, tradizionalmente cavallo di battaglia del cartoon per famiglie, mi ha notevolmente deluso. Mi dispiace, ma anche io, come Blu, trovo che la Samba sia tutta uguale: almeno, quella impiegata in Rio...

lunedì 27 giugno 2011

Amore e altri rimedi



Ancora un film di ambientazione medica, e in questo caso neurologica. Penserete che sono ossessionata dalla vita ospedaliera, e forse è così, ma il film sentimentale in esame valeva la pena di una visione.

Jamie è un donnaiolo inconcludente che viene assunto dalla Pfizer (colosso farmaceutico che produce tra gli altri Zoloft, Cymbalta, Xeristar, Relpax, Lyrica, Aggrenox e moltissimo altro, solo fare qualche nome) per scalzare il Prozac dalla posizione lungamente difesa di farmaco più prescritto in America e, oserei dire, nel mondo [riflessione emisferica destra... avete capito bene: farmaco, non psicofarmaco; l'antidepressivo per eccellenza è usato dei più comuni farmaci per l'ipertensione o il diabete]. Il nostro Man on a Mission incontra sulla sua strada Maggie, un raro esempio di paziente con Parkinson ad esordio giovanile, ma anche ragazza bella, disponibile e poco incline ai legami duraturi. La vera svolta della carriera di Jamie arriva con il lancio del Viagra, la nuova pillola della felicità, pronta a sconvolgere tanti equilibri.

La storia d'amore è decisamente prevedibile, ancorché gradevole, ma il lato più interessante della pellicola è la descrizione velatamente critica del sistema farmaceutico americano: il wild wild west al confronto era un luogo pacifico e ordinato. Avevo l'impressione che già alle nostre latitudini i grossi nomi dell'industria si dilaniassero senza risparmio per piazzare i loro prodotti, ma sembra che Oltreoceano la realtà abbia superato la fantasia -metto condizionali dappertutto perché, come ho già detto altrove, non conosco l'America sanitaria di prima mano; mi sembra però che la nostra Sanità Pubblica, tanto vituperata, sia decisamente più accogliente ed efficace.

Altro spunto critico interessante è l'approccio all'ADHD, la patologia dell'infanzia distraibile che negli USA veniva trattata aggressivamente con anfetamine e altri stimolanti fino alla parziale, prudenziale virata di due o tre anni fa. Qui da noi nessuno ne fa mai menzione...

Bravi gli attori, svelta la regia.

venerdì 24 giugno 2011

Wit - La forza della mente




Emma Thompson è una professoressa universitaria di letteratura inglese del diciassettesimo secolo, specializzata nell'analisi di J. Donne. Un brutto giorno si accorge che qualcosa non va, si sente più stanca, avverte dei dolori inusuali. E' cancro, già in stadio avanzato, e il suo medico le propone una cura sperimentale estremamente aggressiva che è la sua unica speranza. L'entrata nel protollo scientifico però non produce i benefici sperati, e ha l'aggravante di farla sentire una cavia da laboratorio. A questo si aggiunge la profonda solitudine di una donna che ha pochi amici, tra cui nessuno così caro da trascorrere gli ultimi giorni con lei, e nessun familiare: il rapporto con i medici si rivela asettico ad essere generosi, con l'unica luce di umanità dell'infermiera che la assiste e l'aiuta a camminare verso la morte. L'angoscia esistenziale che Donne risolveva nella fede oggi, nel nostro cielo vuoto di dei, la perseguita e il dolore fisico la distrugge lentamente, mentre solola forza della mente le può venire in soccorso, facendo appello al suo bagaglio culturale e spirituale.


Film molto intenso, spaventosamente vero, giustamente premiato agli Emmy Awards.


Porta con sé una critica aspra al sistema sanitario composto da medici insensibili e freddi, del tutto incapaci di empatia: non avendo mai lavorato in America, non so nulla di come vi venga gestita una corsia oncologica, ma mi sembra poco probabile che il 100% dei dottori sia come quelli descritti dal cliché iniziato con Un medico, un uomo. Ho visto molti medici distaccati e mi è capitato di lavorare con persone forse più adatte alla ricerca di base che non all'attività clinica, ma i sanitari descritti in questo genere di produzione sono monolitici nella loro insufficienza affettiva. Possibile che siano tutti così? E' difficile da accettare forse, ma anche i medici sono esseri umani: tra loro vi sono quelli più portati all'immedesimazione e alla condivisione dei sentimenti, altri sono invece più analitici e meno interessati al lato umani dei pazienti. Non c'è la valutazione dell'empatia nel test d'ammissione, anche se magari quest'assenza è errata.

E gli infermieri, che in questo tipo di film sono sempre TUTTI straordinariamente dediti alla persona del malato, nella realtà non sono tutti così -anche se in effetti, molti ci si avvicinano-: sorprendentemente, sono esseri umani anche loro, come i medici e -concetto ancora meno accettato dalla popolazione che non vive in un ospedale- come i pazienti, e non sono tutti perfetti.

giovedì 23 giugno 2011

Effetto Notte




Mi avvicino per la prima volta a Truffaut e vorrei farlo in punta di piedi, un po' per umiltà, un po' per il rispetto che porto a chi ha amato il cinema fino a renderlo una forma d'arte meravigliosa.


Effetto Notte descrive ciò che accade sul set di un film ed è per il metacinema quello che Sei Personaggi in cerca d'Autore è per il metateatro: una colonna portante del genere, un inizio nuovo, una pietra di paragone imprescindibile.


Da un lato la trama del film in produzione, Vi presento Pamela, che ogni attore interpreta facendola ruotare intorno al proprio personaggio, dall'altro la brulicante della massa di persone che stanno davanti e dietro la cinepresa, ovvero la Vita -interessante come nel Cinema, ma meno perfetta perché piena di tempi morti e di incongruenze- da cui il regista trae spunto incessantemente nonostante sembri sempre sul punto di esserne sopraffatto.


Regista interpretato proprio da Truffaut, costruito proprio come Truffaut avrebbe voluto che lo immaginassero gli altri: colto, aperto, disponibile, paziente, geniale, perseverante, divertente, paterno. E circondato da figure così intense e accattivanti da essere archetipiche ma non stereotipate: l'attor giovane infantile e passionale, l'attore consumato, l'attrice non più verde, alcolista ed eccessivamente sensibile, la giovane stella di raro intuito scenico e sfolgorante bellezza ma profondamente fragile e il personaggio più divertente in assoluto: l'aiuto-regista Joelle, che ha sempre una soluzione per tutto, un'idea risolutiva, cui non sfugge nulla e che -forse sola- condivide appieno l'amore sviscerato del regista per la sua creazione, tanto da dire: Io lascerei un uomo per un film, ma un film per un uomo... mai!.


Fluido e perfetto.

martedì 21 giugno 2011

La classifica della vergogna




Raccolgo oggi una piacevole sfida di Sailor Fede che ci invita a postare le dieci canzoni che, secondo i nostri gusti musicali professati, non ci dovrebbero piacere e invece, talora con imbarazzo, non possiamo esimerci dall'ascoltare con gaudio incontenibile ballicchiando sulla sedia. Pronti? (Continuate a leggere a vostro rischio e pericolo)

N. 10:: Maroon five, "This love". Siamo qui solo all'esordio del mio trash personale....

N. 9: Gwen Stefani, "What you're waiting for?". strepitoso anche il video con lei vestita da Alice e rincorsa dal Bianconiglio.

N. 8: Jennifer Lopez, "Que hiciste". Non solo pop, ma latin-pop! Ci mettiamo insieme anche l'intera produzione di Ricky Martin, ma "Livin' la vida loca" le batte tutte.

N. 7: T.A.T.U. "All about us". Non so neanche da che paese vengono, ma mi piacevano un mondo!


N. 6: Zero assoluto, "Per dimenticare". Soprattutto il ritornello -ti senti pronta a: cambiare vita, a cambiare casa, a fare la spesa e fare i conti a fine mese, a: la casa al mare, ah, l'avere un figlio e un cane (nell'ordine...).


N. 5: Shakira, "Wherever, whenever" e "Hips don't lie", corredati da video originali in cui si dimostra come l'articolazione tra bacino e colonna sacrale sia un concetto più elastico di quello che siamo abituati a supporre. Bei tempi, in cui Shakira faceva la ballerina e non la lupa.


N. 4: un altro italiano, e quello che normalmente sopporto di meno: Gigi D'Alessio, "Non mollare mai". Un inno all'ottimismo semipatologico è FONDAMENTALE nella hitlist di tutti.


N. 3: Geri Halliwell, "Scream if you wanna go faster" e "It's raining, men!". Anche le Spice non erano male, ma Geri era la migliore di tutte.


N. 2: direttamente da Amici di non so più che anno, Silvia Olari: "Rivoluzione" e "Wise girl". Continuo a pensare che lei sia stata il talento più stupidamente bruciato degli ultimi anni.


N. 1: in cima alla classifica, l'inconfessabile. Pronti per ...l'orrore, l'orrore?? Rullo di tamburi...eeeehhh: Britney Spears! Con i suoi più vecchi successi, "Oops I did it again" e -soprattutto- "Baby, one more time". Terribile vero? Miracoli del trash-pop!

mercoledì 15 giugno 2011

The burning plain - I confini della solitudine



Riassumere la trama di questo film non è semplice senza svelare il finale, come accadeva per le altre opere sceneggiate da Arriaga.

Due donne sono protagoniste di due storie apparentemente separate: una casalinga disperata degli anni Ottanta, alle prese con un marito che non riesce più a toccarla dopo la mastectomia radicale e un amante che sembra amarla per com'è, e una giovane intraprendente padrona di un ristorante di lusso con troppi amanti e nessun vero amore. Come si collegheranno?

Arriaga, prima di diventare regista, sceneggiava i film di Inarritu (21 grammi, Babel) e le trame a mosaico sono la sua specialità: questa è particolarmente godibile perché non troppo aggrovigliata, il che permette di seguire con più facilità il filo del discorso e di apprezzare la maggiore intensità delle emozioni delle protagoniste. Bravissime, del resto: C. Theron e K. Basinger sono due attrici meravigliose, e due donne bellissime (anche se il botulino ha devastato il viso della più anziana); notevolissima anche la splendida new entry, J. Lawrence, che non scompare al confronto con i due mostri sacri.

Giustamente premiato a Venezia, un film commovente, formalmente curatissimo, che ha il coraggio in questi anni Duemila di chiudersi con una nota di speranza.

martedì 14 giugno 2011

La strana coppia




Tutto cominciò con un tentativo di suicidio frustrato da una finestra poco collaborativa. Felix è stato appena cacciato dalla moglie dopo dodici anni di matrimonio e approda all'appartamento di Oscar, neodivorziato giocatore e scialaquatore, che lo accoglie un po' per pietà e un po' per non continuare a vivere da solo. La strana coppia inizia così un mènage semimatrimoniale, tra le insofferenze di Oscar e i tic di Felix, pulitino, ossessivo, cuoco perfetto, fino a che Oscar non tenta di sfruttare l'amico per fare colpo su due ragazze, Cecilia e Guendolina -come le due oche de L'importanza di esser Franco, di Wilde.

Famosissima commedia, con qualche tono sofisticato ma non troppo, deve la sua fortuna duratura ad uno script divertente e a una coppia meravigliosa di attori, Jack Lemmon -agitatore di ramaioli con una spiccata propensione al piagnisteo- e Walter Matthau, rozzo maschilista dall'apetto trasandato e il fare intollerante -solo di facciata. Adorabile.

domenica 12 giugno 2011

Tron Legacy




Sam Flinn ha un papà brillante informatico, convinto che l’essenza dell’informazione sia nell’essere condivisa, che una notte non rientra più a casa… vent’anni dopo il suo collega e amico Alan riceve una sua chiamata sul cercapersone e Sam comincia un piccolo ma intenso viaggio verso l’incredibile. Trovata una vecchia consolle ancora attiva, viene risucchiato in un mondo totalmente digitale, originato dal progetto di suo padre, per scoprire che il canuto genitore vi è rimasto involontariamente rinchiuso dopo aver consegnato le chiavi del regno al suo doppio, CLU, dittatore con deliri di perfezione. Da questa struttura artificiale nuove essenze vitali avevano cominciato ad auto organizzarsi e ad evolvere spontaneamente: le ISO, forme matematiche a DNA, buone e sagge, invise a CLU perché “naturali” e dunque fonte di caos. Ma il caos è una buona cosa, dice Flinn padre, e mi trova d’accordo. Ce la faranno padre e figlio a fuggire in compagnia dell’ultima, splendida ISO, e rivedere l’alba?
Purtroppo non ho visto il primo Tron, che ha tanti fan quanti detrattori, ma la sceneggiatura di questo sequel è scritta abbastanza bene da non renderlo strettamente necessario per comprendere la trama, solida sebbene convoluta. Questo nuovo è un buon film d’azione che non delude nella storia e si attira le lodi per l’estrema compattezza e l’eleganza formale, tutta linee e sfere, linee pulite, nuances fredde, textures acriliche. Costumi e trucco molto chic, genere Vogue meets Nerd. L’altra punta di diamante è la colonna sonora: sembra di non sentirla. Perdonate l’ossimoro, e osservate il complimento: le musiche sono talmente calzanti da non sembrare una forma artificiale incollata ad una sequenza di scene, ma totalmente parte dell’azione; peccato i Daft Punk non siano stati neppure citati agli Oscar.
Ciò che manca qui è un po’ più di empatia, di commozione, di tensione emotiva. Con questo Creatore pieno di spirito Zen che sembra ObiUanKenobi, suo figlio (figura di Gesù Cristo, ho letto da qualche parte, ma se c’è un film assolutamente a-cristiano mi sembra questo, siamo lontani da Matrix molto più di quel che appare) pasticcione e la ISO “graziata”, la lacrimuccia non spunta sulla rima palpebrale. C’è giusto qualche accenno al conflitto luce-ombra che avviene nell’animo di ciascuno di noi e fine del profondo messaggio filosofico. L’aspetto davvero interessante della vicenda, la generazione spontanea di entità superiormente buone e intelligenti, date le condizioni per il loro svilupparsi, idea francamente atea ma decisamente innovativa rispetto ad altri prodotti analoghi, è un po’ lasciata in disparte. Peccato, perché da molto tempo ormai la sci-fi è il piano su cui sembra essersi spostato il dibattito neoreligioso attuale.
Bene Jeff Bridges e Olivia Wilde, avrei preferito Shia LaBeouf al posto dello slavato protagonista.

sabato 11 giugno 2011

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica



Annie ha passato gli ultimi quindici anni della sua vita con Duncan, l'essere più noioso, pedante e insulso della terra, dedito ad analizzare i più piccoli dettagli della vita di un musicista-meteora, Tucker Crowe. Il cantautore americano, dopo un album riuscito, Juliet, si era sottratto al mondo mediatico e musicale ritirandosi a vita privata senza ulteriori spiegazioni e pochi fan di tutto il mondo, capeggiati da Duncan, sono da vent'anni alle prese con l'esegesi dei suoi più piccoli movimenti. Quando sta per essere pubblicato Juliet, Naked, la versione acustica e disadorna di Juliet, Duncan e Annie manifestano opinioni opposte e il loro fragile rapporto non sembra in grado di sostenere lo scossone. Al fianco di Annie si schiera nientemeno che Tucker Crowe, deciso forse ad uscire dall'oblio...


Dopo aver letto Alta Fedeltà e Non buttiamoci giù, N. Hornby mi aveva lasciato la sensazione di essere un po' sopravvalutato e ho pensato di fare la prova del nove: la lettura in lingua originale. Devo dire che sono stata ripagata dello sforzo, perché Juliet, Naked è un romanzo godibilissimo con dei personaggi divertenti e teneri, anomali nella loro mezza età (la fascia tra i Quaranta e i Cinquantacinque non è spesso protagonista di commedie romantiche, salvo quelle che volutamente insistono sull'età dei comprimari) e nel senso di fallimento almeno parziale che li accompagna. Solo il finale è un po' troppo aperto, ma posso sempre sperare che sia andato nella direzione che desideravo io.


Ah, per chi come me ha cercato testi e video su youtube, rassegnatevi: Tucker Crowe non è mai esistito nella vita reale, e purtroppo non potremo mai ascoltare You and your perfect life. Peccato.

Lisbona - post scriptum

Quante cose avrei ancora voluto scrivere sul mio soggiorno a Lisboa, ma frenata dalle corse folli del congresso e poi dal riposo obbligato di un piccolo incidente di percorso, tutto mi sembra ora non abbastanza fresco per rilucere nella parola scritta come io lo ricordo nella mente e nel cuore.

Però vorrei lasciare per mia futura memoria e per l'eventuale utilizzo degli interessati un paio di indirizzi utili:

-A Baiuca, nell'Alfama (rua S. Miguel, 20), come già detto nel post Lisbona - parte seconda, per andare a sentire il Fado.

-la pasticceria Pasteis de Belèm, (rua de Belem, 84) ad un passo dal Mosteiro dos Jeronimos, per i pastel più buoni del mondo e tutta una gamma di pasticceria da sciogliere il cuore. Occhio alla glicemia...

-il ristorante O Prado, (rua da Junqueira 474, a Belèm), accanto al museo delle carrozze. Ottimi squaletti (pescadinhas) fritti e pica-pau (maiale saltato con olive e spezie), servizio sorridente a qualsiasi ora, aperitivi a base di lumache freschissime.

-il ristorante Pessoa, dietro piazza del Rossio: pesce alla griglia semplice e buonissimo.

-il ristorante Dom Pedro I, béco dos Invalidos 32, Cascais: cucina raffinata senza essere pretenziosa, dietro il meraviglioso municipio di Cascais, a scelta dentro una saletta stipata di azulejos o sotto i ciliegi del terrazzino. Tra i ricordi più belli della mia vita...


Per dormire:

-Residencial Vila Nova, www.residencialvilanova.com : dodici stanze con bagno privato, pulitissime, al terzo piano di una casa d'epoca, con assistenza 24/7 gentile e english-speaking e free-wi-fi dalla camera. Posizione comodissima in Marquès de Pombal.

-Assolutamente da evitare il quattro stelle dove mi hanno spedita gli organizzatori del congresso, il VIP Art's Executive, sporco, caro e con wi-fi a pagamento solo nella rumorosa hall o nel bar lounge.

venerdì 10 giugno 2011

Thor



Eccomi di ritorno dopo ferie, congresso e malattia... fresca fresca di filmone holliwoodiano.

La storia è nota e si riassume brevemente: Thor è un dio biondo e arrogante che ha per arma un martello, ma soprattutto è l'erede al trono di Odino, il padre degli dei. Dovrà governare Asgard e proteggere gli altri otto mondi dell'Universo, spesso rivoltosi e problematici. Il giorno della sua incoronazione, il fratello invidioso permette un'intrusione dei cattivi Giganti del ghiaccio nel santuario della reggia e Thor, da testa calda par sua, parte con quattro amici per far baccano. Per fortuna lo salva papino, cui tocca ricucire la tregua infranta e insegnare il buon senso al figliolo, spedendolo in Purgatorio, cioè qui da noi, dove incontra la bella astronoma N. Portman. Ed è subito amore. I due non si dicono praticamente nulla, ma nel tempo che lei impiega a investirlo col furgone scocca la scintilla di Eros. Nel frattempo scopriamo i veri natali del fratellastro di Thor, qualche prevedibile intrigo di palazzo, la curiosa natura del coma riparante autoindotto di Odino e la necessità di un ponte fisico tra i mondi per poterli raggiungere.

Il risultato è deludente. Mi dispiace, io ho un debole per i film coi supereroi e adoro Kenneth Branagh e mi piace la Portman e il fisico di questo sconosciuto biondo ultrapalestrato non è male per nulla, ma era tempo che non vedevo un prodotto così piatto. Mi avevano promesso umorismo, tono shakesperiano, romanticismo: dove li avete visti?? La trama presenta importanti discontinuità, tende alla ripetizione e talvolta sembra copiata da La spada nella roccia. Il rapporto fra i due innamorati non è approfondito minimamente. L'unico aspetto più curato è il rapporto del figliastro Loki con Odino e, di riflesso, col fratellastro, ma paragoni con l'Amleto sono fuori posto, oserei dire. I costumi sono poco credibili, plasticosi... mi hanno ricordato 300. Noioso e non all'altezza degli altri Marvel.