martedì 29 giugno 2010

Victoria - Eclipse




Victoria è un personaggio di cui si sa poco, non ne conosciamo neppure il cognome; eppure è il cattivo più riuscito della serie, con un movente validissimo per uccidere la protagonista e un amore abbastanza disperato da farle tentare una follia. La sua sicurezza di sé sfocia nell'imprudenza, e la immagino in un atto di sfida, l'ultimo.

Mi è simpatica, la sua vita nomade non mi fa rinunciare ad un look sofisticato: qui ho preso spunto da un abito di Liviana Conti, in jersey, che ho rimaneggiato aggiungendo un collo a foulard in seta, bordi e paillettes rettangolari e una sottogonna in pizzo devorè. Aggiungiamo un tutù repetto in organza di seta nera, per dare un po' di volume, e dei leggings asimmetrici di mio disegno, adatti per saltare, come direbbe il Piccolo Diavolo!

Paperine Repetto, con suola ultrapiatta e tomaia di cordino di seta opaca.
Cliccate sul disegno per vederlo in formato maggiore, non riesco a postarlo più grande di così

eaudemoiselle - Givency


Sofisticato e rétro, con un cuore di limone, basilico e ylang soffocato nel muschio, questo profumo cambia molto sulla pelle e si trasforma, ahimé, piuttosto velocemente in un ricordo un po' piatto.

Molta attenzione è stata dedicata alla confezione, elegante e aristocratica nella sua austerità che ricorda un abito in stile impero; io però appartengo ancora a quel gruppo di persone che, pur incuriosite dalla forma del flacone, vi preferiscono il contenuto.

Temo purtroppo che questa nuova fragranza, già tanto magnificata e pubblicizzata, diventi un nuovo Ange ou Démon (altrimenti detto carne o pesce?) e non si imprima nella memoria olfattiva collettiva, come non è rimasto nella mia.

lunedì 28 giugno 2010

Colazione da Tiffany

Continua il Cinetvforum, con questo gioiello di Blake Edward, uno dei film più famosi e giustamente osannati della storia del cinema.
La trama è ormai nota a tutti: uno scrittore esordiente ha come vicina di casa una bellissima donna dall'impiego equivoco e mentre ne osserva la vita tumultuosa, comprensibilmente, se ne innamora.
Il film: apice dell'eleganza della commedia sofisticata, colleziona una serie di scene dai colori pastello curatissime, divertenti, artisticamente sorprendenti, con dei momenti aurei tra cui la festa a casa di Holly, l'entrata dalla finestra in camera di "Fred", la canzone-asciugacapelli, la scalata dei tiretti della cucina per trovare i liquori e, naturalmente, la sequenza iniziale con cappuccino e cornetto davanti alla vetrina di Tiffany. Vogliamo trovare una crepa in tanta perfezione imbustata nelle petites robes noires di Givency? Questa caramella al miele e cannella, con un po' di retrogusto speziato molto nascosto dal sapor dolce non convince fino in fondo, ha qualcosa di fasullo che il libro non ha.
Il libro: crudo a tratti pur nel suo lavoro di cesello, Truman Capote disegna un ritratto di donna bambina prematuramente maturata, una Holly per cui le "paturnie" non sono dei momenti di sconforto in cui cercare consolazione: sono minuti lungissimi in cui si ha paura, si suda, si trema... in altre parole, sono crisi di panico. Quelle vere, da manuale di psichiatria. Leggere per credere. E la creatura perfetta che dal caos di una stanza ingombra di valigie trae una mise perfetta e ha un biglietto da visita che recita Holly Golightly - in transito ha appena diciannove anni; il marito che la cerca per i continenti l'ha sposata quando ne aveva quattordici e non mostra neppure di vergognarsene. Anzi. Il futuro presidente del Brasile non si lascia dietro solo una fidanzata, ma anche un erede, perso in un incidente a cavallo.
Spesso si insiste sul fatto che Capote abbia negato il lieto fine a Lulamae, ormai conscia di aver gettato via il suo inconsapevolmente amato gatto, mentre Edwards ci mostra un'idillica riunione sotto la pioggia. Provocatoriamente mi interrogo: abbandonare i propri propositi di libertà per uno scrittorucolo spiantato/spalla su cui piangere è davvero meglio della chiusa originale? In fondo, dopo la crisi il micio trova la sua giusta collocazione, in una casa calda e pulita dove sicuramente ha un nome; e forse anche Holly, o comunque sia stata ribattezzata, in Brasile o in Africa o in un altrove, avrà trovato il suo vero spazio.

martedì 22 giugno 2010

die ubermenschen

Nel piccolo acquario in cui passo molto del mio tempo (altri lo chiamano Ospedale), si sta evolvendo un nuovo tipo umano di oltre-uomini. Forse sarebbe più corretta la dizione Nietzchana classica di super-uomini, ma in questo caso circoscitto preferirei mantenere un atteggiamento prudenziale da pensiero debole e impiegare la definizione vattimiana in attesa di una verifica sul lungo periodo.
Se fosse poco chiaro, sto parlando degli anestesisti.
Vestiti solo della leggera tuta azzurra da sala operatoria, per necessità di asepsi o forse per un'affinità spirituale con i Puffi, negata alla coscienza, si aggirano per i corridoi preferibilmente soli o in coppia con l'atteggiamento sicuro di men on a mission.
In consulenza, aprono le porte dei reparti rigorosamente a doppio battente: in alcuni casi specifici tale apparizione è corredata da un commento sonoro wagneriano che chi scrive ode in diretta dall'iperuranio, cantato da cori angelici. Nel caso la porta del vostro reparto non contempli due battenti, probabilmente lo specializzando anestesista svelle uno stipite per posizionare prontamente una nuova anta.
Alcuni di loro si occupano precipuamente di pazienti semi-critici dislocati in vari reparti internistici, ovvero giungono provvidamente in dette strutture inferiori dove illuminano la stanza con la loro sapienza, permettendo un notevole risparmio di elettricità: sono riuniti in una nuova divisione itinerante detta MEGA. Tutto maiuscolo. Non so se ciò nasconda un acronimo o se sia un indizio di un particolare modo di pensiero. Però dopo aver scoperto che la suoneria del loro cercapersone è la colonna sonora di Mission Impossible i miei dubbi si sono fatti più acuti... a meno che, certo, non si tratti di una lodevolissima forma di autoironia, in un distretto di competenza davvero ostico.
PS non so come si fa a mettere la dieresi sulla u di ubermenschen. Sono gradite istruzioni!

sabato 19 giugno 2010

Irina Palm

Dramma inglese travestito a tratti da commedia, racconta di Maggie, una nonna vedova che per pagare al nipote leucemico un viaggio della speranza è costretta ad accettare un lavoro in un pornolocale, divenendo una celebrità nel settore.
Anni dopo Full Monthy, il cinema inglese torna a riflettere sulle conseguenze della crisi economica e sullo svilimento che essa spesso impone all'Umano della porta accanto. Così una dolce sessantenne si ritrova con il "gomito del seghista" senza nessuna possibilità di aspirare a qualcosa di più.
Il passo successivo nell'analisi di questa discesa agli inferi suburbana è la riprovazione ipocrita della società, in primis -l'amica che sostituisce la protagnista con una vicina più adeguata, ma che era amante del suo defunto marito- e del figlio, che non accetta le scelte della madre ma non è riuscito a trovare né un impiego né un prestito (questi, forse, ulteriori motivi di riprovazione nei confronti della genitrice...)
Il tutto costruito senza affettazioni, con un romantico gestore di locale equivoco preso a prestito da Kusturica e una nuora realista e convincente. Si segnala per la delicatezza e la mancanza di scene volgari e di umorismo da osteria, rara avis.

giovedì 17 giugno 2010

Horror vacui

Gli esami sono finiti. Sono stati imbarazzanti e abbastanza inutili, ma sono giunti al termine.
I poster sono stati inviati, gli articoli sono stati proposti. Ho persino rinnovato l'assicurazione professionale, ho capito come pagare le tasse (e ho anche scoperto il loro ammontare...), forse l'oftalmoscopio -questo oscuro oggetto del desiderio che aspetto ormai da mesi- è finalmente arrivato.
Continuo a non saper parcheggiare, ma in fondo ho ancora due opzioni: guidare un tank con la Kasco o proseguire imperterrita nell'uso dei mezzi pubblici.
Giunta a questo punto... COSA FACCIO????
Pensavo di godermi un po' in santa pace l'horror vacui che segue le scadenze, con cui tutti abbiamo un rapporto ambivalente in cui però prevale l'amore, ma mi sono ritrovata all'improvviso travolta da un'insolita serie di guardie nel grigio cielo di giugno. Nell'azzurro mare sarebbe stato forse meglio, ma il meteo è poco collaborante con noi postmoderni affetti da citazionismo. Dato l'aspetto quasi-monsonico della pioggia incessante, ho anche dovuto rinunciare alle paperine. Le ho sostituite con una canna da pesca e orribili pantaloni a pinocchietto (this is not exactly a fashion statement).
Conclusione: approfittate finché potete di quella adorabile confusa lieve angoscia del vuoto, perché verrà riempito anche troppo presto!

venerdì 11 giugno 2010

Io e Annie

Tra i numerosissimi film di Woody Allen questo spicca come uno dei grandi capolavori della prima metà di carriera.
Alvy vive a New York, è un colto attore ebreo con la convinzione semipatologica che l'antisemitismo non sia un ricordo del passato e uno sviscerato amore per la sua città. Nel mezzo dei suoi tormenti filosofico-politici irrompe la bella Annie (Diane Keaton), cantante non eccezionale di famiglia upper-class.
Alvy ci racconta in un lungo flashback la storia altalenante di questo amore, che sappiamo già concludersi con una divisione -del resto, Woody Allen è un genio, ma chi mai potrebbe sopportare una vita con lui? e si sa che i suoi personaggi sono somiglianti figure dell'originale! -tra digressioni psicanalitiche e battute fulminanti (sono vent'anni che vado dallo psicanalista: gliene dò ancora uno, poi vado a Lourdes; "guarda, usa un sapone nero! Forse questo mi dice qualcosa... Chi usa un sapone nero per lavarsi la faccia??).
La morale di questa storia, come direbbero i nostri nonni, è che anche quando si dimostrano fallimentari, le relazioni umane sono il sale della vita e del mondo, senza le quali nessuna crescita personale sarebbe mai possibile. Come in Manhattan, Allen non condanna l'uomo moderno alla sfiducia e alla desolazione, ma lo invita ad accogliere con spirito aperto le sfide di un nuovo giorno, anche portandosi dietro tutte le nevrosi a cui siamo troppo affezionati per rinunciare.

giovedì 10 giugno 2010

Becoming Jane



Il mio primo film visto con il Cinetvforum di Gegio (vedi blogroll) è stato un godibile biografico sulla Austen, colonna della letteratura inglese. Troviamo qui una giovanissima Jane (Anne Hataway), graziosa e intraprendente, ambita da più di un corteggiatore che lei invariabilmente rifiuta. Finché nella sua quotidianità non si affaccia l'Amore, uno studente di giurisprudenza poco incline a seguire le regole della rigida etichetta inglese (James Mc Avoy), ancora più stringente nelle lande di campagna di quanto già non fosse nella capitale.


Durante il sorgere di questa passione la protagonista è circondata da una varia umanità che sembra presa a prestito in toto da Pride and Prejudice, le cui pagine la vediamo abbozzare nei momenti di riflessione; si sfiora qui l'effetto Shakespeare in Love, in cui la vita e il romanzo si sovrappongono con poca credibilità biografica, anche perché in questo caso non rendono giustizia all'intento sottilmente ironico e di denuncia del romanzo, che ha un respiro più ampio rispetto alle disavventure di una singola fanciulla, ma riflette la condizione generale della donna del tempo. Inoltre sarebbe stato opportuno inserire qualche riferimento in più almeno a Sense and Sensibility, scritto in un'epoca più vicina a quella descritta, a Mansfield Park -vera gioia di chi ama il lato più tragico e caustico della Austen- e a Northanger Abbey, di cui non si fa accenno neppure durante la visita che Jane fa a Ms Radcliffe.


Tra un pretendente-Mr Collins che si rivela molto più profondo e buono del suo corrispettivo letterario, e una nobildonna campagnola-Lady De Bourgh, Tom Lefroy, interpretato da un Mc Avoy quanto mai fuori ruolo, è una curiosa crasi tra Wickham e Darcy, completamente sorpassato dalla volontà di autodeterminazione e rettitudine della sua amata, che ha mostrato, con la sua vita prima che con le sue opere, il complicato e delicato rapporto tra ragione e sentimento.



mercoledì 9 giugno 2010

The short second life of Bree Tanner

Un breve divertissement con più risvolti commerciali che letterari, questa novella nata da una costola di Twilight è, purtuttavia, godibile e fresca.
Bree è una dei vampiri creati da Victoria nel tentativo di eliminare Bella; è piuttosto mite, intelligente. Tiene un basso profilo, tutto ciò che vuole è rimanere in vita, ma noi sappiamo già che questo finale le è precluso.
Il coro di personaggi secondari è da sempre il punto di forza di Stephenie Meyer, che -nonostante una protagonista inetta e lamentosa come Bella- ci ha fatto appassionare con le vicende dei Cullen; anche in questo caso l'interesse è osservare fatti noti da un punto di vista differente. Per questo speriamo ancora che Midnight Sun venga ripreso, per questo la parte centrale di Breaking Dawn è la migliore delle tre.
Bella chiusa, che ci rivela qualche scambio di pensiero ben diretto tra Bree e "il rosso", ovvero Edward: come al solito, sempre a questi tocca farsi carico di spiacevoli verità e gratitudini difficili da sopportare.
Fino al 5 Luglio il libro è disponibile online alla pagina www.breetanner.com

domenica 6 giugno 2010

grand hotel



Cristicchi ci mostra ancora una volta come trattare con poesia temi scabrosi che allontaniamo dalla mente con facilità, per quieto vivere. L'ultimo valzer, per esempio, accende una luce sul disturbante problema della vecchiaia parcheggiata in casa di cura, come spesso accade, e con ironia leggera lo trasfigura in una splendida, antica storia d'amore.

Nello stesso album Grand Hotel anche Insegnami, la sanremese Meno Male, La vita all'incontrario e altre otto liriche con testi di rara purezza. L'ultimo valzer, in particolare, ha recentemente vinto il premio Mogol, e io trovo che davvero lo meriti.

mercoledì 2 giugno 2010

Dogma


Riproposto ieri in prima serata, questo film surreale di Kevin Smith è stato molto criticato per i contenuti violenti e l'atteggiamento anticristiano. La mia impressione è che la violenza di molti reportage giornalistici sia molto superiore, data l'esplicita cifra iperbolica e scanzonata dell'opera. Quanto alla critica religiosa, mi pare più rivolta a certe strettoie del sistema Chiesa e ai cosiddetti cattolici dalla fede tiepida che non all'effettiva struttura teologica né tantomeno alla Divinità, che anzi viene trattata con leggerezza affettuosa.

In particolare, tra le frecciate più riuscite, quella all'ignoranza dei cristiani in merito alla loro stessa dottrina: se dici che sei Metatron ti guardano stralunati, citi una pellicola con Charlton Eston e diventano tutti professori di teologia... Ecco, magari un po' di preparazione sulle nostre radici, anche religiose -da cui, non importa il credo personale, non possiamo prescindere -ci eviterebbe qualche strale ben diretto.

Commovente il primum movens dell'angelo ribelle Bartleby, che si sente rifiutato dal suo grande, unico amore, Dio. E commovente anche la benevolenza e la compassione di Lui. Ops, Lei. Che è interpretata da Alanis Morisette e, come ho sempre creduto, ha un meraviglioso senso dell'umorismo.

martedì 1 giugno 2010

Strike - The Baseballs

Mi è capitato per caso di sentire una delle loro"creazioni" e sono rimasta piacevolmente colpita da questo gruppo tedesco relativamente recente. Trattasi di cover di canzoni ultranote, pop o dance, rivisitate in chiave Happy Days, con un risultato abbastanza originale e gradevole all'ascolto.
Per dire la verità, ho apprezzato alcune di queste versioni più dell'originale: Umbrella di Rihanna, motivetto francamente irritante e idiota, si è trasformato in tre minuti di surrealismo!
Forse però il pezzo migliore è Hey, there, Delilah, davvero orecchiabile.
Non penso che il futuro della musica sarà scritto da questi esperimenti, ma se state preparando gli esami (è l'epoca...), se mandate abstracts ai congressi pregando che ve li accettino (è l'epoca pure per questo...) o se semplicemente non siete inclini a concentrarvi sulla dodecafonia o altro tipo di progetto futurista finemente intellettuale ad alto tasso di incomprensibilità ed ermetismo, un ascolto non andrà sprecato.