giovedì 31 dicembre 2015

Un pesce di nome Wanda

Di C.Crichton, con J.L.Curtis, K.Kline, M.Palin, J.Cleese. 1988

Dopo una grossa rapina, un gruppo di malfattori si divide: i due amanti Wanda e Otto fanno imprigionare il capogruppo, George, che confida il bottino al suo fedele secondo, il balbuziente Ken che ha un debole per gli animali (in particolare un meraviglioso acquario di pesci tropicali). La femme fatale Wanda riesce ad irretire l'avvocato di George, e spera di poter arrivare grazie a lui al nascondiglio della refurtiva... ma scopre che l'avvocato è molto più interessante dello stupido e volgare Otto.

Mostra immagine originale
Notissima commedia dell'assurdo, demenziale ma divertentissima, fa davvero morire dal ridere. Apparentemente questa la sorte che tocco', nella realtà, ad un povero audiologo danese, che per lo sganasciamento subi' un attacco cardiaco fatale!


I due personaggi più geniali sono, a mio parere, il timido Ken e l'educatissimo avvocato Archie, entrambi interpretati da due ex-Monty Python: il secondo, Cleese, oltre ad essere veramente avvocato, è anche coautore della sceneggiatura del film, per la quale guadagno' una nomination agli Oscar e ai BAFTA.

C'è un po' di amarezza qua e là, una puntina di acido, tanti spunti surreali, ma anche la soddisfazione di un finale lieto. Non c'è violenza, perché non ce n'è bisogno. La regia è piena di brio e rende bella e interessante Jamie Lee Curtis. Esilarante.

sabato 26 dicembre 2015

Episode VII. Il risveglio della forza

Di J.J.Abrahams, con H.Ford, C.Fisher, A.Driver, D. Ridley, J.Boyega. 2016

Ho aspettato fino ad ora a scrivere la recensione, che sarà ovviamente carica di SPOILER: siete avvisati.

Trent'anni dopo la conclusione della trilogia classica, la galassia è ancora in pieno travaglio. La risorta Repubblica latita, le periferie sono povere al limite della miseria, e un misterioso Primo Ordine cerca di riportare l'Impero ai suoi oscuri fasti. Ad arginarlo, la Resistenza di quegli antichi ribelli ormai stanchi. Entrambe le fazioni cercano di ritrovare l'ultimo Jedi, Luke Skywalker, ritiratosi in autoesilio da anni. La mappa che conduce a lui è affidata al robot BB-8 e alle cure di una strana ragazza, Rey, accompagnata da uno stormtrooper disertore e da Han Solo, sempre nel personaggio della canaglia intergalattica.

Un buon film d'azione... se non avete mai visto uno Star Wars Originale. Ci sono ancora più esplosioni che in Spectre. C'è una colonna sonora senza un tema accattivante (quando persino Williams ti abbandona è proprio segno che l'apocalissi è alle porte), c'è un droide bellissimo che tutti vorremmo tra i piedi e un po' di bravi giovani con voglia di fare. C'è persino una protagonista fanciulla, per le Pari Opportunità, e un coprotagonista di colore, così Hollywood è soddisfatta.
L'impressione di vedere un remake è intensa, fino a quando non si arriva alla madre delle strizzate d'occhio: l'arrivo in scena di Han Solo e Chewbacca. Non ho potuto fare a meno di immaginare l'oculista di JJ che lo rincorreva per salvargli la cornea dallo schiacciamento irreparabile, e non mi sono più liberata della recensione pre-film di Ortolani (se non l'avete letta, fatelo qui).
Han Solo fa il suo lavoro fino in fondo e salva il film dall'essere un disastro completo: come al solito il suo personaggio è adorabile, ironico, pieno di sorprese. Appena lo si vede ci si stringe il cuore, ci si sente subito a casa, e si coglie il vero motivo per andare a vedere il film. Peccato che SPOILER!!! dal prossimo giro qualcun altro dovrà tirare la carretta.

La catastrofe è dietro l'angolo non appena si esplorano due punti focali della tradizione di Guerre Stellari: i cattivi e la trama.

Partiamo da quest'ultima. Alcune lacune logiche mi hanno irritato, ma per gli entusiasti sono solo la promessa di tanti enigmi ancora da risolvere, ovvero: perché nonostante l'antica vittoria i Ribelli sono ancora pieni di pezze e senza mezzi, seminascosti e sperduti nella galassia? E il Primo Ordine da chi viene così riccamente foraggiato? Il ridicolo Snoke da dove arriva? Altri degli scivoloni sono meno difendibili, per esempio il fatto che ormai non esiste più un apprendistato Jedi. Trovi una spada laser d'epoca e diventi subito un talento naturale autodidatta. Della "lavatrice" R2D2 che si risveglia solo quando serve non so cosa dire.
Manca un guizzo, un'idea veramente originale, ma soprattutto questo episodio difetta di coraggio: è stato costruito per compiacere un pubblico sicuro. Ogni episodio di Lucas, anche i più vituperati, ha una filosofia, una costruzione politica e un'estetica molto strutturate, e si prende delle pause dal trambusto per svilupparle. Qui no: non lasciate ai fan tempo per meditare, che altrimenti s'annoia! Sembra che ci sia Dashiell Hammett alla sceneggiatura, "se non sai cosa far succedere in una scena, fai entrare un personaggio con una pistola. Che sparerà".


I cattivi si sgretolano... Snoke sembra l'ologramma di Gargamella, ma ci sono due anomalie importanti che mi turbano: uno stormtrooper che diserta preso da pietà e che cinque minuti dopo spara ai suoi ex compagni senza rimpianti è un po' fuori luogo, ma Kylo Ren che ha le crisi pantoclastiche quando è in preda al disappunto è... imbarazzante. Non trovo altra parola. Idem per il fatto che porti una maschera di cui non ha bisogno alcuno, ma la tolga senza problemi a gentile richiesta, mostrando uno sguardo squilibrato... e un naso di proporzioni imperiali. Ogni nodo così viene al pettine: se Han Solo è la colonna portante della fazione buona, con cui si empatizza facilmente, Anakin è il solo vero protagonista delle due trilogie lucasiane, e qui la sua assenza è un dolore continuo, un vuoto opprimente per colmare il quale non basta neppure un parricidio annunciato. 

venerdì 18 dicembre 2015

LOL (Laughing Out Loud)

Di L. Azuelos, con S.Marceau, C.Theret, 2008

Lola, detta Lol', e le sue due amiche liceali ci danno uno spaccato della vita di un adolescente della buona borghesia parigina (ma non solo): zero impegno, famiglie spesso traballanti, qualche canna, un po' di sesso, e infinite paranoie sugli ultimi due items. 

Mostra immagine originale
Profondamente divertente, diventa sfumatamente disturbante per quanto  di vero ci sia sotto la patina superficiale e disimpegnata del prodotto finale.


I protagonisti sono tratteggiati con abbastanza cura, ma non sono accattivanti... adulti e ragazzi, sono tutti ugualmente insicuri, persi, pasticcioni, inconcludenti.

Gli adolescenti sono al limite dell'insufficienza mentale: anche se il tuo emisfero destro occupa larga maggioranza del tempo a fantasticare su storie sentimental-erotiche, dovrebbe ancora essere a disposizione una porzione, seppur minima, che permetta di svolgere qualche ristretta funzione della vita quotidiana, quale aprire un libro di tanto in tanto o presentarsi a tavola dopo la terza chiamata. Sti ragazzi non fanno nulla, da mattina a sera, ma riescono a presentare delle pagelle con voti risibili (degni di Usagi Tsukino): 2 di Fisica? considerando che i voti in Francia sono in ventesimi? 

Il vero problema, pero', disegnato con un certo acume, sono i genitori, la generazione di ex-sessantottini che manca agli occhi dei figli ( e degli spettatori) di qualunque autorevolezza: Sophie Marceau è particolarmente divertente, perché sembra la versione cresciuta del suo celeberrimo personaggio de Il tempo delle mele. Divorziata ma ancora si intrattiene col precedente marito, rappresenta perfettamente una personalità che non ha il coraggio delle sue decisioni, e neppure dei suoi fallimenti, che si è vantata della distruzione degli archetipi di decoro e ora ne teme le conseguenze sulla propria prole (dalla liberazione sessuale femminile al consumo di droghe). Dolce e gentile, scervellata al punto giusto per rispondere alla bambina che le chiede quale sia la sua materia preferita: "Cachemire, tesoro". Una perla.

Sotto l'aspetto frivolo è quasi un film di denuncia... molto divertente se lo si guarda con distacco. Poi quando vedo praticamente imporre la pillola a ragazzine di 14 anni ancora assolutamente illibate con l'emicrania comitata e le madri rifiutano di sospenderla, piene di terrore all'idea di diventare nonne, lo trovo meno divertente e più amaro.

giovedì 3 dicembre 2015

Jude



Di M.Winterbottom, con C.Eccleston e K.Winslet, 1996

Mostra immagine originaleJude è un contadino che sogna di fare l'universitario e, dopo un rapido malriuscito matrimonio, a tal fine si trasferisce in città, dove incontra la cugina Sue, ribelle e affascinante. refrattaria alle relazioni ufficializzate dalla Chiesa, istituzione in cui non crede. Dopo un matrimonio sbagliato anche per lei, per par condicio, i due fuggono insieme e hanno due figli, oltre ad accogliere il primo bambino di Jude, avuto dalla prima consorte. Ma poi...


Anche senza voler indulgere in più spoiler di quanto abbia già distribuito, non posso non dire che questo dramma è brillante e recitato in modo luminoso, ma ha un finale pesante come un macigno. Cio' che non poteva mancare considerando l'origine della sceneggiatura, cioè Jude de Obscure di Thomas Hardy. Per questo autore, uno dei più grandi del romanticismo inglese, natura e società (col suo correlato religioso, esenziale all'epoca) sono due essenze che si sono scurite nel corso della sua lunga carriera, come legni tropicali: non che sia mai stato propriamente gioioso, ma quale parabola da Via dalla pazza folla a Tess dei d'Urberville fino al povero Jude...

La regia è un po' anonima, ma i due attori sono ottimi. Non conoscevo lui, ma ho sempre apprezzato moltissimo lei, che qui era giovanissima e già superba. La fotografia è essenziale, minerale, e soffusa di grigi che richiamano quella pietra che Jude è costretto a lavorare nonostante tutta la sua erudizione. Secondo me Ken Follet ha cercato di rubargli qualcosa, nella stesura de I pilastri della terra. In conclusione, il film è meritevole, ma non riservatelo ad una serata depressa.

martedì 1 dicembre 2015

La principessa Sissi

Di E.Marischka, con R.Schneider, M.Schneider, K.Bohm

Sissi (che poi in casa chiamavano Lisi e non era principessa ma duchessa) vive felice e inconsapevole tra le montagne bavaresi, fino a quando non viene costretta ad un giro turistico forzato in cui incontra il giovane Imperatore d'Austria. Peccato che lui, prontamente invaghitosi della fanciulla in fiore, sia destinato a sposare la di lei sorella.

Lo diciamo subito e ci togliamo il dente: da un punto di vista storico questo film e i suoi due seguiti sono deplorevoli. Persino nel titolo ci sono due errori evidenti, senza parlare della descrizione zuccherosa di una figura storica assai ambigua. Sisi (come la chiamavano a corte, ché pure nei soprannomi era doppia) era lunatica più che ribelle, instabile, se ne andava in giro di notte scappando da apposite scale con passaggio costruite per lei ed era un'anoressica rompipalle (e non è un giudizio negativo medico, è che l'etichetta di corte imponeva che una volta alzatasi da tavola lei tutta la corte smettesse di mangiare. Poiché si allontanava subito, 'sti poveri affamati poi dovevano raccogliere gli avanzi in cucina, di nascosto).
C'è inoltre una cosa che non ho mai capito: Maria Antonietta era stata educata a Schonbrunn da Maria Teresa, e, trasferitasi in Francia, dove vigeva un rigido cerimoniale di corte spagnolo di non so quale Carlo, veniva considerata un po' zotica. Questo avveniva quasi cinquant'anni prima dell'arrivo a corte di Sisi, che a questo punto, per parer villana, cosa doveva fare? Oltretutto nel film le viene giusto ripetuto che gli Asburgo seguono il cerimoniale spagnolo... L'hanno recuperato dalla corte di Francia proprio prima della ghigliottina? Avevano irrigidito i costumi per andar controcorrente?

Il film sembra costruito sul parallelo di coppie genitore-figlio completamente in antagonismo: da un lato Sissi con suo padre, fiero derisore di ogni etichetta e devoto a Bacco e Tabacco (fors'anche a Venere); dall'altro Franz con la madre Sofia, qui ovviamente disegnata come un'arpia senza cuore, ma in realtà dedita ed onestissima statista che si faceva, come il figlio, un gran fondo da mattina a sera.

Mostra immagine originale

Allora perché, nonostante questi limiti evidenti, dopo sessant'anni ancora la trilogia di Sissi ha questo grande successo? Perché ha dei grandissimi pregi. Ci fa sognare che c'è una principessa in ogni ragazzina scapigliata e irriverente. Che c'è una ragazzina in ogni principessa coperta di pizzi. Che i principi ligi e lavoratori scelgono le loro mogli ascoltando il cuore e non la ragione (perché sappiamo tutti che Helena sarebbe stata per lui miglio partito!). Che la forza di volontà, la dolcezza e l'amore per la natura ci regaleranno il lieto fine.
E poi perché è ben realizzato, come una bomboniera. Tutto è bello, a partire dagli attori, con in testa la radiosa Romi e sua madre, fino a palazzi, cavalli, cervi e uniformi. La sceneggiatura è semplice, ingenua, ma efficace, e i costumi e gli ambienti sono irrealisticamente sfarzosi.
Insomma, da amare contro ogni buon senso.