sabato 27 agosto 2011

9



Cartone animato atipico, girato in slow-motion a basso budget, narra la vicenda di strani esseri di stoffa sopravvissuti al tramonto dell'umanità.

L'ultimo a sorgere tra questi, in una strana camera piena di fogli di appunti, è un tenero omuncolo con un 9 dipinto sulla schiena, che presto incontra i suoi fratelli, riparati in una chiesa. Vivono infatti come sotto assedio, in un mondo in cui gli umani sono estinti, il sole è stato oscurato da gas mefitici e la poca luce presente deriva dall'elettricità presente nell'aria. Le macchine con intelligenza artificiale hanno ucciso ogni forma di vita, e sono ormai quasi scomparse: ne rimane solo una, somigliante ad un cane, che dà loro la caccia spietatamente e cerca -e trova, grazie a 9- un chip utile a far ripartire la macchina originaria.

La trama è intelligente, ma non sconvolgente. Le vere virtù del film sono la squisita delicatezza di sentire dei nove pupazzetti, che riassumono le complesse sfaccettature di un'anima, e l'ambientazione post-atomica piena di bagliori oscuri e ombre crepuscolari. Finale apparentemente ottimista... rischia di strapparvi una lacrimuccia.

martedì 23 agosto 2011

Piovuto dal cielo



Danny è un sognatore fidanzato con un arrivista, Trudy: è sempre un pessimo abbinamento. Quando lui scopre le infedeltà di lei e le sue piccole e grandi bugie, l’abbandona durante un barbecue a bordo di una sdraio su cui ha legato dei palloni gonfi di elio e atterra nel giardino di Glenda, un vigile urbano timida e ingessata.
Poiché quest’ultima ha il volto Preraffaelita di Miranda Otto, trovo alquanto strano che la gente della sua città sia abituata a considerarla una zitella senza possibilità romantiche, ma tant’è. Forse è vero che l’Australia è l’ultima terra delle meraviglie. Danny, sotto mentite spoglie, inizia una nuova vita nella cittadina di Clarence, dove ispira campagne elettorali e corsi di disegno, mentre Trudy tenta la scalata al successo come quasi-vedova inconsolabile ad alto potenziale mediatico, accompagnata da un orribile, mascellone, viscido cronista.
D’accordo, mi sono consegnata alla commedia sentimentale di poco peso, ma che male c’è? È divertente! E il cinema australiano mostra di avere buone carte da giocare anche su questo territorio, benché questo particolare esemplare non brilli per ritmo o per sorprese finali. Ah, un’ultima curiosità: il film è ispirato ad una storia vera, è esistito davvero qualcuno matto abbastanza per involarsi a bordo di una spiaggina aerostatica.

sabato 20 agosto 2011

Norvegian Wood


C'è stato un tempo, non molto lontano e che ancora estende le sue propaggini alla contemporaneità, in cui il suicidio giovanile era una delle grandi piaghe del Giappone, paese che in pochi anni fece un balzo enorme dal retrivo periodo Meiji agli anni della guerra, all'apertura all'Occidente con la conseguente Americanizzazione massiva della fascia d'età più giovane.
Proprio in questi tempi, Watanabe Toru, cresciuto a riso, Dickens e Fitzgerald, procede alla sua dolorosa educazione sentimentale, diviso tra la figura angelicata e fragile di Naoko e quella vivace, curiosa e vitalissima di Midori. A consigliarlo, due comprimari di grande fascino: Reiko, una quarantenne reduce da un lungo viaggio verso la salute mentale, e Nagasawa, giovane cinico ma saggio. Toru, come il giovane Holden, ha orrore di tutto ciò che è ipocrita e phony, facilmente integrato nella società: si sforza quotidianamente di essere onesto con chiunque lo circondi, a prezzo di grandi rinunce.
E' stato incredibilmente facile per me immedesimarsi nei suoi dubbi, nella sua quasi-frontalità, nel desiderio di vivere, nonostante le enromi differenze di carattere che mi separano da un ragazzo dei Seventies di Tokio. Anche a me piace stirare e osservare come un cencio grinzoso ritrovi la sua dignità di abito, per esempio, e se questo vi sembra un dettaglio marginale dell'esistenza, forse questo libro non fa per voi.
Murakami sa descrivere con maestria quella orribile, straniante sensazione che acompagna la prematura morta di una persona vicina: quando per la prima volta l'ho conosciuta avevo tredici anni e la donna che aveva rincorso e raggiunto la sua fine era più una conoscente che un'amica, ma l'assurda realtà del suo permanere eternamente sospesa nella mezza età, innaturalmente interrotta, mentre tutti noi faticosamente procedevamo lungo il naturale cammino, mi comunicò l'impressione che la realtà circostante avesse fatto un balzo in avanti costringendoci a rimanere immobili ad osservare uno strano enigma, un fermaglio a forma di farfalla che brilla nell'ombra.

giovedì 18 agosto 2011

Trainspotting



Il Trainspotting del titolo si riferisce all'oziosa attività di osservare i treni in corsa, senza salirvi. Così i personaggi di questo dramma grottesco affrontano la loro esistenza: vegetano ai margini di una società disprezzata che sbirciano tra le nebbie dell'eroina, rifiutano la Vita e le derise costrizioni del mondo occidentale, visto come un castello di mutui a tasso fisso, rate della macchina, moglie-amante-figlioli ignorati.

Mark e i suoi amici, SickBoy, Spud, Tommy e Bagbie passano da una disintossicazione all'altra, ma il desiderio implacabile di obnubilamento li perseguita, disumanizzandoli. Sopravvivono tra furti, frodi e razzie in casa, destreggiandosi tra relazioni fallimentari e incontri sessuali a rischio, proprio negli anni di massima diffusione dell'HIV.

Una via d'uscita forse è possibile, ma la critica di D. Boyle alla nostra struttura societaria è abbastanza feroce da mettere in dubbio che il rientro nella Vita, come intesa dall'uomo medio di fine Novecento, sia una soluzione -o almeno un argine- alla totale disgregazione dell'Essere. Grande interpretazione di Ewan McGregor.

mercoledì 17 agosto 2011

I Miserabili




Che libro meraviglioso. Un vero romanzo. Romanzo è innanzitutto quello Romantico, Ottocentesco, che oltre ad una visione filosofica presenta soprattutto dei personaggi in una trama solida e avvincente, che si fonde nella Storia. Come l'Italia ha avuto Manzoni, l'Inghilterra Scott e la Russia Tolstoj, la Francia ha avuto Hugo.


Jean Valjean è appena uscito di galera e nessuno lo accoglie, se non un santo, il Vescovo Myriel, che per la prima volta dopo tanto tempo gli riserva la dignità di essere umano e lo costringe a mettere in discussione il concetto di coscienza. Risvegliatosi alla vita della giustizia, crea un piccolo impero operoso sotto lo pseudonimo di M. Madeleine e riceve la preghiera di Fantine, una ragazza madre, di occuparsi di Cosette, la bambina di lei. Allo stesso tempo, però, il solerte poliziotto Javert lo riconosce e ritarda i suoi piani. Quando Jean Valjean riesce ad evadere nuovamente dalla carcerazione autoinflittasi per salvare la vita di un innocente, in una delle scene più poetiche della storia della Letteratura, incontra Cosette e la salva da una vita di stenti e di umiliazioni, come la conduceva presso gli odiosi Thenardier.


La storia è ancora molto lunga, e riunisce Marius, l'avvocato barone bohémien più romantico e più sciocco e più adorabile del mondo, Eponine, la ragazza di strada con un cuore nero ma pulsante, Gavroche, il folletto dal cuore puro, Enjolras, il patriota amante della Patria, tutti legati da un unico filo conduttore che è il desiderio di Hugo di creare un enorme affresco a tesi in cui esporre la sua idea politica e riassumere la sua visione del mondo suo coevo.


Il progresso, anche tecnologico, secondo lo scrittore -in una poetica che ricorda molto Tolstoj- salverà l'uomo portandolo per mano -e per gradi- verso un futuro radioso dove trionferanno gli ideali della Rivoluzione, non più adombrati dalla violenza e dalla durezza; l'istruzione obbligatoria e di massa porrà infine termine al delitto, perché esso proviene anzitutto dall'ignoranza.


Il valore storico dell'opera è incalcolabile, zeppo com'è di digressioni storiche (dalla battaglia di Waterloo ai moti del Trentadue, passando per il regno di Orleans), architettoniche (i dedali di Parigi, e le sue fogne), religiose (la vita del vescovo da un lato, piena di restrizioni volontarie ma anche di buonsenso e bonomia, il convento di clausura con la fede cieca che sfocia nel grottesco dall'altro) e le armi, e i bambini di città (i Gamins) i forzati, gli studenti...


Se questo capolavoro ha un difetto è forse un eccesso di divagazioni, poste spesso a interruzione di un passaggio denso di pathos. Infatti Hugo è maestro nel creare brani di incomparabile tensione, in cui i personaggi assumono una vera tridimensione e accompagnano i sogni dei lettori per molto tempo: mi sembra di vedere gli occhi penetranti del vescovo che dice a Jean "Ho comprato la tua anima per Dio", o di sentire l'ex forzato mentre cerca di uscire da una tomba come la Sposa di Kill Bill, o ancora di avvertire la pelle d'oca in risposta alla pericolosità dei Thénardier che si avvoltolano come aspidi in un cesto di colombe. Non si può non amare questi miserabili, e i giovani che tentano disperatamente di lasciare tali miserie dietro di loro. Superbo, indimenticabile, grandioso, scritto in una lingua di sublime purezza (ho faticato un po', ma in lingua originale rasenta la perfezione). Vi basta? Se non vi ho convinto, provate per credere.

martedì 16 agosto 2011

Scott Pilgrim vs the world



Toronto. Scott è un geek di 22 anni, assorbito dall'Universo del Videogioco e dalla rock band per cui suona il basso. Nel suo recente passato, una storia d'amore infelice con la cantante di una band rivale; nel suo presente una ragazza adorabile, Knives, che non riesce ad amare, compreso com'è nel suo lutto sentimentale. Lutto che viene bruscamente interrotto dall'arrivo della newyorkese Ramona Flowers, esotica nel colore dei capelli e nel vestire sciatto. Per continuare ad uscire con lei Scott deve affrontare e distruggere i suoi sette (7!!!) malvagi ex (tra cui una donna: non sono io che moraleggio, è Scott a rimanerne tanto sconvolto) e -forse-capire qualcosa di sé. Ma ripensandoci, magari quest'ultimo achievement non è poi così essenziale.

Ci sono diversi lati positivi in questo film indie: il primo è il cast, con M. Cera (Juno), A. Kendrick (Tra le nuvole e Twilight Saga), M.E. Winstead e K. Culkin. Tutti bravi a reggere le loro parti, per quanto demenziali, e a rendere simpatici i personaggi ironici del film, tra cui spiccano la sorella perfida e il compagno di letto gay di Scott. L'altro lato interessante è l'innovazione grafica e di montaggio del film, a metà tra il fumetto coreano e il videogioco delle origini (con Scott che abborda le ragazze chiedendo loro "tu lo conosci Pacman?" -risposta intelligente: "non di persona").

I problemi -grossi- sono l'assoluta e colpevolmente deliberata assenza di trama, la ripetitività, la mancanza di introspezione, la violenza offensiva dei colori fosforescenti. Abbastanza sconclusionato, decisamente sopravvalutato.

lunedì 15 agosto 2011

Fare gli Italiani - Officine Grandi Riparazioni



Abbiamo approfittato della giornata di Ferragosto per fare una passeggiata e cosa scopro? La famosa mostra "Fare gli Italiani-150 anni di storia nazionale" di cui tutti parlano è stata allestita proprio dietro casa mia, alle Officine Grandi Riparazioni.

Accanto alle vecchie carceri e dietro al Politecnico è stato recuperato un enorme fabbricato industriale un tempo adibito alla riparazione delle locomotive e dei vagoni ferroviari. Gli edifici di tal fatta esercitano sempre un grande fascino e il loro riutilizzo a fini divulgativi-artistici è una buona abitudine che viene dal Nord. E' pur vera però la riflessione del mio compagno di avventure: che tristezza pensare che gli impianti produttivi vengono spostati in Polonia e in India e qui utilizziamo le antiche fucine come sala espositiva.

La mostra, un percorso interattivo con pochi reperti ma tanti dati, filmati e suggestioni, è inusuale (almeno per me che non frequento spesso questo genere di allestimenti), interessante e bella. Si sviluppa senza lesinare particolari ed effetti speciali, coprendo l'arco di tempo tra il 1830 e il 2010. La sua unica pecca è di essere un po' troppo sfacciata nella sua manifesta tendenza alla sinistra radicale. Anche senza essere tacciati di Revisionismo, ci si poteva sforzare di essere più clementi con il Fascismo, il Papato e la Democrazia Cristiana, non fosse altro perché -nel bene e nel male- hanno molto contribuito a fare gli Italiani. Comunque la mostra vale davvero la pena di un giro e si merita un Otto e mezzo. Felliniano.

In biglietteria ci hanno offerto, allo stesso prezzo del biglietto singolo in quanto possessori di carta Fnac, l'estensione alle altre due mostre presenti, "Stazione Futuro" e "Il futuro nelle mani": mai visto niente di più scandalosamente intello e futile. Intello è un epiteto francese che vale praticamente un insulto, e si riferisce a quelle persone che vogliono darsi arie da grandi intellettuali ma normalmente nascondono sotto una arrogante prosopopea un vuoto imbarazzante. Trattasi nel primo caso di percorsi tra mini allestimenti, corredati da qualche aforisma estrapolato da chissà che contesto e un paio di video di un pessimo 3-D, sulle varie declinazioni dello sviluppo futuro. Cosa mangeremo tra dieci anni? Insetti, un sacco di asiatici già lo fa. Come saranno i mobili dei prossimi anni Quaranta? Di carta. Et cetera. Prove a suffragio di queste tendenze: zero. Grafici totalmente privi di senso (p.e. la distribuzione dei dominii internet in Italia: cosa si intende? tempo trascorso su un dominio, inaugurazione dello stesso... e poi, avete spiegato cos'è un dominio? tutti usano la parola, ma dubito che si sappia poi bene cos'è) e musiche irritanti. La seconda mostra satellite è raccolta in una stanza dove i pochi manufatti interessanti sono tutti della stessa officina, e ha tanto l'aria di uno spazio pubblicitario. Se il futuro è davvero così, pieno di idee un po' vaghe ammantate di fumo, temo che siamo seduti per terra...

domenica 14 agosto 2011

Old friends and new fancies



Primo sequel mai scritto dei romanzi di Jane Austen, ha l’indubbio pregio di aprire una strada che nel 1913 ancora nessuno aveva pensato di percorrere, facendolo con humour e buon gusto.
I personaggi più amati dei sei romanzi della cara Jane rivivono tutti insieme per un anno, nel corso del quale si snodano le storie d’amore che il new fancies del titolo preannunciava, assicurando un destino lieto ad alcuni personaggi che avevamo lasciato in una condizione apparentemente sconsolata: non sposati. Infatti, come tutti sanno, fine ultimo della Austen non è moraleggiare e neppure dissacrare, ma far convolare a giuste nozze tutti i suoi beniamini.
Si riconoscono nelle pieghe della trama le preferenze dell’autrice, tal Sybil Brinton di poca fama: in primo piano Elizabeth e Darcy, innamorati come il primo giorno, con due figli e poca pazienza per le imposizioni delle buone maniere ipocrite: in particolare troviamo un Darcy divertentissimo e divertitissimo che, sogghignando con bonomia, commette le peggiori infrazioni all’etichetta sotto l’egida di frasi quali “guarda un po’ come ci comportiamo in famiglia da quando mi sono sposato con Elizabeth”, mentre tutti sanno che lui è molto più sfacciato di lei; viene poi recuperato un personaggio a me molto caro, quella Mary Crawford costretta a fuggire da Mansfield Park per la sua vivacità e cultura: finalmente trova riscatto nella relazione col distinto Colonnello Fitzwilliam; alla fine di Orgoglio e Pregiudizio lasciavamo infine due giovanette, Georgiana e Kitty, ancora da maritare, offrendo all’autrice e ai lettori un gran divertimento nell’individuare un buon partito tra i celibi delle altre storie. Alcuni altri comprimari sono invece lasciati molto in disparte, come Marianne Brandon, Miss Bingley –per cui speravamo di trovare un pretendente- ed Emma, che evidentemente non gode delle simpatie della scrittrice.
Nel complesso una lettura da non perdere, piena di acume e di ironia, ma disponibile solo in lingua originale (si trova facilmente anche su Amazon e siti analoghi).

sabato 13 agosto 2011

Amarcord


Affresco della Rimini degli anni Trenta, come Fellini lo ricorda: Amarcord, appunto, ovvero a’m’arcord, io mi ricordo.
Il particolare di una famiglia della piccola borghesia, industriosa e tirchietta, circondata dal fascismo, ci affascina per l’affetto che trasuda: la mamma piena di buon senso e generosità, il papà lavoratore e anarchico, lo zio materno ancora celibe, quello paterno matto, che approfitta dei permessi del manicomio per salire sugli alberi a gridare “Voglio una donnaaa!!!”, il nonno nostalgico delle sue donne e i ragazzi nell’età della monomania sessuale.
Fano da contorno a questo nucleo tutta una serie di personaggi memorabili, dalla Gradisca al matto, al venditore ambulante, alla tabaccaia oversize, al parroco, ai professori monolitici, che si alternano in scene entrate ormai a far parte dell’immaginario collettivo.
Divertente e malinconico, come la sua colonna sonora, firmata Rota. Però l’onirismo e l’assurdo di 8 ½ non si toccano, rimangono dei vertici insuperati da questo film a colori. Fellini mi piace di più in bianco e nero, forse perché il bicolore integrale è sempre più elegante.

venerdì 12 agosto 2011

Vizi di famiglia



E se dietro la trama de Il Laureato ci fosse una vera, scombinata, famiglia di Pasadena? Alla vigilia delle nozze della sorella, Sarah Huttinger (J.Aniston) scopre che sua nonna (S.McLaine) è la famigerata Mrs Robinson interpretata da Anne Bancroft e che sua mamma è fuggita poco prima delle nozze per trascorrere un weekend di fuoco con l’alter ego di Dustin Hoffman. Considerate le scarse somiglianze con il resto della famiglia, Sarah vola a conoscere Beau, il vero Laureato, dalle fascinose fattezze (K.Costner) e immense fortune, convinta che sia il suo vero padre; Beau però è sterile, ciò che non gli impedisce di trascorrere la notte con la terza generazione di donne Robinson. Risolto il dubbio sulla propria ascendenza, Sarah deve decidere cosa fare della sua vita sentimentale: seguire un uomo maturo ma non troppo, sposare l’affidabile fidanzato Jeff, o sopravvivere alla perdita di entrambi. Se il film di Nichols mi aveva un po’ deluso, forse a causa delle grandi aspettative che crea, e soprattutto irritato (vedi post al riguardo), mi posso dire abbastanza soddisfatta di questa commediola senza troppe pretese che riesce comunque ad essere spassosa, grazie a dei buoni protagonisti –Mrs Robinson in testa– e ad un ottima colonna sonora piena di citazioni (Il Laureato, Il Buono, il Brutto e il Cattivo, Casablanca…). Mi ha trovato molto d’accordo la nonna che esclama tutta la sua stizza in merito alla responsabilità di Beau/Ben, così tralasciata da film e libro: possibile che in tutti questi anni nessuno abbia notato che il “povero ragazzo sedotto” è solo uno scellerato guidato dalle sue voglie sessuali? Era ora che qualcuno lo dicesse!

giovedì 11 agosto 2011

Crotone



Città antichissima, è purtroppo tristemente ignorata dal turismo, un po’ come la regione in cui si trova. La scarsa organizzazione delle infrastrutture e la pressoché nulla valorizzazione dei reperti artistici e storici della Calabria le precludono l’importante ruolo di centro culturale che le spetterebbe.
Ciononostante bisogna riconoscere che il centro storico della città, sede di antiche case nobiliari arroccate sulla collina che sovrasta il mare, sta compiendo passi enormi sulla strada della riqualificazione, se non della pubblicizzazione, e merita davvero una visita estiva.
Si parte da piazza Pitagora, cuore pulsante dell’area Settecentesca, che con la sua geometria irregolare ci apre tanti possibili itinerari: verso Sud il portico ove quotidianamente si nasconde il mercato; a Ovest il quadrilatero dei negozi; a Nord la gelateria preferita dalla mia famiglia (La Siciliana, da provare il gelato nella brioche di pan di spagna) e la via che conduce al Liceo Pitagora; a Est infine il Duomo e, dietro, il dedalo di stradine della città vecchia. In cima a essa il Castello Aragonese, la cui maggiore particolarità è di circondare la sommità del promontorio, piuttosto che svettare in cima alla sua altura, assumendo così una struttura concentrica.
Da non mancare nella zona storica: le mura del castello, lato città, trasformate in abitazioni civili comprensive di parrocchia, il parco della Villa Comunale, la Chiesa e il Convento di S. Chiara.
E se dopo la visita vi fosse venuta fame, costeggiate il liceo classico lungo Via Umberto Primo fino a svoltare a destra in Viale Regina Margherita. Girate nuovamente a destra nella seconda minuscola traversa, Vico Orfeo: al numero 8 troverete uno dei miei ristoranti preferiti, La Pignata (chiuso la domenica), dove mangerete del pesce meraviglioso. Assolutamente da non perdere l’antipasto di mare, che prevede circa quindici portate squisite tra cui seppie marinate al limone, gamberetti crudi, gamberi al vapore in salsa rosa maison, frittelle di cernia e radicchio, frittelle di verza e sarde, polpettine di alici e zucchine, di merluzzo, scampi gratinati, gamberoni alla piastra, seppioline arriganate (ovvero con l’origano), insalata di polpo, cozze con le melanzane e altro ancora. Per secondo è di rigore la frittura di paranza: io la sogno per tutto l’inverno. Il locale è piuttosto piccolo, e conviene prenotare al numero 334.3340993. Non resterete delusi.

mercoledì 10 agosto 2011

S1m0ne



Al Pacino, produttore holliwoodiano in declino, non riesce a piegare la sua musa ai suoi voleri (Natalie Portman) e decide, grazie al lascito di un genio folle, di crearsene una a sua immagine e somiglianza: S1m0ne, bionda esplosiva figlia del sistema binario. Naturalmente S1m0ne è l’attrice con la vita privata più privata al mondo, e relazioni sociali ridotte all’osso… dal momento che esiste e parla solo tramite il suo Pigmalione, che –finalmente-raggiunge la gloria; moglie e figlia all’inizio sono scettiche, poi temono la figura della bionda ambita e di estremo successo, e infine scoprono l’incredibile verità. Dopo l’iniziale, brevissimo smarrimento mostrano una reattività e un’adattabilità molto superiore a quella del protagonista, che per l’ultima ed ennesima volta viene salvato dalle sue donne, sia in carne ed ossa, sia virtuale.
Attacco interessante alla società dell’immagine, va poco oltre la tesi iniziale, senza svilupparsi in un progetto davvero graffiante. Al Pacino vale sempre una serata, ma S1m0ne non è certo la sua prova più emozionante, benché ci offra un paio di momenti divertenti di simulata schizofrenia.

martedì 9 agosto 2011

Basquiat

Un bambino si commuove davanti a Guernica di Picasso e in quell’istante si decide la sua carriera di pittore. Nessuna meraviglia che un bambino folgorato da tal opera sia morto a soli ventisette anni per overdose.
Jean-Michel Basquiat è uno di quei rari artisti molto amati in vita, come sottolinea con ironia il regista: ogni epoca ormai vive nell’incubo di maltrattare il nuovo VanGogh ed essere additata per questo nei secoli a venire. Primo pittore nero di successo, ha cavalcato l’acme della pop art, coccolato da Andy Warhol e osannato dalla critica.
Il film è piuttosto discontinuo nel ritmo e tende all’agiografia di un personaggio che, secondo le cronache dell’epoca, era molto meno poetico e più violento di quello che la sceneggiatura vuole mostrare; tale santificazione suona particolarmente falsa alla luce dei rapporti deteriorati esistenti tra il pittore maudit e il regista, anch’egli pittore, J. Schnabel. Al contempo però si giova di un’ottima colonna sonora, piena di brio e di invenzioni jazz-rock-operistiche, e di un cast formidabile: J. Wright nei panni dell’artista, D. Bowie in un ottimo Warhol e tantissimi illustri anche nei ruoli minori: B. Del Toro, G. Oldman, D. Hopper, C. Love, C. Walken, W. Defoe, T. O’Neal e metà della famiglia Schnabel.
Da vedere? Non è essenziale, ma è gradevole.

lunedì 8 agosto 2011

Zatoichi




Un massaggiatore cieco si aggira per il Giappone feudale con un curioso bastone, una pregiata katana. E' Zatoichi, il leggendario maestro di scherma che non teme rivali. Giunge infine in un villaggio contadino dove fa da trait d'union per le storie che vi si snodano: un ronin costretto a impieghi umilianti per pagare le medicine della moglie inferma, due geishe in cerca di vendetta, una taverna sempre affollata nonostante un pessimo sakè, una vedova contadina schiacciata dal "pizzo" sempre più esoso della gang locale.

Interessante e coinvolgente racconto di cappa e katana, condito da musiche gradevoli ancorché non favolose, vanta una trama originale piena di trovate e diverse sequenze da antologia, prime fra tutti i combattimenti e le coreografie danzate. Lo stile grafico delle scene di lotta si situa a metà tra lo splatter tarantiniano e le tavole dei manga di area samurai (come Vagabond); tutto il film è cosparso di citazioni cinematografiche, probabilmente molto oltre le mie capacità di ricognizione, ma il suo maggior pregio è di essere davvero divertente.

domenica 7 agosto 2011

Womanity - Thierry Mugler





Mugler costruisce con arte profumi pressoché sperimentali, forse poco adatti alla grande distribuzione ma estremamente interessanti e sconcertanti.


Womanity si apre con le dolci e accoglienti note del fico, subito seguite dal cuore aggressivo, pieno di punte e tutto salato, del caviale.


Curiosamente fredda, questa fragranza non evoca tradizionali frescure fiorite ma suggerisce immagini di licheni ghiacciati e altere dee del Baltico, complice anche una confezione che mescola l'eleganza minimalista del flacone con il barocco barbaro della chiusura, dominata da un enigmatico viso di donna in metallo e dalla catena che trattiene il copritappo.


Nonostante sia difficilmente fruibile e quasi disturbante nella sua sensualità sfacciata e nella sua algida onestà, non esito a definirlo sorprendente.