giovedì 18 agosto 2011

Trainspotting



Il Trainspotting del titolo si riferisce all'oziosa attività di osservare i treni in corsa, senza salirvi. Così i personaggi di questo dramma grottesco affrontano la loro esistenza: vegetano ai margini di una società disprezzata che sbirciano tra le nebbie dell'eroina, rifiutano la Vita e le derise costrizioni del mondo occidentale, visto come un castello di mutui a tasso fisso, rate della macchina, moglie-amante-figlioli ignorati.

Mark e i suoi amici, SickBoy, Spud, Tommy e Bagbie passano da una disintossicazione all'altra, ma il desiderio implacabile di obnubilamento li perseguita, disumanizzandoli. Sopravvivono tra furti, frodi e razzie in casa, destreggiandosi tra relazioni fallimentari e incontri sessuali a rischio, proprio negli anni di massima diffusione dell'HIV.

Una via d'uscita forse è possibile, ma la critica di D. Boyle alla nostra struttura societaria è abbastanza feroce da mettere in dubbio che il rientro nella Vita, come intesa dall'uomo medio di fine Novecento, sia una soluzione -o almeno un argine- alla totale disgregazione dell'Essere. Grande interpretazione di Ewan McGregor.

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