giovedì 30 dicembre 2010

microcosmos - il popolo dell'erba

Film documentario sugli insetti di campo, sorprende per la poesia delle immagini e la colonna sonora ben studiata. Due biologi francesi hanno impiegato oltre due anni per riprendere questi incredibili animaletti nei prati dell'Auvergne, con piccolissime telecamere telecomandate; le api, le lumache, le farfalle, le coccinelle e anche specie apparentemente meno telegeniche figurano nella pellicola, in uno splendore un po' artefatto: sembrano tutti adorabili -mentre nella maggior parte delle occasioni lottiamo energicamente per liberarci di loro- e meravigliosamente lucidi e puliti. Riuscire poi a rendere tenero e affettuoso l'accoppiamento di due lumache è prova di maestria, ma non di realismo.

Piuttosto lungo, il film finisce per stuccare con la sua giustapposizione di colori e la mancanza di una trama -presente invece in altri capolavori documentaristici come La marcia dei pinguini.

mercoledì 29 dicembre 2010

La promessa dell'assassino


Anna è un'ostetrica che assiste al parto di una quattordicenne russa drogata e moribonda; leggendo il suo diario per cercare dei parenti che si occupino della bambina, scopre tutto un mondo sotterraneo fatto di prostituzione, traffico di droga e fratellanze di stampo mafioso. In particolare l'anziano Semyon, ristoratore a capo di una banda organizzata, e Nikolai, l'autista di suo figlio, sono le sue interfacce su un mondo che rimane provvidamente separato dai più, nascondendo le sue turpitudini con una lingua ostica e una facciata rassicurante.

Noir elegante, ben recitato (Montensen, Cassel, Watts e Mueller-Stahl si comportano tutti molto bene) ed efficacemente diretto da Cronenberg, ha ricevuto ottime critiche forse solo un po' eccessive rispetto al valore reale della pellicola. Se da un lato la trama è solida, la fotografia è ottima e la recitazione non difetta, occorre anche dire che non mancano scene di sesso e d'azione ugualmente violente (su tutte il tentato assassinio nel bagno turco, degno di Tarantino quanto ad effetto splatter, ma ahimé molto più realistico e per nulla scanzonato), funzionali alla filosofia pessimista del regista.

martedì 28 dicembre 2010

L'opera struggente di un formidabile genio


I genitori di Bill, Beth, Dave e Toph si ammalano di cancro e muoiono nello spazio breve di un'estate; Dave decide di farsi carico di Toph e sopperire all'improvvisa perdita di entrambe le figure parentali con una mescola di incoscienza, delirio di onnipotenza e amore fraterno. Si trasferisce con lui a San Francisco, dove fonda la rivista "Might", si guadagna da vivere, cerca di dormire con varie ragazze, è ossessionato dal timore che Toph sia ucciso dall'occasionale baby-sitter e tenta di elaborare il proprio immenso lutto sfruttando anche canali inconsueti, quali la tentata partecipazione alla Real-tv di MTV.

La trama è interessante e chiaramente autobiografica, ma è lo stile a rendere questo libro così esplosivo: la scrittura è innovativa fino a poter essere definita sperimentale, a tratti autointervista (quasi un flusso di coscienza, ma con la punteggiatura corretta) mascherata da dialogo con un comprimario che in realtà è momentanea estroflessione della coscienza duale dell'autore e io narrante.

La seconda parte del romanzo, più disgregata e visionaria, è la mia preferita; destruttarata e alienata, piena di acume introspettivo, distingue nettamente l'opera come il vero prodotto di genio, giunto meritatamente alle soglie del Pulitzer.

Buon Anno, Flora!

sabato 25 dicembre 2010

Tre uomini in fuga - La grande vadrouille

Durante la seconda guerra mondiale un aereo della RAF viene abbattuto su Parigi e i tre militari di bordo, costretti a lanciarsi dall'abitacolo in fiamme, finiscono rispettivamente nella vasca delle foche allo zoo, sul ponteggio di un imbianchino e sul tetto dell'Opera, dove un famoso direttore d'orchestra lavora sul Mephisto di Berlioz.
Con l'aiuto dell'ingenuo pittore e del collerico maestro, i tre ufficiali di Sua Maestà britannica prendono la strada di Lione, da cui potranno rimpatriare sfuggendo ai controlli tedeschi.
Divertentissima commedia "franco-francese", con un guazzabuglio di lingue diverse a riempirne i dialoghi: nella versione originale infatti non ci sono traduzioni forzate, i tedeschi parlano tedesco, gli inglesi inglese e i francesi ovviamente francese.
Brilla su tutti Luis de Funès, nei panni del Kapelmeister Lefort; tra le scene più ilari, il sospettoso avvicinamento del maggiore inglese ai bagni turchi, sulle note di Tea for Two, e la notte insonne del musicista e dell'imbianchino nella locanda invasa dai tedeschi.

venerdì 24 dicembre 2010

Casablanca


Rick gestisce a Casablanca il Café Américain, dove si beve prima del coprifuoco, si gioca d'azzardo con la compiacenza delle autorità locali e si recupera un passaggio per Lisbona. Negli anni Quaranta molti fuggiaschi europei cercavano infatti di arrivare nella capitale portoghese attraverso il Marocco, per poter infine guadagnare la sicurezza degli States, e tra loro anche Laszlo, scampato ai campi del Reich, con la bellissima moglie.
Ma la consorte, la scandinava Ilda, conosce bene Rick, e il suo pianista, Sam -proprio quello del mitologico Suonala ancora, Sam!- e la passione che li aveva uniti a Parigi ritorna a tormentarli.
Bogart é meravigliosamente brutto e affascinante, nei panni del barista più romantico e più conosciuto della storia del cinema, onorevole e malinconico, fintamente cinico e disperatamente innamorato; la Bergman, nella sua freddezza di nevaio, sembra una dea nordica, remota e triste sulle sue gambe chilometriche e dietro un sorriso tanto dolce da spezzare i cuori degli spettatori. Completano l'affresco una serie di maggiori generali ispettori di provenienza varia, tra cui spicca il francese Renault, capitano da operetta con un gran senso dell'amicizia e dell'ironia.
Con una regia quasi teatrale, e una chiara povertà di fondi, Casablanca é divenuto presto e durevolmante uno dei capolavori della storia del cinema internazionale, grazie ad una storia semplice ed efficace e un cast stellare. Immortale.

giovedì 16 dicembre 2010

The vampire’s diary

Elena è una ragazza bella e piena di sé, superficiale, troppo magra e reginetta della scuola. Eppure nessuno dei ragazzi con cui esce sembra soddisfare le sue profonde necessità psicologiche (?!), fino a che al liceo arriva, a bordo di una Porsche 911 Turbo nera (io preferisco quella gialla di Alice Cullen), Stefan, vampiro inibito, depresso e rispettoso della vita umana. Si sostenta col sangue dei piccioni –non può farsi un giro a ripulire Torino??-, ma presto scopre che quello di Elena è migliore, soprattutto considerato che lei sembra desiderosa di prestarsi alla trasfusione. Presto alla vicenda si aggiungono altri comprimari: il fantasma del grande amore di Stefan e il di lui fratello Damon, più cattivo e più tollerabile.

Io non snobbo la letteratura di serie B, ma questa roba è illeggibile: al confronto Twilight brilla per sensibilità e coerenza della trama, mentre Harry Potter sembra scritto da Shakespeare. Si aggiunga alla turpitudine letteraria anche la patente devianza psicologica che la pervade, con una protagonista anoressoide, frigida e chiaramente dedita a processi di proiezione dei suoi inconfessati desideri. Emetico.

martedì 14 dicembre 2010

L’Amore non va in vacanza

Iris è innamorata di Jasper, ma non è ricambiata; Amanda scopre di non amare il suo fidanzato fedifrago, ma non riesce a piangere delle sue perdite. Decidono di fare uno scambio di case per un paio di settimane: Iris si ritrova in una villa megagalattica ad L.A., con un anziano vicino cinefilo e un dolce compositore di colonne sonore romantiche, Amanda in un cottage degno di Jane Austen completo di spettacolare vedovo con figlia a carico.
Come finirà? D’accordo, l’effetto sorpresa non è il cavallo di battaglia del film, ma il plot è solido e ben costruito e le due protagoniste sono attraenti e bravissime. Jude Law toglie il fiato (il mio fidanzato mi odierà per questo commento, ma del resto a lui piace Scarlett Johansson…) Grazie al cielo la commedia romantica è ancora viva! Tra gli stralci più divertenti: Cameron Diaz alle prese con la guida all’inglese, Kate Winslet che nella supervilla non riesce neanche ad aprirne il cancello, ma sarà bene non rinunci: dall’altra parte la aspetta il grande amore della sua vita. Preparate i popcorn.

domenica 12 dicembre 2010

Agliè



Ho approfittato dell’inconsueto giorno di libertà in questi giorni frenetici di mesi intensi –penso che ricorderò questi come i miei personali anni di galera- per accompagnare i miei genitori in una gita fuori porta che vi consiglio se passate in suolo piemontese.
Agliè è assurta agli onori della cronaca dopo la fortunatissima serie romantica Elisa di Rivombrosa, per aver ospitato la dimora dei Conti Ristori. Se vi siete appassionati alla fiction, sarà divertente ripercorrere i luoghi degli amori di Elisa e Fabrizio, lungo i sentieri del parco e per le scalinate dell’ingresso; in caso contrario non resterete delusi dalle stanze e dagli arredi, che tanto hanno beneficiato dei fondi messi a disposizione dalla produzione televisiva. Da poco più di una settimana è stato reso accessibile anche il piccolo e squisito teatro interno al palazzo e stanno per iniziare i restauri del secondo piano.
Grazie ad una solerte e gentilissima impiegata della proloco, abbiamo potuto visitare anche un’adorabile chiesetta barocca, proprietà della confraternita di Santa Marta, dalle linee curve e innovative, tanto da ricordare l’arditezza delle creazioni del Borromini.
Completate poi l’itinerario con una sosta gourmande allo Scudo di Francia, trattoria tipica piemontese dove gustare i salumi della zona (come la mocetta, il salame con le patate, il lardo aromatizzato), tortini di zucca e porcini, bagna caoda, polenta con la salsiccia, riso con radicchio e barbera, maltagliati di farina di castagne al sugo di coniglio, brasati e dolci tipici come il sempreverde bunet, una specie di budino al cioccolato e amaretto, assolutamente delizioso.

giovedì 9 dicembre 2010

Il destino di un guerriero - Alatriste



Al capitano Diego Alatriste viene affidato il giovane Indigo dal suo migliore amico, in punto di morte nell’inferno delle Fiandre. Tra intrighi di corte, fanciulle volitive e misteriose, palermitani oscuri e inquietanti membri dell’inquisizione, si dipana la narrazione di cappa e spada (molta spada) ivi ridotta dai libri di Arturo Perez-Reverte.
Il film è non è disprezzabile, ma pecca di troppa violenza, ritmo lento ed eccessiva frammentarietà, a causa del solito tentativo di condensare in pochi minuti pagine e pagine di romanzo d’appendice. Viggo Mortensen è piuttosto convincente nel ruolo del soldato molto onorevole, idealista, sindacalista e testardo, ma non si può dire che sia trascinante. Gli altri comprimari sembrano tutti un po’ sbiaditi, persi nella fotografia dai toni terra bruciata, compreso il nostro grande LoVerso. Avrei preferito un taglio più profondo sulla prospettiva storica della spinosa questione Fiandre, che si coglieva meglio nel verdiano Don Carlos.
Finale depressogeno… e tutto sommato prevedibile.

martedì 7 dicembre 2010

Il papà di Giovanna


Giovanna è bruttina e introversa, ma ha una grande amica, una nuova cotta e un papà che la adora. Sì, sua mamma forse la trascura un po', si vede che la considera un po' minus, ma suo papà l'ha messa sul piedistallo: è la sua principessa, lui vive solo per lei. Quando il ragazzo di cui si è invaghita si incapriccia della bella e ricca amica, Giovanna stravolge la comune interpretazione della realtà e la uccide, in un delirio organizzato che difende con ardore. Mentre la madre si rifiuta di rivederla, il padre -Silvio Orlando, perfetto per la parte- si trasferisce presso il manicomio in cui viene rinchiusa, lasciando la moglie all'amico carabiniere filofascista -un sorprendente Ezio Greggio, molto a suo agio nel ruolo drammatico.
Pupi Avati dipinge con poesia e decenza una tragica storia di -ahimé- tutti i giorni, spaventosamente somigliante ad alcuni recenti fatti di cronaca, facendo sbocciare il talento dei suoi attori come tulipani. Vero è pure che lavora con delle eccellenze: oltre ai suddetti Orlando e Greggio, l'ottima Francesca Neri e la sgraziata ma perfetta Alba Rohrwacher. Crisi isteriche come le sue se ne vedono un sacco... se uno fa il mio lavoro; al cinema decisamente meno.
Trovo invece un po' azzardata l'interpretazione dello psichiatra, che vede l'origine della follia omicida di Giovanna nel suo distorto rapporto con la madre, e nell'affetto che questa prova per il vicino: io non credo fino in fondo che la psicosi sia così strettamente legata all'ambiente familiare, anche se questo può fungere da cerino acceso in una polveriera.

domenica 5 dicembre 2010

Il Mercante di Venezia

Bassanio è un giovane in ambasce finanziare, ma può contare sull'amico che tutti desiderano: Antonio, che offre in pegno il suo corpo al suo peggior nemico, l'usuraio ebreo Shylock, per sollevarlo dalla sua squattrinata contingenza. Bassanio può così lasciare Venezia e dedicarsi ad un'attività produttiva... fare il filo alla buona e bella Porzia, il cui cuore si aggiudica per eccesso di modestia (o di furberia?). Proprio nel momento in cui tutto sembra sorridergli, gli giunge notizia che le ricchezze di Antonio sono perse in mare, e Shylock, ulteriormente inasprito dalla decisione della figlia Jessica di sposare un cristiano, preme per riscuotere il suo credito, una libbra di carne di Antonio, da lui stesso prelevata nella regione del cuore. Sposato immantinente il suo amore, e speditolo a Venezia da Antonio, dopo avergli consegnato un anello simbolico, Porzia lo segue travestita da giudice e architetta uno stratagemma per salvare Antonio e insegnare al marito il valore di una promessa.

Shakespeare introduce in quest'opera due elementi estremamente interessanti. Innanzitutto l'antisemitismo: Shylock sembra a noi oggi una rappresentazione grottesca, ma la rabbia e l'impotenza di quest'uomo ricco e malvagio sono disturbanti, ci mostrano la paura dell'estraneo da un lato e l'ira repressa della frangia che decide volontariamente di non integrarsi, con un'attualità e un'universalità che non vedremo per secoli nella storia dell'arte a seguire.

L'altro elemento è l'evidente femminismo, inconsueto per l'epoca, della figura di Porzia che, ricca, buona, bella e sveglia, sceglie un uomo in difficoltà -sotto molteplici punti di vista- e gli risolve tanto problemi. Si diverte anche un po' a prenderlo per il naso, ma nonostante gli sia superiore anche per fedeltà e affidabilità, non smette di amarlo.

La riduzione cinematografica di Radford è accurata e calligrafica, con J.Irons e J Fiennes molto bravi e Al Pacino meraviglioso come sempre; ma per Porzia davvero non si poteva trovare niente di meglio? L. Collins non è attrice malvagia, ma è orribilmente bruttina...

giovedì 2 dicembre 2010

Diorella


Note di testa floreali e agrumate nascondono un cuore speziato e leggermente piccante, per un ensemble olfattivo che, se dovessi tradurre in un colore, visualizzerei in un verde muschio. Come tutti i profumi di Dior, sposa completamente la pelle, mostrando uno dei suoi molti lati a seconda della profumanda. A me piace moltissimo appena indossato, ma su di me acquista una sfumatura arrogante e aggressiva al recedere delle prime essenze, quando la base di ambra (e pepe?) mi avvolge con le sue sfumature sensuali e un po’ prepotenti.