domenica 19 luglio 2009

scrivimi una canzone

Divertentissima commedia con Drew Barrimore e Hugh Grant, in stato di grazia. Vecchia gloria del pop degli anni Ottanta, da tempo dimenticato, deve comporre una nuova hit a tempo di record, per una starlet convinta che il Dalai Lama sia un animale peloso. Giunge in suo aiuto una sostituta giardiniera laureata in lettere e con un dono da rimatrice.
Graziosa la colonna sonora, facilmente reperibile anche in rete, che ruota intorno al motivo "Way back into love", composto dalla coppia cercando spunti per le strade cittadine e scavando nelle rispettive insoddisfazioni.
Mi è piaciuto particolarmente il protagonista maschile: spesso Grant interpreta un tipo d'uomo molto immaturo e abbastanza inconscio dei suoi limiti emotivi (About a Boy, ma anche Notting Hill), mentre qui vediamo un personaggio autoironico, consapevole, che con un'ombra di rassegnata malinconia ci regala motteggi quali "com'è possibile che delle parole così sensibili siano dette da qualcuno che indossa pantaloni così stretti?" "spingono tutto il sangue verso il cuore..."
Da recuperare assulutamente per una serata in allegria con lieto fine romantico!

La dama di picche

Tra le opere di Tchaikovskij questa è forse la più nota dopo Eugenij Onegin.
Herman ama perdutamente una ragazza nobile e, non potendola avere, desidera morire senza conoscerne il nome. Ma ecco che mentre confida le sue pene ad un amico la ragazza compare ed è la promessa sposa del principe! Sua nonna, la dama di picche, vendette il suo onore per tre carte che le fecero guadagnare una fortuna al tavolo da gioco. Herman riesce a conquistare i cuore di Liza, la fanciulla, ma l’ossessione delle tre carte lo perseguita… ne brama il segreto, al punto da causare la morte della dama di picche e perdere l’amore della protagonista. Anche le carte infine lo tradiscono: invece della mano vincente Herman si trova in mano una… dama di picche.
Herman sembra anelare disperatamente sempre e solo a ciò che non può avere e non è capace di apprezzare e serbare ciò che ottiene. La sua corsa folle e dannata verso l’autodistruzione trascina con sé le sue conquiste, in un vortice musicale di spendida fattura, ricco di melodie colorate. Accanto a brani classici e rivisitazioni colte di valzer e minuetti, si distinguono alcuni stralci di canzoni corali russe, frutto di una lunga ricerca sul filo della tradizione popolare, espressa anche nell’Onegin. Nonostante la difficoltà del seguire un'opera in lingua slava, mantiene vivo l'interesse nello spettatore. Gradevolissima.