mercoledì 24 giugno 2015

Inside Out

Di P.Docter, 2015

Film dell'anno!!! Film dell'anno!!!

Breve viaggio all'interno della mente affettiva di una ragazza di undici anni, alla scoperta di come le emozioni condizionano il nostro comportamento e la nostra memoria.
Riley viene sradicata un po' bruscamente dal Minnesota, dove ha vissuto un'infanzia felice, a San Francisco. All'improvviso, e senza sapere bene perché, Tristezza e Gioia sono sbalzate via dal Quartiere Cerebrale (una specia di sala comando emozioni, tra amigdala e corteccia prefrontale) e finiscono perse nella Memoria a Lungo termine, lasciando la fanciulla in balia di Rabbia, Disgusto e Paura.

Bellissimo. Stupendo. Un capolavoro.
Vediamo perché: 
1) perché è pieno di idee allo stesso tempo intelligenti ed originali
2) perché fa ridere davvero
3) perché fa piangere davvero
4) perché disegni e colori e animazioni sono superlativi, curatissimi ed eleganti.

La rappresentazione della personalità come il risultato tra il temperamento (l'assemblea dei sentimenti) e l'esperienza (le isole) è ormai classica, ma è stata portata in scena con fantasia e buon gusto, estrema cura dei particolari psicofisiologici e persino qualche coerenza scientifica interna. Ho trovato davvero sorprendente l'idea di rappresentare le emozioni come personaggi veri e propri, riuscendo pero' a far comprendere che essi sono personaggi parziali... ognuno di loro concorre a formare il personaggio vero, l'umano che racchiude questi quanta di animo.


Per rendere più immediatamente comprensibile l'essenza energetica, più che fisica, dei nostri sentimenti, essi sono stati ritratti con lineamenti assai essenziali e una caratteristica comune: la loro pelle sembra distaccarsi in particole infinitesimali da loro, con un effetto costato sforzi immani al comparto tecnico e un dissanguamento di quello economico. Sinceramente trovo che l'idea sia buona da un punto di vista concettuale, ma il risultato finale forse non vale i quattrini impiegati. Non sto cercando dei difetti ad ogni costo, vorrei invece sottolineare come la storia e la messa in scena fossero cosi' brillanti da rendere questi artifici quasi superflui.
Sono stata colpita e commossa da Tristezza, che parte in sordina e si guadagna il rispetto di Gioia, di Riley e nostro. Chi l'ha detto che solo i momenti felici vanno ricordati? Anche quelli tristi hanno un grande valore, anzi spesso (in)formano la nostra personalità con ancora più pregnanza. Non a caso, nel quartier cerebrale della Mamma (gran personaggio), a tenere il timone c'è proprio la donnina blu, e non per questo la madre di Riley ci sembra piagnucolosa o poco propositiva. E tutte le emozioni hanno un ruolo importante e sono fondamentali per la completezza di una persona... come disgusto, uno dei sentimenti più trascurati nei tempi attuali ("perché è snob"), che in realtà preserva Riley dall'essere presa in giro e la conduce ad essere più a suo agio nella sua pelle.
Film dell'anno 2015, salvo novità impreviste.

martedì 16 giugno 2015

Nella Casa

Di F.Ozon, con F.Luchini, K.S.Thomas, E.Seigner, E.Umhauer. 2012

Prof di letteratura stanco dell'insipienza dilagante dei suoi allievi, si imbatte in un tema a dir poco sorprendente. Scritto con uno stile non dispezzabile, un misto tra satira e grottesco, davanti ai suoi occhi sorpresi c'è il resoconto dell'osservazione di una famiglia della classe media francese. O almeno, c'è la prima puntata. 
Germain (il prof) comincia a seguire più da vicino l'autore, Claude, e a fargli scoprire le meraviglie e gli abissi della letteratura (l'Arte, non quella spoglia stantia che spesso trascinano per i licei). Pero' il legame tra i due diviene a volte poco limpido: c'è forse il desiderio di paternità di Germain? Una voglia di rivincita, poiché il suo romanzo giovanile aveva avuto poco successo? O forse ancora un certo voyeurismo solleticato dalle rappresentazioni cosi' ben risolte di Claude? E Claude, gran manipolatore in fasce, cosa cerca nel voler a tutti i costi penetrare le case degli altri?


Interessante e teso, soprattutto nella prima metà, questo che viene considerato il capolavoro di Ozon ha dalla sua in primo luogo degli ottimi attori. Luchini è una garanzia, è ul Toni Servillo d'Oltralpe, ma anche la Scott Thomas. Emmanuelle Seigner, ancora donna assai bella e fine, riesce ad incarnare con gusto la casalinga depressa che finge di essere costretta al suo ruolo ("per poter allevare il figlio, ha rinunciato alla sua passione per l'architettura": peccato il figlio abbia diciassette anni ormai e lei stia ancora a casa a immaginare nuove tende che si abbinino al sofà). La vera sopresa è il giovane Erns Umhauer (Claude), brillante e pericoloso. Ci sono, ci sono le nuove promesse del cinema.

Nella seconda parte mi sono chiesta quale fosse il tema centrale del film. All'inizio pensavo che Ozon volesse concentrarsi sulla rilettura letteraria dell'esistenza, e sul significato didattico dell'arte. Poi ho pensato che il tema fosse la curiosità un po' malsana dello spionaggio dal buco della seratura. Alla fine ho concluso che nonostante tutte le colte citazioni, da Flaubert, al feuilleton a puntate (à suivre...) a Hitchcock, il nucleo centrale fosse piuttosto la manipolazione del prossimo e il brivido di potere che essa ci dà. Tutti e tre i possibili cuori sono altrettanto meritevoli, ma soprattutto nell'ultima mezz'ora si ha l'impressione di una certa disgregazione del ritmo, di mancanza di bilanciamento dei pesi delle parti.