venerdì 31 gennaio 2014

2 single a nozze

Di D.Dobkin, 2005. Con V.Vaughn, O.Wilson, C.Walken, R.McAdams, B.Cooper, J.Seymour. 119'

Due amici sono soliti imbucarsi alle feste di matrimonio, per abbordare ragazze giovani, disponibili e rese più disinibite dall'alcool. Ad uno dei tanti ricevimenti incontrano due sorelle, Gloria e Claire, di cui si innamorano rapidamente, ma Gloria è fidanzata... Si trasferiscono per qualche giorno a casa loro, fingendosi lontani parenti, finché la verità non viene a galla.


La trama è esilissima, esattamente come l'ho riassunta, ma sorprendentemente il film fa davvero ridere. Ci sono situazioni ripetitive e un po' scontate e battutacce da osteria, ma si ride lo stesso e c'è un ritmo abbastanza buono. Anche la colonna sonora fa la sua figura, pur senza toccare alte vette. Tutto sommato starebbe abbastanza bene nel tipo della recente serie della vergogna: è pieno di limiti e un po' scurrile, ma è carino! Buono il cast, soprattutto i due ragazzi e C.Walken, mentre mi ha deluso R.McAdams: molto meglio la sorella ninfomane. Interessante B.Cooper nella parte del cattivo veramente cattivo.

mercoledì 29 gennaio 2014

I film "segreti" della vergogna

Un paio d'anni fa, su imput di Sailor Fede, avevo compilato una vergognosissima lista di canzoni che una blogger snob e perbene non dovrebbe neanche ammettere di conoscere, mentre le trovo irresistibili e movement-inducing (ovvero atte a scatenare incoercibili ballicchiamenti sulla sedia, secondo la definizione d'origine).
Tanto per non lasciare nulla di credibile all'immagine di cineasta absolutely radical-chic, questa volta per incitamento del Cannibale, ripetiamo pure l'esperimento terribilis declinato sui film della vergogna. Quelli che sono stati denigrati dalla critica ma che guardiamo quasi di nascosto ogni volta che ripassano in TV.

C'è pure l'aspetto sportivo...
10. Flashdance. Occupa solo la decima posizione perché, anche solo per valore storico (leggasi, vecchiaia) e per la sua meravigliosa colonna sonora, tutto sommato non mi provoca vergogna eccessiva. Nella stessa categoria potrei mettere Top Gun e Ufficiale e Gentiluomo, ma essendo una femminuccia in questi casi posso comunque addurre motivazioni di tipo estetico (leggasi, i protagonisti sono assai bellocci) e l'onore è salvo.


9. Il mio grosso grasso matrimonio greco. Comincia con questo la lunga lista di commedie sentimentali e -in una qualche misura-matrimoniali. Infatti, in quanto erede della lezione di Jane Austen, avrete ormai capito che a) non posso vivere felice senza adorabili storielle d'amore e b) la maggior parte degli amori per me si conclude bene con un matrimonio (Love & marriage, love &marriage... they go together like a horse and a carriage!). Inoltre di questo film mi piace da morire la rappresentazione ironica ma molto affettuosa della famiglia greca, che poi è assimilabile ad una qualunque famiglia meridionale italiana, di cui con orgoglio faccio parte.

8. X-Men. Ci potrei mettere l'intera serie, ma intendo in generale la baracconata spettacolare e blockbuster, magari ricalcata sulla falsariga di qualche fumettone Marvel, con una bella dose di trash ed effetti speciali in overdrive. Anche lo SpiderMan di Raimi si poteva tranquillamente mettere, ma X-Men è ancora più spaccone, forse per merito (?) degli addominali iperesposti di Wolverine.

Dai, Bardo, non fare questa faccia da pesce lesso!
7. Shakespeare in love. Qui già le scusanti cominciano a mancare: non solo c'è la storia d'amore melensa, ma ci trascinano pure dentro per i capelli il Bardo! Si potrebbe anche aggiungere che né J.Fiennes né G.Paltrow danno il meglio in questa tragedia, ma forse non è neppure il caso. Però mi piace, che devo fare?

6. L'amore non va in vacanza. Ci sono quelli che lo adorano e gli sciabolatori ad oltranza, ma è l'esempio perfetto di romantico diabetico. Oltretutto si raddoppia, perché qui le coppie sono ben due! La presenza di Jude Law, infine, giustifica di per sé l'ingresso a buon diritto nei preferiti, quindi non lo faccio entrare nei primi posti, per un corollario della giustificazione estetica esposta al punto 10.

5. Il club di Jane Austen. Come al punto 7. si osava disturbare il poeta, qui si fa lo stesso con la zia Jane, della quale -non paghi di profanare le pagine di un libro alla volta- si depredano tutti e sei i romanzi principali. Non posso fare a meno di questo tipo di titoli, in cui si parla troppo e male di argomenti che forse starebbero meglio indisturbati, ma che mi fanno ripercorrere tante pagine molto amate. Forse che ho tempo di rileggere sei romanzi ogni volta che vorrei? No, certo. Ma in due ore circa, qui li ripercorro tutti, riportando alla mente i momenti che più ho amato in ognuno di loro.

4. Man in Black. Forse è un film cretino, che si dà arie da pellicola d'azione e fantascienza pur essendo una parodia. Però io non resisto, qui mi piacciono persino Will Smith, gli sparaflashanti e le blatte galattiche! Ed è senz'altro verità che Elvis fosse alieno...

Terribile, lo so. Ma poi, PERCHE'???? Boh.
 Insondabili misteri dello junk food filmografico
3. Il 7 e l'8. Ovvero il film italiano popolare in cui si ride. Zalone non mi dispiace, ma Ficarra e Picone sono i migliori, anche meglio di Aldo, Giovanni e Giacomo. Di questo non mi stanco mai, l'ho pure esportato dai parenti francesi :)

2. La sedicesima luna. Qui ci mettiamo tutto quanto detto al punto 5. ovvero ci va molto meno a vedersi il film mentre mangio patatine che non a rileggersi il libro, rilassamento assicurato in meno di due ore che neanche una seduta intensiva di biofeedback + yoga. In più, grande cast di cui poter dire "ah, orribilmente sprecato" e, soprattutto, il lato teen urban fantasy che in una lista del genere non può proprio
mancare. Eh, no.

1. Anche in questa occasione, in cima si lascia l'orrore (...l'orrore!). La commedia sentimentale più insulsa di tutti i tempi, ma alla cui visione ripetuta non resisto mai: Un principe tutto mio. Non chiedete(mi) perché, io per prima trovo la storia banale e gli attori sciatti, ma tra i junk film insipidi è il mio preferito!

martedì 28 gennaio 2014

Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto

Di L.Wertmuller, con M.Melato, G.Giannini. 1974, 125'

La ricca e altezzosa Raffaella Pavoni Lanzetti 
naufraga tristemente su un isolotto sperduto nel Mediterraneo, in compagnia del rozzo e rivendicatore Gennarino Carunchio.
Lei è un concentrato di boria e arroganza, lui è uno zotico frustrato e violento. Dopo qualche schermaglia, i due si abbandonano ad uno stato di "assoluto naturale", ovvero una relazione semibarbarica in cui lei, ridotta in schiavitù, è in effetti tutta felice del suo signore, che l'ha conquistata con le sue doti di sopravvivenza (nella fattispecie, impalare un coniglio dopo averlo scuoiato).
Quando una nave passa loro accanto si pone il dubbio: tornare alla civiltà e vedere se il sentimento da cui sono stati travolti resiste agli agi e alle divisioni delle classi sociali? Lei preferirebbe di no, lui pretende di sì.

Quando il film è uscito, senz'altro avrà avuto un impatto più diretto su un pubblico molto sensibilizzato dai primi movimenti femministi, dalle prime rivendicazioni dei meridionali sfruttati e più in generale dalla lotta di classe. Per la mia generazione tutti questi concetti sono molto più astratti, perciò quel che rimane è il sostanziale sberleffo verso tutte le sovrastrutture sociali e culturali con cui copriamo e soffochiamo le relazioni tra uomo e donna.
Benché oggettivamente divertente, almeno in alcuni punti, la commedia di Wertmuller sfocia spesso in un eccesso di grottesco non proprio raffinato, con due comprimari sempre sopra le righe e ad un passo dal ridicolo, nonostante la bravura dei mattatori Melato e Giannini (anche belli, peraltro). Resterà alla storia il mitico apostrofare sconsigliato di Carunchio, "Sciacquetta, brutta bo***na industriale e socialdemocratica", ma per il resto non è che la sceneggiatura sia proprio scritta da N.Efron.
Alla fine, SPOILER si consuma la piccola tragedia del loro amore e perché? Perché le classi sociali sono inconciliabili? Perché la routine della ricchezza ci occlude la mente? No, perché una decisione che doveva essere di coppia è stata presa unilateralmente (e per di più dalla parte del maschio).FINE SPOILER 

lunedì 27 gennaio 2014

London Boulevard

di W.Monahan, con C.Farrel e K.Knightley. 2010

Storia di due assediati. Harry Mitchel è appena uscito di prigione e vorrebbe restare pulito, ma i fantasmi del suo passato lo perseguitano sotto la forma, molto corporea, di Gant, un boss che lo vuole in organico. Charlotte è un'attrice cui i paparazzi non danno tregua, e vive coll'amico e manager (D.Thewlis) finché non assume Mitchel per farle da bodyguard.
Vorrebbero fuggire insieme in America, ma il destino si accanisce contro di loro.


Film bersagliato da molta critica, secondo me ha tanti difetti ma non è da disprezzare. Intanto per una buona prova degli attori, in particolare C. Farrel e D. Thewlis, ma anche per le riuscite atmosfere noir e questa pesante cappa di disperazione che aleggia sovrana sui due protagonisti. Benjamin Malaussène la definirebbe una copronuvola che si addensa inesorabilmente sulla testa dei piccioncini.
Poi c'è la fotografia, un po' sovraesposta e volutamente bruciata, che ci restituisce una Londra post-moderna desolata e luccicante, molto glamour.
I detrattori accusano Monahan di aver fatto una fotocopia di fotocopie, più che un film, ma è vero che talvolta il limite tra il citazionismo e la ripetizione è sottile. Sicuramente la figura dell'antieroe molto deve a In Bruges (che però è un capolavoro). Quanto a Sunset Boulevard, trovo che l'omaggio sia solo un omaggio, e fatto con gusto, e niente di più.
Insomma, non siamo di fronte ad un capolavoro -soprattutto la trama è a volte confusa e mal gestita- ma è un buon esempio di malinconia, con qualche manierismo ben appuntato qua e là.


domenica 26 gennaio 2014

La pecora nera

Di e con A. Celestini, 2010. G.Tirabassi, M.Sansa. 93'

Nicola è un bambino problematico nato in una famiglia ancora più problematica. L'unica figura che si occupi di lui è la nonna, povera e ignorante ma buona, mentre padre e fratelli se ne prendono gioco o lo espongono a violenze di ogni genere. La desolazione culmina con la madre, rinchiusa in un manicomio gestito da suore finché non muore dopo una lobotomia.
Proprio l'istituto diventa la sua casa, ormai l'unica che riesca in qualche modo a contenere tutto ciò che si agita nella sua mente.


Chiaramente indipendente e povero di mezzi, è un piccolo film che fa riflettere con la sua spiacevolezza. In tutta la narrazione c'è qualcosa di profondamente sgradevole, che è poi lo sguardo del malato: tutto è ritratto dall'ottica di Nicola e segue perciò interpretazioni, schemi e ritmi che non ci sono propri, risultando profondamente disturbanti. In alcuni punti si creano degli anticlimax, con percezione di noia, in altri le stereotipie ossessive sono claustrofobiche.

A parte una velata critica alla gestione dei manicomi negli anni Sessanta, i Favolosi Anni Sessanta, in cui la psicochirurgia delle origini era temuta dal paziente (chissà perché!!) e stimata dagli altri ("un'operazione che si è inventato un famoso professore portoghese, eh" dice la suora), il film bacchetta molto più duramente la società che crea il "matto" rispetto a quella, più ristretta, che lo ospita.
L'istituto in cui Nicola cresce è per lui un "condominio di santi", lui che i cattivi veri li ha conosciuti fuori e ha imparato a temerli, e non si vede una grossa differenza pre e post Legge Basaglia: dopo la morte della nonna, la caposala diventa il suo unico riferimento davvero umano e non lo abbandona anche quando anche l'ultima "normale" (M.Sansa) lo fa. Del resto non c'è linciaggio di questo ennesimo abbandono, perché purtroppo sappiamo tutti come sia a volte incoercibile il sentimento della paura.
Molto bella e poetica le figura di Tirabassi SPOILER amico immaginario del protagonista FINE SPOILER che in qualche misura lo aiuta a costruirsi degli schemi mentali al cui interno sentirsi più al sicuro, una forma di ordine: perché chi fa disordine non trova niente, e chi il disordine ce l'ha nella testa...

martedì 21 gennaio 2014

Neon Genesis Evangelion

Da un po' di tempo ripensavo a questo ultraclassico dell'animazione giapponese e per questo l'ho inserito nella mia lista natalizia. Da Natale ho perciò ripreso la visione integrale della serie, ma stavolta con mio marito! Che cosa incredibile, il tempo che passa, quando l'ho visto la prima volta avevo sostanzialmente l'età dei protagonisti e adesso ne ho il doppio.

A parte questa inutile introduzione, passo ai dati e alla trama. Serie in 26 episodi, 1995-96, Hideaki Anno.

Una serie di creature potenti e spaventose, detti Angeli, attacca la terra, o quello che ne è rimasto quindici anni dopo il Second Impact. Per cercare di arrestarne l'avanzata, la Nerv gli manda contro dei ragazzini a bordo di robottoni giganti, gli Evangelion (Eva, per gli amici).

Questo è il poco che ci viene detto nei primi episodi, ma in Evangelion niente è quello che sembra! Uno dei principali motivi per cui questa serie è stata capace di suscitare un entusiasmo ai limiti della follia (mi ci metto anche io, naturalmente) è che ogni singolo aspetto della narrazione si trasforma in una domanda su cui ci si arrovella furiosamente episodio dopo episodio.
Già solo dalle poche righe di trama che vi ho riassunto (episodi 1 e 2, in pratica), gli interrogativi saettano:
-chi sono gli angeli?
-cosa vogliono?
-che cosa è stato il Second Impact?
-cos'è la Nerv?
-chi c'è sopra la Nerv?
-perché bisogna mandare al macello questi poveri quattordicenni?
-cosa sono gli Eva, cosa c'è dentro, come funzionano?

Poi, invece di trovare risposte, per croce e delizia degli appassionati, aumentano i misteri: a che serve la lancia di Longino? (Io ero persino andata a cercare sull'enciclopedia, molto prima della mia era internet, chi era Longino. Non un parente di Carneide). Che cavolo c'è nelle pergamene del Mar Morto? (questo l'ho trovato, a sorpresa, nel mio libro di letteratura greca). E via così.

Per quanto concerne la trama, l'esegesi dei singoli episodi e le dissertazioni sulle intenzioni dell'autore vi rimando a 1)la bellissima recensione di Acalia, 2)un sito italiano completissimo for dummies (pun INTENDED), 3) il forum dei geeks e 4) un sito non autorizzato un po' completo su tutto quello che circonda la serie di base.



Per il resto, mi concentrerò sulle mie opinioni.
A parte il fitto intrico di mistero, i punti forti di NGE sono l'analisi della solitudine dell'adolescente attraverso l'analisi paradossalmente realistica di un po' di ragazzini dal vissuto diciamo pure triste e la profondità di ciascun personaggio. Anche in uno scenario post-apocalittico e davanti ad aberrazioni fantascientifiche con componenti horror nient'affatto trascurabili, i personaggi (almeno quelli umani), per quanto paranoici, si comportano in modo davvero umano. E sono capaci di grandi sentimenti come l'incertezza, la paura, la frustrazione, il senso di inadeguatezza, il desiderio di vendetta. Tutto quello che attraversiamo quotidianamente nel delicato equilibrio tra omeostasi e transistasi che ci interessa da vicino, anche se nessuno di noi deve salire su un'Eva (di cui non vi racconto la natura, tanto la trovate spiegata benissimo mei siti di cui sopra).
Certo, Shinji è il protagonista meno baldo della storia del Giappone, ma ha un animo delicato e sensibile. Misato è la tutrice meno affidabile che mi ricordi, ma si carica della responsabilità di un ragazzino problematico e cerca di sbloccarlo un po'. Nessun cartone Disney affronterebbe mai la solitudine del porcospino con questa efficienza, specialmente dopo la svolta zuccherosa e conformista degli ultimi anni (Biancaneve era molto più d'impatto di Frozen), né tantomeno mostrerebbe una stimata ingegnere, scienziata universitaria, che strangola una bambinetta di cinque anni e per questo fa un volo di dieci metri.
Una pietra miliare dell'anime, con un grosso problema a livello di finale. Nei prossimi mesi vedrò di recuperare il Death & Ribirth, o End of Evangelion, per cercare di capire qualcosa di più.

lunedì 20 gennaio 2014

Il quadrato della Vendetta - Commissario Van In

Di Pieter Aspe

Il commissario Pieter Van In è quarantenne, sovrappeso, ubriacone, fumatore incallito e spendaccione. Mi dimenticavo fedifrago, peccato tanto meno comprensibile e perdonabile se si pensa che sua compagna è Hannelore Martens, sostituto procuratore venticinquenne, bellissima, intelligente e sportiva. 

La quarta di copertina recita che Van In è il Maigret fiammingo, ma a me sembra parente più prossimo di Salvo Montalbano. Parla anche dialetto fiammingo, ma purtroppo le sfumature linguistiche sono ahimè al di là delle mie possibilità: il Nederlandese dovrà aspettare ancora molto prima che lo inserisca nel mio curriculum.

L'Italia conosce da relativamente poco l'autore, ex precettore, fotografo, custode di una basilica, lavoratore stagionale per la polizia marittima e ancora un altro mucchio di cose: mi sembra che abbiamo trovato un bravo autore, prolifi
co e con un gran senso dell'ironia -che non fa mai male.

La costruzione è interessante e la prosa agile, se dobbiamo trovare un difetto comune a tutti i libri della serie è che non sono classici gialli a enigma, ma a suspence. In buona sostanza, è praticamente impossibile individuare l'assassino, dovrete scoprirlo leggendo, mentre io ho una predilezione per quelli a incastro-chiave, in cui cercare di battere il detective di turno. 
Ma il vero interrogativo rimane quello della cornice: cosa ci trova Hannelore in Van In??

domenica 19 gennaio 2014

Chi ha incastrato Roger Rabbit?

R.Zemeckis, 1988, con B.Hoskins, R.Rabbit, J.Rabbit. 103'
Dal libro: Who censored Roger Rabbit?
 

Qualcuno ha barbaramente ucciso Marvin Acme, il propietario di Cartoonia, che aveva una relazione illecita con la bella fatalona Jessica Rabbit. Primo sospetto è naturalmente il marito tradito, il Roger Rabbit del titolo, apparentemente incurante del rischio di morte nella Salamoia assassina del terribile giudice Morton, e invece tutto sconvolto dal tradimento della consorte.

Film superlativo.Prese quattro Oscar, tra cui uno "speciale" per la creazione delle animazioni, assolutamente suberbe, capolavoro di fluidità e incredibilmente ben inserite nel filmato tradizionale.
Inoltre c'è la trama: un noir in piena regola, o meglio ancora, un hard boiled con tutti i topoi del caso, dalla bambolona al detective malinconico al cattivo-supercattivo. Mi ricordo ancora che da bambina pensavo la Salamoia fosse veramente un concentrato di derivati benzenici ultratossici. Quando scoprii che mia nonna conservava nella rimessa un'enorme boccia di olive in salamoia mi venne un lecito dubbio, finché i miei non mi spiegarono che era solo acqua e sale (ben sconcertati della mia ignoranza su un argomento tanto banale, credo!).
Credo che insieme alla trilogia di Ritorno al futuro questo sia il capolavoro di Zemeckis, e si sente anche un po' dello zampino dell'amico Spielberg. Mi viene solo una domanda: perché quando ero piccola lo trasmettevano almeno una volta all'anno e adesso lo danno sempre e solo in seconda serata? Abbiamo di nuovo censurato Roger Rabbit?

mercoledì 8 gennaio 2014

Emotivi Anonimi

Di J.Améris, con B.Poelvoorde, I.Carré. 2010

Jean René dirige una piccola fabbrica di cioccolato sull'orlo della bancarotta, Angelique è una cioccolataia strepitosa ma in incognito. Emotivi al limite della patologia, si incontrano quando lei ottiene un lavoro da lui e gli cambia la vita (e gli salva l'azienda).

La trama è semplicissima, persino deboluccia, e le sorprese non sono di casa. Però c'è una curiosa tenerezza che aleggia per il film, che si salva dal tedio con una bella dose di ironia francese. I personaggi sono fastidiosi, pieni come sono di tic e insicurezze, ma si redimono grazie alla profonda consapevolezza e autocritica dei loro limiti, grazie alle quali permettono ai personaggi di contorno di portar loro soccorso.
Ci sono anche un paio di numeri musicali non spettacolari ma godibili.


Peccato invece il discorso sul cioccolato come piacere che ci porta ad aprirci agli altri sia stato trascurato, forse per tema di scivolare nell'effetto Chocolat.
Grazioso, ma una visione basta e avanza.

martedì 7 gennaio 2014

Capitan America

Negli ultimi anni stanno scorrendo davanti ai nostri occhi tutte le teorie possibili di supereroi, Marvel e non. Dopo aver recuperato dall'oblio persino la Lanterna Verde (con esiti peraltro pietosi), sono riusciti a riesumare pure Capitan America.
Ragazzo mingherlino, più volte riformato alla leva militare nonostante i tempi di magra in cui penso arruolassero anche i monocoli e gli zoppi, riesce a farsi potenziare nel fisico e nella mente da uno scienziato tedesco che prima è stato costretto a lavorare per il Reich e poi ha cercato asilo negli States.
Nato così per programmazione tecnica e per il bene maggiore della Democrazia, Capitan America trova la sua nemesi in un mostro teutonico dal viso rosso sangue, deturpato dal prototipo ancora imperfetto della pozione che ha reso lui così forte e bello (?).

il pezzo peggiore è il cappellino con le orecchie,
 ma per pietà ve lo risparmio
 Noioso, e un po' anonimo. Peccato, perché il personaggio è relativamente insolito: niente poteri sensazionali come telecinesi o allungamenti spettacolari, niente modificazioni gentiche ereditarie, e neppure attrezzature spettacolari. Capitan America è semplicemente ipertrofico, caratteristica che gli vale un'orrida tutina da fare invidia al manifesto de "lo zio Tom ha bisogno di te" e si qualifica come il supereroe più poveraccio di sempre, dotato solo di uno scudo tondo neanche rimpiazzabile in caso di usura/smarrimento/danneggiamento. Insomma, niente garanzia. 
Persino la sua bella è meno glamour delle donne degli altri (e sì che per fare peggio di SpiderMan bisognava davvero impegnarsi).
L'atmosfera un po' cupa degli anni Quaranta ha trovato riscontro solo nella fotografia seppia, l'elemento più decoroso di tutto l'insieme, mentre i cattivi dell'Hydra nazista sono ridicoli e grotteschi, privi di spessore
. Per il resto, la recitazione è opaca, la regia piatta, la trama insulsa e il ritmo assente.
Non è neanche brutto, è che sarebbe proprio da rifare da zero. E il finale è frustrante, soprattutto perché prelude chiaramente ad un trascinamento inutile della storia.

lunedì 6 gennaio 2014

Frozen - Il regno di Ghiaccio

Buona Befana! Per festeggiare, recensione di film d'animazione Disney. 108'.

Elsa ed Anna sono sorelle e si adorano. Purtroppo il potere magico di Elsa le allontana, poiché la maggiore potrebbe involontariamente ferire Anna col ghiaccio che spigiona dalle sue mani. Quando deve salire al trono, Elsa ha una "piccola" crisi di nervi e scatena l'inverno (non l'inferno) su tutta la Scandinavia. Ad Anna, neo-fidanzata di Hans, non resta che cercarla con l'aiuto di Kristoff e la sua renna Sven.


L'animazione è superlativa, diciamolo subito per toglierci il dente. Dal punto di vista tecnico il film è ineccepibile, ma il risultato è ancora troppo freddo, e non sto parlando delle vagonate di neve sullo schermo. 
Ci sono parecchi spunti interessanti, che più o meno girano tutti intorno al concetto di principessa tosta e indipendente, che si completa nell'amore senza però farne il suo unico scopo. E carino anche il messaggio XXI secolo "non fidanzarti col primo che passa, conoscilo meglio", ma alla fine non è nulla di nuovo rispetto a Come D'Incanto.
Olaf è davvero carino, ma, a parte qualche frase ben azzeccata, ha il ventaglio psicologico di un pupazzo di neve. Volete vedere uno spirito naturale davvero davvero entusiasmante? Guardate alla voce Calcifer, nel Castello Errante di Howl.
Sono stata alquanto sopresa di leggere tantissime recensioni ultra-positive, e dunque sono uscita dal cinema un po' delusa.
Insomma, Frozen non è male, ma alla fine rimane un film per bambini di tutte le età, con una bellissima colonna sonora, senza toccare le vette dei Disney d'epoca dorata. Mancano sia la Trama (vuoi mettere un Re Leone, o perfino Aladdin) sia dei comprimari veramente superlativi (tutto il parterre marino di La Sirenetta, o le stoviglie di La Bella e La Bestia). Il punto forte rimane la fluidità delle immagini, ma dopo Finding Nemo (che pure aveva sia trama sia comprimari) forse non è più sufficiente.

domenica 5 gennaio 2014

Breaking Dawn - parte II

B.Condon, con T.Lautner, R.pattinson, K.Stewart. 2012. 117'

Penso di essere stata tra le ultime interessate a vedere il film, perciò non mi preoccupa più di tanto il fatto di mettere qualche spoiler -ammesso che rivelare il finale in questo caso possa fregiarsi di tale epiteto.

Bella si sveglia vampira ed è tutta felice. Praticamente lo racconta pure al papà. In più è relativamente contenta anche del genero, il lupo mannaro che fino a tre giorni prima faceva il filo a lei. La figlia avuta da Edward cresce a vista d'occhio, ma credendo che Reneesme sia una Bambina immortale i Volturi vengono in massa per distruggerla e sfrutterebbero volentieri l'occsione per decimare tutto il clan dei Cullen. Mi duole dirlo, perché ho letto i libri con gran divertimento, ma purtroppo non ci riescono.

Credo che il numero di Razzie Award vinti sia un record, peraltro del tutto meritato. Uno dei film peggiori che io abbia mai visto, mi ha lasciato davvero basita. Che il cast non si sforzi neppure di far finta di recitare ormai lo sappiamo, ma il disastro della sceneggiatura è a livelli mai osservati neanche nei precedenti. I dialoghi più insulsi che si potessero mettere insieme sono stai raccolti da Melissa Rosemberg in questa specie di disastro su pellicola. Non c'è trama, nemmeno quella che la Meyer aveva già scritto. Non c'è umorismo, neanche involontario. Cosa ancora più assurda, consderati i fondi che devono aver raccolto con gli episodi precedenti, non ci sono neanche effetti speciali degni di questo nome. Edward e Carlisle fanno il grande sforzo di mettere insieme i vampiri più dotati della terra, e la battaglia finale più che un epico scontro sembra una zuffa da bar. Ma non siete mai andati a vedere -chessò- un X-men, un Harry Potter, un Marvel qualunque, per imparare almeno le basi di come si fa?
Ennesima catastrofe, la colonna sonora: se nei primi episodi poteva vantare Muse, Florence+The Machine, Metric, Vampire Weekend e Thom Yorke, adesso ci siamo attestati su livelli infimi di pseudo-pop diabetico. Tremendo.