Emotivi Anonimi

Di J.Améris, con B.Poelvoorde, I.Carré. 2010

Jean René dirige una piccola fabbrica di cioccolato sull'orlo della bancarotta, Angelique è una cioccolataia strepitosa ma in incognito. Emotivi al limite della patologia, si incontrano quando lei ottiene un lavoro da lui e gli cambia la vita (e gli salva l'azienda).

La trama è semplicissima, persino deboluccia, e le sorprese non sono di casa. Però c'è una curiosa tenerezza che aleggia per il film, che si salva dal tedio con una bella dose di ironia francese. I personaggi sono fastidiosi, pieni come sono di tic e insicurezze, ma si redimono grazie alla profonda consapevolezza e autocritica dei loro limiti, grazie alle quali permettono ai personaggi di contorno di portar loro soccorso.
Ci sono anche un paio di numeri musicali non spettacolari ma godibili.


Peccato invece il discorso sul cioccolato come piacere che ci porta ad aprirci agli altri sia stato trascurato, forse per tema di scivolare nell'effetto Chocolat.
Grazioso, ma una visione basta e avanza.

Commenti

  1. Probabilmente perché ho vissuto gran parte della mia vita professionale in ambienti dove l'emotività anonima spadroneggia (e forse aiuta pure il fatto che io stesso non sia immune da questo noioso problema) ho apprezzato maggiormente questa commedia. Se ti sono sembrati fastidiosi i personaggi del film, non oso immaginare cosa potresti dire di alcuni miei colleghi :D

    Nota che però il finale contraddice la morale che ne hai tratto. I due protagonisti finiranno per rifiutare la normalizzazione che gli era stata offerta come aiuto e preferiranno per scegliersi una loro propria via di uscita al loro problema.

    In quest'ottica si spiega anche come mai la sceneggiatura non ha seguito le tue aspettative à la Chocolat. I nostri due eroi proprio non ce l'hanno nelle corde di aprirsi agli altri, al massimo il cioccolato lo riescono ad usare come mezzo per esprimere le proprie capacità e come terreno comune per imbastire un dialogo uno a uno (in contrapposizione con la socializzazione che avveniva nell'altro film cioccolatoso).

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  2. concordo: film grazioso, nel senso che ha una grazia (una leggerezza) che affascina
    osservo che il tema TIMIDEZZA è ignorato dal cinema italiano; tranne pochissime eccezioni (la parte di Sabrina Impacciatore in AMICHE DA MORIRE), le nostre attrici puntano sulla volgarità e sulla strafottenza

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  3. E ma!!!! Marco ce l'hai con loro!!! Io stavo per salvare questo film, mi ha quasi entusiasmato, ma ragionandoci su, dopo giorni di assenza dal blog, ho salvato Almanya. Manca tanto a questo film, ma ha quelle cosette che ne fanno un piccolo grande film. Poi, che lo script non sia proprio di ferro...

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