mercoledì 22 aprile 2009

Leoni per Agnelli

Film diretto e interpretato da un ormai maturo ma sempre affascinante Robert Redford. Nella stessa mattinata seguiamo tre diversi avvenimenti: un senatore (Tom Cruise) concede udienza ad una matura giornalista (Meryl Streep) per riconquistarsi il favore dell'opinione pubblica, stanca dell'inconcludente missione in Iran; un professore universitario cerca di risvegliare uno studente promettente dal torpore culturale in cui lo vede sprofondare giorno dopo giorno raccontandogli la scelta di entrare nell'esercito di due suoi ex-allievi; la squadra di questi ultimi fa incursione in Afghanistan.
La giornalista deve confrontarsi con un'amara realtà: il senatore da ella stessa sostenuto anni prima sta ora sfruttando gli insuccessi militari per prepararsi alla prossima candidatura, sapendo di poter contare sul potere di una stampa ormai asservita alla legge di mercato. Notizia e Fatto sembrano aver perso la consueta relazione consequenziale... nemmeno il fallimento dell'incursione durante l'intervista modifica le tesi del Congresso.
L'unica speranza sono i giovani da istruire alla libertà di pensiero, da strappare all'inerzia veicolata e funzionale ad un certo tipo di politica. E il nostro promettente allievo deciderà di imprimere una svolta attiva alla sua vita? Io penso di sì.

martedì 21 aprile 2009

Blade Runner

Un classico che non avevo mai visto ha incrociato la mia strada proprio pochi giorni fa. Si tratta senza dubbio di un film rimarchevole, con molti pregi e altrettanti difetti.
In un futuro prossimo gli umani hanno dato vita ad intelligenze artificiali più forti e scaltri dei loro creatori, dotati di sentimenti e poco longevi: quest'ultimo tratto genetico, dettato dalla prudenza, dovrebbe mettere al sicuro gli uomini dall'ira che inesorabilmente sorgerà nelle creature progettate a scopo di sfruttamento. Quando sei androidi abbandonano i loro ranghi, la polizia centrale, onnipresente come un Grande Fratello, ripesca Decker,un cacciatore a riposo, perché li "pensioni". Gli AI si aprono un varco sanguinoso fino al loro creatore, da cui sperano di poter ottenere una speranza di vita normale: sono stanchi di vivere nel terrore, di non poter disporre di sé, di avere ricordi fasulli innestati nella mente, di non aspirare se non a pochissimi anni di esistenza. Durante la sua missione Decker incontra un'androide intelligente che lo aiuta , se ne innamora e scappa con lui dopo la morte dell'ultimo fuggitivo, ma quanto durerà questo amore? Lei non può sperare di vivere molto... e, d'altronde, chi può dire di vivere davvero in un mondo oppresso dalla paura?
Harrison Ford, reduce dai ruolo di Hans Solo e Indiana Jones, è perfetto per il ruolo del segugio malinconico e solitario, Rutger Hauer altrettanto perfetto per l'umanoide disperato, irato, sconfitto.
Di grande effetto poetico alcune scene cruciali, prime tra tutte il confronto dell'umanoide con il suo creatore e il famoso monologo "ho visto cose che voi umani non potete immaginarvi..." che vale da solo i novanta minuti del film.
I lati negativi: la trama del film è un po' confusa e la successione delle sequenze non si svolge con eleganza, rendendo il tutto un po' macchinoso. Volutamente il regista crea un ambiente irreale smaccatamente fasullo, pieno di inverosimili toni blu e fumi opachi, senza bellezza, soffocante. Nonostante l'intento riuscito di creare un senso di straniamento, non apprezzo né le scelte stilistiche né la resa esteriore di questo futuro prossimo, pieno di abiti brutti, poco fantasiosi, di ambienti rozzi e labbra laccate.
Ultimo spunto: alcuni, tra cui il regista Ridley Scott, sostengono che Decker in realtà sia uno degli androidi fuggiti, ricatturato e riprogrammato per dare la caccia agli altri: infatti se così non fosse non avrebbe la prestanza fisica per reggere gli scontri diretti con Rutger Hauer e perderebbero di senso alcune sequenze dal significato oscuro. Io voto per questa opzione... e voi?

domenica 5 aprile 2009

L'ombra del vento

Esordio di Zafòn, ambientato nella Barcellona degli anni Cinquanta, con un bambino ingenuo ma sveglio, un padre buono e malinconico, un posto perduto nelle nebbie del mistero.
Compiuti i dieci anni Daniel viene accompagnato dal papà nel Cimitero dei Libri Dimenticati, dove adotta un romanzo bellissimo, L'ombra del vento, che uno strano signore vuole disperatamente bruciare. Qualche anno dopo, con il cuore infranto da una donna capricciosa e cieca, Daniel si trova a dover risolvere l'intrigo che ha dato vita al libro, insieme all'amico Fermìn, ex spia del governo e anello mancante tra l'uomo e il pesce martello (poiché nel suo scheletro si trova un'incredibile quantità di cartilagine, quasi tutta concentrata sul naso e sulle orecchie), e a Beatriz, sorella del suo migliore amico.
Davvero un bel thriller, che vi lascerà con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, ma si concede i suoi momenti di relax con qualche battuta gustosa che strappa un'allegra risata.
Scritto abbastanza bene e con equilibrio, pecca forse in un eccesso di omaggi e riferimenti, ciò che da vezzo postmoderno tende a tratti a trasformarsi in un'ostentazione di cultura. Si nota anche qualche scivolone nella costruzione della trama: talvolte per portare alla luce ricordi morti con i loro possessori compaiono stralci di racconto in corsivo che non si sa chi stia raccontando, o come arrivino ai personaggi principali; altra incoerenza che mi ha sorpreso è come potesse un medico -per di più cinquant'anni fa- diagnosticare con apparente certezza una gravidanza cominciata da appena tre giorni.
In ogni caso, questi piccoli nei non privano la narrazione della sua freschezza e gradevolezza, che ne fanno un libro meritevole di essere letto.