lunedì 10 agosto 2009

Cineplex Massaua - Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Sala tre, di dimensioni modeste, offre poltrone confortevoli, morbide e con braccioli attrezzati con poggiabicchieri. Lo schermo, pubblicizzato come "grande", è in realtà medio, ma garantisce una visione piacevole; buono l'audio, avvolgente. Il cinema si raggiunge in pochi minuti con la metropolitana.
Il film è deludente, ma forse è un understatement. Si ha l'impressione che il regista abbia letto un altro libro. I primi trenta minuti sono molto promettenti, ottimo l'uso degli effetti speciali e le scene di volo.... ma poi?? Avranno esaurito il budget... Dove sono le scene di massa? I combattimenti dei ragazzi (tutti!! Neville fa la comparsa, Luna è ridotta ad una macchietta) con i Mangiamorte infiltrati nel castello? Le partite di Quidditch? la storia d'amore con Ginny, ridotta ad un bacio di nanosecondi, invece di essere la base di un futuro matrimonio? e SOPRATTUTTO dov'è la narrazione della spinosa questione degli Horcruxes?
Le due ore e mezza abbondanti trascorrono in sorrisetti e battutine degni di un film sceneggiato da Moggia, comprese le avances di una giovane barista sconosciuta ad un imbarazzato ma compiaciuto Harry in incognito in un caffè della metropolitana. L'acme del disastro si raggiunge alla morte di Silente: niente sobrio funerale su lago con tomba di marmo bianco, ma fiaccolata di bacchette magiche per aria, a metà tra concerto di Vasco e parodia dell'Attimo Fuggente.
Vuoto e triste.

sabato 8 agosto 2009

demian

Romanzo un po' sottovalutato, decisamente meno noto del successivo Siddharta, ma forse anche più bello. Emil conosce un compagno più grande, Demian, e ne rimane affascinato. Tutta la sua vita gli appare in bilico fra la luce e il buio, entità fin'ora per lui rigidamente divise , ma Max Demian, che assurge presto a figura guida con la sua maturità e capacità di ottenere ciò che vuole, gli mostra un mondo meno manicheo, ricco di persone che con coraggio affrontano la scoperta della propria anima. In questo percorso Emil compie anche la sua educazione sentimentale, grazie ai sentimenti dell'amore puro per Beatrice e ai turbamenti provati per la madre di Max, Eva -la donna, par excellence.
Tutti gli avvenimenti dei dieci anni circa coperti dal romanzo, privati e pubblici -la prima guerra mondiale si profila all'orizzonte- portano Emil ad incarnare l'oggetto di un sogno (o intuizione?) avuto durante l'adolescenza: uno splendido uccello che con sforzo rompe l'uovo che lo racchiude.

Demian è stata per me una delle figure più affascinanti della letteratura, un ideale filosofico e maschile, che immaginavo con la sua mantella militare camminare per le fredde strade tedesche. Qualche anno fa l'ho ritratto così... Vi piace?

martedì 4 agosto 2009

vicky, cristina, barcelona

Vicky e Cristina sono due amiche in vacanza per un estate a Barcellona. Non potrebbero esistere due donne più diverse: Vicky calma, pianificatrice e, se vogliamo, convenzionale, Cristina perennemente insoddisfatta, alla ricerca di attimi effimeri ma meravigliosi, passionale e irrequieta. Quando incontrano un fascinoso pittore se ne innamorano entrambe, ma Vicky, alle soglie del matrimonio, prosegue lungo la strada lineare che ha disegnato per se stessa, mentre la sua amica si lancia in una delicata relazione triangolare che coinvolge il pittore e la sua ex-moglie, una pittrice squilibrata con numerosi tentativi di suicidio e di aggressione alle spalle.
Mi aspettavo molto da questo film e sono stata decisamente delusa. L'intreccio ha dei momenti banali e altri troppo poco credibili per essere veramente apprezzabile; le attrici non offrono il meglio delle loro performance, salvo Penelope Cruz che mantiene un livello di recitazione sempre decoroso. Javier Bardem non è convincente, dà poca vita a questo artista bohémien paladino di una trita filosofia del "cogli l'attimo".
Nel complesso l'ho trovato uno dei peggiori film di Woody Allen di sempre, per niente divertente, non innovativo... inutile. Maestro, attendiamo di meglio!

il vento che accarezza l'erba

Bellissimo e struggente film di Ken Loach sulla guerriglia dell'IRA per l'indipendenza dell'Irlanda.
Due fratelli fanno entrambi parte della resistenza, ma il minore, medico, che matura più lentamente la decisione di prendere le armi, porta le sue idee fino ad un estremo di coerenza che lo fa scontrare con i vecchi compagni quando questi accettano una tregua con gli Inglesi.
Dopo anni di battaglie, di cadaveri, di sforzi e di lacrime, che cosa si intende per vittoria? Un accordo con l'Inghilterra può essere letto come una sconfitta da un animo orgoglioso... forse è una sconfitta, che calpesta l'identità di un popolo fiero e condanna all'oblio definitivo tanti oscuri combattenti.
Il film ha un impianto molto solido, semplice e scorrevole. La fotografia è molto poetica, generosa di verdi limpidissimi e di colori caldi e terrosi. Gli attori, tutti molto belli, sono perfettamente calati nella parte. Notevoli le figure delle donne, in apparenza di secondo piano, in realtà componente essenziale, e spesso nell'ombra, della resistenza irlandese, come di tutte le resistenze della storia.
Finale asperrimo, sconsigliato per una serata depressa ab initio.