martedì 28 dicembre 2010

L'opera struggente di un formidabile genio


I genitori di Bill, Beth, Dave e Toph si ammalano di cancro e muoiono nello spazio breve di un'estate; Dave decide di farsi carico di Toph e sopperire all'improvvisa perdita di entrambe le figure parentali con una mescola di incoscienza, delirio di onnipotenza e amore fraterno. Si trasferisce con lui a San Francisco, dove fonda la rivista "Might", si guadagna da vivere, cerca di dormire con varie ragazze, è ossessionato dal timore che Toph sia ucciso dall'occasionale baby-sitter e tenta di elaborare il proprio immenso lutto sfruttando anche canali inconsueti, quali la tentata partecipazione alla Real-tv di MTV.

La trama è interessante e chiaramente autobiografica, ma è lo stile a rendere questo libro così esplosivo: la scrittura è innovativa fino a poter essere definita sperimentale, a tratti autointervista (quasi un flusso di coscienza, ma con la punteggiatura corretta) mascherata da dialogo con un comprimario che in realtà è momentanea estroflessione della coscienza duale dell'autore e io narrante.

La seconda parte del romanzo, più disgregata e visionaria, è la mia preferita; destruttarata e alienata, piena di acume introspettivo, distingue nettamente l'opera come il vero prodotto di genio, giunto meritatamente alle soglie del Pulitzer.

Buon Anno, Flora!

1 commento:

  1. pardon...con un po' in ritardo, dopo un capodanno parigino, commento: d'accordissimo con te, le style c'est tout (anche se non lo dico io ma Flaubert) e questo è uno dei pochi romanzi moderni, per intenderci non dei grandi "classici" della Letteratura (come si chiamava quel tale, Joyce???), a fare dello stile e del ritmo veri e propri mezzi espressivi,quasi più della trama stessa.

    Grazie per la recensione.. Flo

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