martedì 7 dicembre 2010

Il papà di Giovanna


Giovanna è bruttina e introversa, ma ha una grande amica, una nuova cotta e un papà che la adora. Sì, sua mamma forse la trascura un po', si vede che la considera un po' minus, ma suo papà l'ha messa sul piedistallo: è la sua principessa, lui vive solo per lei. Quando il ragazzo di cui si è invaghita si incapriccia della bella e ricca amica, Giovanna stravolge la comune interpretazione della realtà e la uccide, in un delirio organizzato che difende con ardore. Mentre la madre si rifiuta di rivederla, il padre -Silvio Orlando, perfetto per la parte- si trasferisce presso il manicomio in cui viene rinchiusa, lasciando la moglie all'amico carabiniere filofascista -un sorprendente Ezio Greggio, molto a suo agio nel ruolo drammatico.
Pupi Avati dipinge con poesia e decenza una tragica storia di -ahimé- tutti i giorni, spaventosamente somigliante ad alcuni recenti fatti di cronaca, facendo sbocciare il talento dei suoi attori come tulipani. Vero è pure che lavora con delle eccellenze: oltre ai suddetti Orlando e Greggio, l'ottima Francesca Neri e la sgraziata ma perfetta Alba Rohrwacher. Crisi isteriche come le sue se ne vedono un sacco... se uno fa il mio lavoro; al cinema decisamente meno.
Trovo invece un po' azzardata l'interpretazione dello psichiatra, che vede l'origine della follia omicida di Giovanna nel suo distorto rapporto con la madre, e nell'affetto che questa prova per il vicino: io non credo fino in fondo che la psicosi sia così strettamente legata all'ambiente familiare, anche se questo può fungere da cerino acceso in una polveriera.

1 commento:

  1. Ho conosciuto ed apprezzato Alba Rohrwacher grazie a questo film! Approvo ogni tua singola parola, anche le virgole :)

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