Il papà di Giovanna


Giovanna è bruttina e introversa, ma ha una grande amica, una nuova cotta e un papà che la adora. Sì, sua mamma forse la trascura un po', si vede che la considera un po' minus, ma suo papà l'ha messa sul piedistallo: è la sua principessa, lui vive solo per lei. Quando il ragazzo di cui si è invaghita si incapriccia della bella e ricca amica, Giovanna stravolge la comune interpretazione della realtà e la uccide, in un delirio organizzato che difende con ardore. Mentre la madre si rifiuta di rivederla, il padre -Silvio Orlando, perfetto per la parte- si trasferisce presso il manicomio in cui viene rinchiusa, lasciando la moglie all'amico carabiniere filofascista -un sorprendente Ezio Greggio, molto a suo agio nel ruolo drammatico.
Pupi Avati dipinge con poesia e decenza una tragica storia di -ahimé- tutti i giorni, spaventosamente somigliante ad alcuni recenti fatti di cronaca, facendo sbocciare il talento dei suoi attori come tulipani. Vero è pure che lavora con delle eccellenze: oltre ai suddetti Orlando e Greggio, l'ottima Francesca Neri e la sgraziata ma perfetta Alba Rohrwacher. Crisi isteriche come le sue se ne vedono un sacco... se uno fa il mio lavoro; al cinema decisamente meno.
Trovo invece un po' azzardata l'interpretazione dello psichiatra, che vede l'origine della follia omicida di Giovanna nel suo distorto rapporto con la madre, e nell'affetto che questa prova per il vicino: io non credo fino in fondo che la psicosi sia così strettamente legata all'ambiente familiare, anche se questo può fungere da cerino acceso in una polveriera.

Commenti

  1. Ho conosciuto ed apprezzato Alba Rohrwacher grazie a questo film! Approvo ogni tua singola parola, anche le virgole :)

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