lunedì 15 agosto 2011

Fare gli Italiani - Officine Grandi Riparazioni



Abbiamo approfittato della giornata di Ferragosto per fare una passeggiata e cosa scopro? La famosa mostra "Fare gli Italiani-150 anni di storia nazionale" di cui tutti parlano è stata allestita proprio dietro casa mia, alle Officine Grandi Riparazioni.

Accanto alle vecchie carceri e dietro al Politecnico è stato recuperato un enorme fabbricato industriale un tempo adibito alla riparazione delle locomotive e dei vagoni ferroviari. Gli edifici di tal fatta esercitano sempre un grande fascino e il loro riutilizzo a fini divulgativi-artistici è una buona abitudine che viene dal Nord. E' pur vera però la riflessione del mio compagno di avventure: che tristezza pensare che gli impianti produttivi vengono spostati in Polonia e in India e qui utilizziamo le antiche fucine come sala espositiva.

La mostra, un percorso interattivo con pochi reperti ma tanti dati, filmati e suggestioni, è inusuale (almeno per me che non frequento spesso questo genere di allestimenti), interessante e bella. Si sviluppa senza lesinare particolari ed effetti speciali, coprendo l'arco di tempo tra il 1830 e il 2010. La sua unica pecca è di essere un po' troppo sfacciata nella sua manifesta tendenza alla sinistra radicale. Anche senza essere tacciati di Revisionismo, ci si poteva sforzare di essere più clementi con il Fascismo, il Papato e la Democrazia Cristiana, non fosse altro perché -nel bene e nel male- hanno molto contribuito a fare gli Italiani. Comunque la mostra vale davvero la pena di un giro e si merita un Otto e mezzo. Felliniano.

In biglietteria ci hanno offerto, allo stesso prezzo del biglietto singolo in quanto possessori di carta Fnac, l'estensione alle altre due mostre presenti, "Stazione Futuro" e "Il futuro nelle mani": mai visto niente di più scandalosamente intello e futile. Intello è un epiteto francese che vale praticamente un insulto, e si riferisce a quelle persone che vogliono darsi arie da grandi intellettuali ma normalmente nascondono sotto una arrogante prosopopea un vuoto imbarazzante. Trattasi nel primo caso di percorsi tra mini allestimenti, corredati da qualche aforisma estrapolato da chissà che contesto e un paio di video di un pessimo 3-D, sulle varie declinazioni dello sviluppo futuro. Cosa mangeremo tra dieci anni? Insetti, un sacco di asiatici già lo fa. Come saranno i mobili dei prossimi anni Quaranta? Di carta. Et cetera. Prove a suffragio di queste tendenze: zero. Grafici totalmente privi di senso (p.e. la distribuzione dei dominii internet in Italia: cosa si intende? tempo trascorso su un dominio, inaugurazione dello stesso... e poi, avete spiegato cos'è un dominio? tutti usano la parola, ma dubito che si sappia poi bene cos'è) e musiche irritanti. La seconda mostra satellite è raccolta in una stanza dove i pochi manufatti interessanti sono tutti della stessa officina, e ha tanto l'aria di uno spazio pubblicitario. Se il futuro è davvero così, pieno di idee un po' vaghe ammantate di fumo, temo che siamo seduti per terra...

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