La Leggenda di Earthsea

Se le grandi (non spesse, ma Grandi) saghe fantasy vi piacciono, questa fa per voi: tutto un mondo a disposizione, con uomini, maghi, draghi e antiche lingue che hanno il potere di creare.
Questo ciclo è un 3+2, un po' come le nuove lauree italiane, con una prima parte più tradizionale, epica e maschile, e una seconda più introspettiva e femminile.
Ged/Sparviero è il filo guida di cui seguiamo le gesta adolescenziali (il Mago di Earthsea), il primo amore (Le tombe di Atuan), la maturità di Arcimago (L'ultima spiaggia). Poi comincia a fare da spettatore, lasciando il posto alla moglie e alla figlia putativa, nel duetto Tehanu-I venti di Earthsea.
Ged fin da ragazzo è troppo dotato nelle arti magiche per non combinare presto un grosso pasticcio: evoca uno spirito dal mondo delle ombre, e poi non riesce a gestire la situazione; di qui prende spunto la sua odissea, in un microcosmo poetico e ricco di simboli, che tanti autori successivi hanno omaggiato, e qualcuno depredato (Paolini, sto parlando con lei...). Accanto al futoro Arcimago, un magnifico personaggio femminile, come se ne vedono davvero poche nell'immaginario fantasy, la terribile, dolce e complessa Tenar, capce di spaziare dall'adolescente insoddisfatta alla vedova piena di vita e di buon senso.
Con uno stile narrativo abbastanza piano, simile a Le Cronache di Narnia, la LeGuin dirige i suoi racconti verso un luogo dove gli dei, ammesso esistano, non sono migliori degli umani, e a questi tocca scegliere autonomamente del loro destino, senza farsi intrappolare da false promesse.
Mi sento di promuovere questo ciclo, ma con una riserva: se i primi quattro libri sono ben scritti, psicologicamente piuttosto raffinati e innovativi, l'ultimo è stato un po' deludente: sembra una chiusa frettolosa ad una saga di grande respiro, e il mondo della morte è uno strano caso di idea "simultanea". Solo un anno prima P. Pullman aveva descritto in modo molto simile (sebbene più vividamente) l'oltretomba del suo meraviglioso (e insuperabile, forse) Quelle Oscure Materie: mi è un po' dispiaciuto questo bis -non voglio chiamarlo plagio, ma il dubbio rimane.
Quanto al film di Goro Miyazaki, stendiamo un pietoso velo. Magari un giorno gli dedichero' un post, ma non credo che quel lavoro raffazzonato mi convinca ad una seconda visione: aveva ragione papà Hayao, non eri pronto per un lungometraggio!!

Commenti

  1. il plagio è frequente nel fantasy
    la signora Rowling ha scritto (DOPO la LeGuin) di un giovane che vive ai margini del genere umano, riceve la visita di uno alto che lo esorta a frequentare la Scuola dei Maghi, dove l'Arcimago Nemmerle lo protegge...

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