mercoledì 26 settembre 2012

Oblomov

Oblomov è un proprietario terriero che non ha mai più visto il suo feudo dalla maggiore età, non ha idea delle anime che lo lavorino, non sa di cosa vive ed è incredibilmente pigro, al punto da non alzarsi dal letto per intere giornate. La prima delle quattro parti in cui il libro è diviso passa dunque cosi', mentre il nostro si arrotola nella sua vestaglia orientale dalle otto di mattina a pomeriggio inoltrato, e una teoria di personaggi uno più fallito dell'altro si succede al suo capezzale.
Per questo forse il libro viene considerato spesso un'opera satirica rivolta all'antica società russa, ritratta come un corteo di persone pigre, interessate più al cibo che al lavoro e profondamente reticente ad affrontare i grandi quesiti filosofici che risparmiano l'Uomo dall'abbrutimento. In effetti queste prime (150) pagine, spesso giudicate "illeggibili", ricordano un po' lo stile delle Anime Morte di Gogol; bozzetti grotteschi e a tratti divertenti di tipi umani piuttosto inquietanti nella loro mediocrità, mancanza di nobili aspirazioni e tristezza. Il resto del romanzo però assume toni più intimistici, con una profonda riflessione su quell'atarassia che inquina un po' tutto il vecchio mondo occidentale. Oblomov diventa il campione di quella genia di uomini dal cuore immacolato che, in mancanza di qualunque necessità da soddisfare con urgenza, si ripiega in un mondo di pantano spirituale, dove il sogno non è una tensione verso un traguardo ma una pura fuga dalla contingenza. A lui si contrappone l'amico Andrej, mezzosangue che è riuscito a far suoi i migliori comandamenti di entrambe le sue radici: da un lato la raffinatezza psicologica russa, dall'altro la praticità e la determinazione tedesca. Con queste sue doti appartenenti ad un duplice mondo, è riuscito a diventare il mio Andrej preferito, scalzando il ben più famoso principe tolstojano, colpevole proprio di un certo eccesso di apatia. 
Cosa uccide il nostro protagonista? non è la mancanza di denaro, non la carenza di affetti, non l'ignoranza... è piuttosto questo passare indistintamente da un sogno vivido -che in realtà è un ricordo dorato di un'epoca tramontata- ad una realtà misconosciuta, è il rifiuto di Zachar il lacché a compiere il suo dovere quotidiano, è la contemplazione sterile dei gomiti di una donna... è oblomovismo!

3 commenti:

  1. gran bel romanzo
    ce lo consigliò il nostro prof (Vincenzo Amoroso, Liceo Righi) e fece nascere in me la passione per il romanzo russo
    altro particolare autobiografico: quella che poi è diventata mia moglie cominciò ad interessarmi proprio perché sosteneva accanitamente i pregi di OBLOMOV (a pari merito con IL ROSSO E IL NERO)

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  2. ... e per la versione cinematografica di Mikhalkov nemmeno un accenno?

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  3. @ bibliofilo: che bello, che storia romantica!!

    @ Blabla: confesso candidamente che non ne so nulla...

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