Dogville


Scioccante come quasi tutti i film di Lars von Trier, questa dura parabola indaga la natura stessa del male. Grace è una fuggitiva rincorsa da malviventi che giunge in uno sperduto, poverissimo paesino dell'entroterra americano, Dogville. Viene accolta da Tom, aspirante scrittore e moralista dedito all'edificazione dei suoi compaesani, che le presenta la possibilità di essere "tollerata" dalla cittadinanza in cambio di favori che rendano vantaggiosa il celarla agli occhi del mondo. Dapprima gli abitanti sembrano non aver bisogno dei servizi di Grace, e accettarli solo per una forma poco pietosa di carità, ma con il crescere del presunto pericolo che la ragazza crea con la sua presenza, giacché attivamente ricercata da malavitosi potenti, la obbligano a corvée sempre più estenuanti e, infine, degradanti, abusando del suo corpo, della sua mente e finanche della sua libertà. Quando Grace denuncia francamente le abiezioni cui viene quotidianamente sottoposta e la falsità del viscido moralismo di Tom, egli la vende ai suoi inseguitori, che vengono a prenderla... Senza voler svelare il finale, posso solo dire che anche la buona e comprensiva Grace dovrà scegliere se punire o no i suoi aguzzini.

Tutto in questo film è profondamente teatrale, dalla recitazione dei grandi caratteristi (Kidman, Bettany, Bacall e molti altri), ai gesti, alle luci e alla scenografia scarna come l'osso del cane del paese, costituita solo di un grande marciapiede di asfalto su cui è disegnata la pianta di Dogville.

Le interpretazioni possono essere molteplici: il regista vuole dirci che il male è insito nella natura di ogni uomo e aspetta solo la condizione per fiorire? La bontà passiva che tutto accetta ma nulla dimentica è solo una forma di arroganza? La meschinità deve sempre trovare punizione?

Come ogni forma d'arte questo film serve, per fortuna, più a porci delle domande che non a darci delle risposte.

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