La prima cosa bella


Paolo Virzì è tra i nostri registi più promettenti e ci ha confezionato un film con una bella storia, toccante e ben recitato, ma un po' tradizionale. Professore di lettere misantropo e consumatore occasionale di droghe si trova a ripercorrere le grandi tappe della sua vita e del suo rapporto con la madre a causa della di lei malattia che l'ha condotta alle soglie della morte. In questo viaggio forzato, fisico e psicologico insieme, riallaccia i rapporti con la sorella e con altre figure dell'infanzia, a partire da questa madre ingombrante, bella, affettuosa e vitale, di poco talento ma abbastanza moderna da accettare ruoli insoliti, quali amante clandestina del suo legittimo marito e utero in affitto per la moglie del suo datore di lavoro. Curiosamente lo smisurato complesso di Edipo che attanaglia il protagonista (V. Mastrandrea, decisamente in sovrappeso e vecchieggiante) non è affatto provocato da una genitrice soffocante e autoreferenziale, ma da una donna libera e bella, allegra e scevra da gelosie e meschinità.
Discretamente inibita anche la sorella, interpretata da C. Pandolfi, che ci diverte da bambina ma non entusiasma nella sua versione quarantenne; brave sia M. Ramazzotti che S. Sandrelli nel ruolo di Anna. Tutti perfetti, insomma, dentro la parte... però ridateci il nero graffiante di Tutta la vita davanti.

Commenti

  1. mi è piaciuto molto, così come mi era piaciuto anche tutta la vita davanti. tra i due non saprei proprio sceglierei.
    questo concordo sia più tradizionale, però (per quanto io odi la tradizione) credo alla fien sia stata la scelta migliore per raccontare una storia del genere

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