The Ghostbusters

Di I.Reitman, con B.Murray, D.Akroyd, H.Ramis, S.Weaver. 1984.

Cacciati dall'ateneo in cui gestivano un dubbio dipartimento di scienze paranormali, tre professori mettono su un'agenzia di acchiappafantasmi, che contro ogni logica e buonsenso va a gonfie vele. Ma cosa si cela dietro tanta attività spiritica all'improvvisio, nel pieno di New York? Il ritorno di un antico dio distruttore babilonese (o forse sumero, o forse ittita...).

La sceneggiatura, scritta a due mani da Reitman e Akroid su uno spunto di quest'ultimo, non sarà l'apice della divulgazione scientifica sofisticata ma è brillante, divertente e piena di ritmo, cio' che del resto ha fatto di Ghostbusters una delle commedie più acclamate (e remunerative) non solo degli anni Ottanta.
Gli attori sono in formissima e si divertono a ricreare dei personaggi a poche dimensioni, molto fumettistici, caratterizzati profondamente: c'è il sognatore entusiasta (Ray, Akroyd), lo scienziato precisino (Egon, rigido ma con brio), quello che "non ci credo ma vedrqi che funziona" (meraviglioso Murray nella parte di Peter, che sembra il più scocciato e scansafatiche ma alla fine è il cervello del gruppo). La parte affidata a Sigourney Weaver è talmente irrealistica da essere una macchietta, soprattutto quando le tocca fare l'indemoniata, ma rispetto ad Alien che sollievo deve essere stato girare Acchiappafantasmi, con la sua carica di inoffensiva follia!
Tanta parte del film è stata ottenuta sfruttando sequenze improvvisate dagli attori, e credo sia da questo espediente e dalla chimica evidente tra attori che si divertono fra loro che derivi la leggerezza scanzonata di questa pietra miliare del comico, da cui venne anche tratta una serie a cartoni che da piccola adoravo.
Tra i simboli di quegli anni (la mia infanzia!) verranno sempre ricordati il logo dei Ghostbusters col fantasma dietro il segno di divieto e la canzoncina indimenticabile... Anche la macchina, che sembra una versione bianca della tristemente nota Lobotomachine, ha tutto un suo fascino strampalato e demodé.

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Mi sono piaciute tanto le riprese, apparentemente non autorizzate, del West Central Park, soprattutto il palazzo art nouveau/déco in cui il dio sumero ricompare. Curiosamente il regista Reitman, che per tanti anni ha lavorato soprattutto come produttore, non ha prodotto tanti altri film dello stesso livello (anche se qualche commedia carina l'ha lasciata, tipo I Gemelli), ma ha dato i natatli ad uno dei più promettenti giovani registi attuali, Jason.

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