giovedì 4 settembre 2014

Taxxi 2

Soggetto di L.Besson, con S.Nacery, M.Cotillard. 2000

Il protagonista (S.Nacery), folle tassista marsigliese con una vettura accessoriata come l’incrocio delle Aston Martin di James Bond con la macchina dell’ispettore Gadget, deve incontrare il padre della sua meravigliosa fidanzata (M.Cotillard). Ancora non sa che ad aspettarlo, lui che odia profondamente l’autorità costituita in blocco, c’è un alto papavero dell’esercito. Il futuro suocero lo accoglie con relativo calore, che aumenta grandemente quando il nostro lo cava d’impiccio facendogli raggiungere in tempo l’aeroporto, per incontrare il primo ministro giapponese in visita presso la polizia di Marsiglia. Viene per imparare come si fa a governare una città difficile…
Tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili sono stati sfruttati in questo film: i poliziotti imbranati che avrebbero fatto pena a quelli di Scuola di Polizia, il ragazzo di borgata che odia agenti e militari in genere, il suocero iper-rigido, la fidanzata “finta brava ragazza”, la Marsiglia malfamata e ingestibile e gli inseguimenti in macchina.
Naturalmente la parte del leone è proprio quella delle corse in auto, in un’azione ipercinetica che sembra puntare al record di auto distrutte per minuto, con corollari tutti i possibili accessori inseribili in un taxi.


Descritto così, è il tipico film dal valore pari a quello di un Vacanze di Natale Daqualcheparte qualsiasi, che sicuramente boccerei senza pietà, ma –sorpresa- devo ammettere che Taxi rientra a pieno titolo nei guilty pleasures della Tosca. C’è tanta energia e voglia di ridere in modo scanzonato in questa assurda girandola a cui alcuni tra i migliori attori di teatro francesi non si sono vergognati di prendere parte. Forse per capire come si fa a tradurre un’accozzaglia di auto da macero in qualcosa di divertente, è bene ricordare che alla sceneggiatura c’è Luc Besson e la sua Leelo Production sostiene il tutto. La dimensione particolare del taxi fa parte della poetica di questo autore, che ne fa un catalizzatore ideale. Il taxi unisce, incolla due pezzi: porta A da B, introduce nuove variabili (come faceva in Nikita, quando permetteva l’arrivo di Viktor, l’eliminatore), e si fa persino spazio fuori dallo spazio, in cui è possibile che gli accadimenti si modifichino sottilmente.

Posto che il mio taxi cinematografico preferito rimane il Mambo Taxi che scarrozza Pepa in giro per Madrid, questo è sicuramente il secondo a cui mi sono prontamente affezionata, forse anche perché mi ha regalato un sorriso in un momento di grosso stress.

1 commento:

  1. Contro le donne sull'orlo di Almodovar c'è poco da battagliare ;-) Epperò, pur non essendo la serie Taxxi un capolavoro della cinematografia contemporanea, i primi due episodi sono divertenti. E non puntano tutto sul cattivo gusto e sulla volgarità come, purtroppo, capita troppo spesso nelle commedie italiane che citi.

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