Polina



Di B.Vivés, 2011

La Polina del titolo, ispirata all'artista russa Polina Semionova, entra bambina in Acaademia di danza in Russia, diventa allieva prediletta del Maestro Bojisnky, i cui modi rudi e l'eleganza austera hanno scoraggiato ben più di una ballerina. Scelta per un suo assolo, metà discente e metà musa, lascia tutto per esplorare altri mondi, fuori patria, perdere molte delle sue certezze, ritrovarsi e iniziare a costruire davvero se stessa, fino a riprendere, accettandoli, i legami col suo passato.


Couverture de la série PolinaPer ma, Vivès era sostanzialmente il primo autore di Last Man (che è senza dubbio una rivelazione) e per il resto della sua produzione ero abbastanza incline a classificarlo in questa giovane intelligentia francese della Bande Dessinée che non sa né scrivere né disegnare all'altezza dei suoi avi ma fa della propria opera principalmente uno strumento filosofico più o meno politicizzato. Recensioni e pagine de Il gusto del Cloro mi avevano confermato questa idea, quindi ero assai reticente ad aggredire Polina. Mi ha convinto il portafoglio, nella libreria fumettaiola di Antibes hanno ideato una promozione "weekend graphic novel"  e il volume mi guardava dallo scaffale promettendo qualche ora di evasione per 10 miseri euro [la sventurata rispose].


Conoscevo dunque il tratto disgregato e destrutturato del disegnatore, ma in Polina è ancora più acerbo di quel che mi aspettassi (sono passati dieci anni, Vivès era ventisettenne) e i suoi personaggi si stagliano su sfondi meno che abbozzati. Il loro pensiero è il loro sfondo, una specie di flusso di coscienza non esplicitato riempe questi vuoti di bianchi, neri e grigi con un'insolita intensità. Il giovane autore riesce, a mio avviso, nell'arduo compito di suggerire con precisione movimento, leggerezza, fluidità, profondità di pensiero e di sentimenti, relazioni umane complesse amorose e non, rapporti di sudditanza tra docente e discente e gratitudine per l'arte e per la vita: lo fa con un'arte statica, sintetica o ancora meglio ellittica, silenziosa come solo Mitsuru Adachi avrebbe saputo. Vivès conosce il segreto dei tempi apparentemente morti del fumetto come nessun altro occidentale che conosco. Bravo, ad majora. 

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