Caravaggio ("La tavolozza e la spada" e "La Grazia")


caravaggio manara

Di M.Manara. 2015-2019

Vita e opere del grande Michelangelo Merisi, dal suo arrivo a Roma fino alla fine dei suoi tragici giorni. Come conobbe la gloria strepitosa e l'abisso dell'assassinio, la fuga precipitosa, la malattia, la nostalgia per la città eterna sotto il peso di una condanna a morte emessa in contumacia.

Caravaggio è la prima opera che leggo a firma di Manara, l'aura equivoca di quest'ultimo mi ha sempre tenuta lontana dai suoi scritti. Si tratta di una biografia pregevole, interessante, con due grandi assi nella manica: il disegno squisito dell'autore e la precisione filologica con cui viene ricostruita la vita dell'artista, con qualche concessione al romanzesco (come l'invenzione di alcuni personaggi mai esistiti), ma senza inverisimiglianze che sarebbero scadute nel ridicolo.


La riproduzione, anzi la ri-creazione, di molte delle tele più famose del Merisi era una sfida tecnica di altissimo livello, che si puo' dire riuscita senza mezzi termini. La venerazione per la persona a tutto tondo del Caravaggio si percepice nel tentativo di renderne i risvolti più umani.

Detto tentativo, pero' -non si puo' fare a meno di rimarcarlo- è a tratti rozzo, gravato dalla fissazione di Manara per scene di nudo e soprattutto di sopraffazione sessuale di personaggi femminili deboli da parte di maschi pseudo-alfa decisamente schifosi.
La ripetizione perseverante di questo tipo di scena ci priva di momenti che sarebbero stati più interessanti, come un'indagine più incisiva del rapporto tra il pittore e i suoi aiutanti o i suoi mecenati. Manara, in definitiva, resta ai miei occhi un superbo disegnatore ma uno sceneggiatore mediocre, che ha tirato fuori un fumetto di alto livello grazie alle sue strepitose matite, ma sembra incapace di ergersi oltre i limiti della sua zona di conforto.




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