Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet


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Di J.P. Jeunet, con H.Bonham Carter, K.Catlett, J.Davis, 2013

TS è un ragazzino spaesato, dolce, genio delle scienze applicate, con un padre cowboy, una madre entomologa, una sorella aspirante Miss America e un gemello eterozigote meno intellettuale e più dinamico (anche troppo, come si vedrà). Viene contattato dallo Smithsonian per ricevere un premio per un'invenzione e lui, mentendo sulla sua età e famiglia, parte da solo e attraversa mezzo continente dal Montana fino a Washington...

Tutto in questo film di Jeunet grida "FIABA!", dai colori pastello sovrassaturi, alle capacità matematico-fisiche del protagonista, passando per le curiose occupazioni ed inclinazioni dei genitori, che sembrano in apparenza tanto diversi ma che in fondo hanno ben tre figli insieme e sono fortemente legati fra loro. Che cosa turba tanto il giovane Spivet in questa famiglia apparentemente coesa e positiva, degna del Mulino bianco?

Il regista si concede una descrizione degli USA da cartolina, soffermandosi su particolari che solleticano più l'immaginario europeo che quello d'oltreoceano. Penso per esempio al mito dei camionisti di lunghe distanze, e ai grossi mezzi di trasporto su strada: qui c'è un camion tutto d'alluminio scintillante che farebbe l'invidia di qualunque bambino europeo, ma non credo che i ragazzini del Montana impazziscano per le stesse cose. Di sicuro il topos, tanto caro da noi, non viene mai esplorato più di tanto dai registi americani attuali.

A questa estetica scintillante, si abbina una poetica sognante, di sospensione dell'incredulità: non c'è un solo personaggio che sia vagamente realistico, a parte forse la sorella di TS, e l'impressione generale è di una lunghissima metafora sull'inconsistenza dell'universo e sul fato, oltre che sui prodigi dell'amore. Sembra un po' retorico, come film, messa in questi termini, e in effetti lo è, ma si salva grazie ad una certa dose di ironia e ai due attori migliori: TS-Catlett, con la facciotta da schiaffi, et la madre-Bonham Carter, che per una volta affastella stramberie con misura. La bizzarria estrema viene tenuta a bada, per una volta, e a parte qualche lungaggine il film è una boccata di aria pura con un finale forse un po' banale ma delle idee di realizzazione notevoli.

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