Professore per amore



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Di M.Lawrence, con H.Grant, M.Tomei, J.K.Simpson, A.Janney, 2014

Sceneggiatore di antico successo, sull'orlo della bancarotta a causa di un blocco ideativo, è inviato dalla sua manager in un'università di periferia per una supplenza e ne approfitta per fare un po' di bilanci.

Hugh Grant non è morto, e continua a recitare il suo personaggio nelle commedie romantiche. Aspetto interessante, detto personaggio è capace di evolvere col tempo, e dal ragazzino petulante di Quattro matrimoni e un funerale siamo passati al pacato gentleman di Notting Hill e al quarantenne viziato di About a boy per approdare alla vecchia gloria un po' ossidata di Scrivimi una canzone (sempre dello stesso M.Lawrence) e di Professore per amore.

Il titolo è totalmente privo di senso ed è fuorviante oltre ad essere ridicolo. Uno più azzeccato sarebbe stato "Professore per fame", e avrebbe meglio intodotto il tema della celebrità ormai in fase calante, che in crisi artistica ed economica si trova ad accettare un lavoro non particolarmente gratificante, fra persone che non perdono un occasione di sottolineare la sua discesa fra i comuni mortali (o un po' più giù, secondo i casi).

La storia d'amore non è poi fondamentale, anzi direi che è volutamente trascurata, proprio per concentrarsi sull'evoluzione, sulla malinconia e sull'autoironia del protagonista, cui viene regalato un certo spessore. La Tomei è graziosa ma niente di più, a parte i suoi sorrisini tutti fossette non buca lo schermo, e lascia il palcoscenico completamente libero per il mattatore Grant: d'accordo la generosità, ma sarebbe stato meglio essere più incisive. Alla fine l'unico personaggio femminile che si fa ricordare è la prof di lettere ossessionata da Jane Austen. Nel compartimento ruoli secondari e spalle, carina anche la figura del preside piagnone.
Non è una pietra miliare del genere (come invece lo era Scrivimi una canzone), ma si lascia guardare volentieri, ha qualche nota di originalità e si difende con decoro.

Commenti

  1. Concordo abbastanza, piacevole visione. Il titolo italiano è veramente insensato e ci spinge ad aspettarci troppo dal personaggio della Tomei. A mio parere, lei è perfettamente in parte, e se non buca è perché non deve farlo. La storia, tutta giocata sul personaggio di Grant, ne verrebbe sbilanciata.

    Non ho visto Scrivimi una canzone. Credo mi piacerebbe, spero di recuperarlo prima o poi.

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