Ali

Di M.Mann, con W.Smith, J.Voigt, J.Foxx. 2002

Dieci anni di vita di Cassius Clay, o -come preferiva farsi chiamare dopo la conversione all'Islam, Mohamed Ali.Le sue idiosincrasie, le fissazioni, le donne, l'attività a favore dell'integrazione e il mancato sostegno alla guerra in Vietnam, che gli causo' non pochi problemi con le alte sfere e l'estromissione dal ring per cinque anni.

Spesso acclamato come capolavoro, Ali è il vero apice della carrierra di Mann e forse la sua opera più emblematica. Non mi è piaciuto alla follia, ma è perfetto per fare un'analisi del cineasta.
Mann sa filmare, e questo è un fatto: i momenti introspettivi sono il suo cavallo di battaglia. Il problema risiede nel ritmo lento, ponderoso e in quella connotazione didascalica che non manca mai in tutti i suoi prodotti.
Il risultato del connubio tra inappuntabilità formale e stiracchiamento della trama, è spesso un film lungo, per non dire interminabile, come in questo caso. Nello stesso minutaggio in Via col Vento succede molto di più, e di interesse assai più universale...

Anche Will Smith offre la sua prova drammatica più convincente, che gli ha pero' permesso di portarsi a casa solo la nomination per un brutto soprammobile dorato a forma di zio Oscar. Come attore mi è sempre piaciuto, ma la sua vena brillante per me rimane la migliore e anche la meno sfruttata da quando ha smesso di fare il principe a Bel Air. Il resto del cast è ugualmente brillante, anche le figure femminili meno note ma molto abili nel dipingere donne intelligenti curiosamente affascinate dal pugile.

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Ali, o Clay, o come vogliamo chiamarlo, è una figura assai strana di pseudomartire: l'occhio del regista vorrebbe spingerci a empatizzare con lui, ma -forse a causa della freddezza del racconto- ne sottolinea bene aspetti ambigui e meno attraenti, quali l'infedeltà, una certa psicorigidità (saranno le botte prese) e una notevole dose di superbia. Se da un lato si parteggia in modo automatico per l'atteggiamento antibellico, forse bisognerebbe sottolineare che uno sportivo di scarsa cultura politica ed enorme presa sul pubblico dovrebbe evitare di pronunciarsi su questioni che non gli competono e poi lamentarsi delle ovvie ricadute sul suo "lavoro". Si', con le virgolette, perché farsi prendere a pugni su un ring non è lavoro alla stessa stregua che fare il contabile o lavare pavimenti o progettare ponti, mi dispiace. E se la tua scusa per finire in bancarotta dopo che hai fatto solo quello per una vita è che non sai fare altro, be'... il livello di empatia non sale alle stelle. 

Che cosa ci voleva dire Mann con questo ritratto abbozzato e spalmato per quasi tre ore? Vuole parlare delle ipocrisie di certe forme religiose? Dell'epica del ring? Dell'integrazione razziale che ancora non è mai avvenuta da nessuna parte? Non l'ho capito.

Commenti

  1. Ormai ho capito che I film di Michele Uommo devo vederli almeno due volte prima di parlarne, la prima visione mi lascia sempre freddo. Stessa cosa con “Alì” alla prima visione mi sembrò un “Malcom X” meno centrato, alla seconda ho iniziato ad amarlo.

    Concordo in pieno con te, Mann tira il freno del ritmo, è fa un lavoro enorme con i silenzi e la musica (la scena dell’allenamento di Alì è micidiale), Will Smith bravossimo, ma ogni volta resto ammaliato da Jamie Foxx, sembra più vecchio di dieci anni nei panni di Bundini, pazzesco. Cheers!

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  2. Ormai ho capito che I film di Michele Uommo devo vederli almeno due volte prima di parlarne, la prima visione mi lascia sempre freddo. Stessa cosa con “Alì” alla prima visione mi sembrò un “Malcom X” meno centrato, alla seconda ho iniziato ad amarlo.

    Concordo in pieno con te, Mann tira il freno del ritmo, è fa un lavoro enorme con i silenzi e la musica (la scena dell’allenamento di Alì è micidiale), Will Smith bravossimo, ma ogni volta resto ammaliato da Jamie Foxx, sembra più vecchio di dieci anni nei panni di Bundini, pazzesco. Cheers!

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    1. Si', questa cosa su Mann me l'hanno già fatta notare, e sono d'accordo che la seconda visione permette di apprezzare maggiormente la raffinatezza stilistica e la pulizia della regia. Il fatto è, pero', che se la prima visione non mi trascina, ho delle remore ad abbandonarmi alla seconda... voglio dire, in quasi 3 ore ci faccio stare un sacco di altra roba! Quattro episodi di Ally McBeal, Titanic, 20 camicie da uomo di popeline da stirare, una bouillabaisse... son scelte difficili :)
      Sul cast non posso che darti ragione, sono bravissimi tutti, e anche questo rientra nel blocco "perfezione formale": certo che Smith è superbo, pero' sai che c'è... quando fa Hitch (pellicoletta di serie Z-, per carità) rido. E a questo secondo me, considerato che di lavoro non scrivo sul Cahiers de Cinéma, va dato un peso e un valore...

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    2. Vero, devo dire che Mann dirige soggetti molto nella mia corde, quindi la seconda visione sorge spontanea, ma capisco che già trovare tre ore filate per vedere un film solo è un’impresa eroica (iperbole ma nemmeno troppo), figuriamoci trovarne altre tre, capisco il tuo punto di vista.
      Anche su Smith, che è sicuramente più a suo agio a fare Hitch, infatti ha più commedie che drammi in carriera ;-) Cheers

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  3. La scusa del "non so fare altro" anche per me è urticante. Mi vengono in mente gli aspiranti cantanti che, con occhi da gatto di Shrek, dicono:"Io devo fare il cantante perchè è l'unica cosa che so fare". Ma muovi il culo (e i neuroni), va!

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    1. Che poi gli aspiranti cantanti di cui parli, almeno sapessero cantare come Ali sapeva menare! E poi cosa vuol dire "perché è l'unica cosa che so fare"!! Non è che esprima proprio un amore viscerale per cio' cui uno si dedica... come se una suora, invece di dire "ho ricevuto la chiamata", dicesse "nessuno m'ha voluto sposare"! C'è una leggera differenza...

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    2. È vero, questi aspiranti cantanti non sono campioni, sono per lo più delle mezze tacche che perchè fanno due miagolate pensano di essere grandi artisti. Grande l'esempio della suora! :D

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