lunedì 30 maggio 2016

Map to the stars

Di D.Cronenberg, con M.Wasikowska, J.Cusack, J.Moore, R.Pattinson. 2014

Spaccato (se arrivate con coraggio alla fine, anche in senso letterale) di una finta società hollywoodiana fondata sull'ipocrisia e sulla mancanza di valori... ma direi anche sulla follia pura.

Cronenberg non è un regista con cui ho un feeling particolare: gli riconosco alcuni bei film (anche bellissimi, quasi capolavori) come La promessa dell'assassino e A history of violence, ma per il resto passa da un risultato discreto (La zona morta) a delle grosse schifezze.
Maps to the stars è stato incensato della critica per il suo essere graffiante, ironico e cattivo, ma la verità, triste, è che è solo cattivo. 

Mostra immagine originaleD'accordo, gli attori sono bravissimi, tutti. Anche il ragazzino cui riempiremmo la faccia di schiaffi dopo trenta secondi di comparsa: vuol dire che recita benissimo la sua parte. Anche Pattinson di cui tutti lamentano  carenza espressiva, anche Julianne Moore alle prese con un ruolo pietoso, peggio che ridicolo. Pure Cusack che farebbe meglio a tornare alle commedie romantiche, anche se non ha più l'età. La Wasikowska no, è inguardabile e tremenda.


Il vero problema è la nullità della storia, gli pseudo problemi di una manica di gente assurda e vuota, lo scandalo a tutti i costi, gli incesti schifosi e contro senso di nessuna utilità, messi li' solo per rendere fasullamente più torbida l'atmosfera. Come se facesse chic, o come se regista e sceneggiatore si fossero scoperti novelli Euripide (quanto si sono sbagliati, poverini). 

Cosa resta, a parte un freddo disgusto per le piccole esistenze di tutti coloro che ci vengono impietosamente mostrati, con sguardo cannibale? Uno sterile esercizio di stile, talmente pretenzioso e artificioso da scadere nel volgare. Apparentemente Cronenberg non voleva neppure fare una critica sociale dello star system, ma realizzare una catarsi personale: ecco un'idea, perché non andare da uno psichiatra di quelli bravi, all'antica, che magari se ti seda per bene ci risparmia qualche altro orrore di medesima fatta.
Cosa mi rimane, egoisticamente parlando, di due ore passate a vedere questa demenza filmica? Il vuoto. Immagino fosse voluto: complimenti al regista...

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