lunedì 18 gennaio 2016

Host Club (recensione seguita da "breve" analisi dei topoi dello shojo)

Di Bisco Hatori, Planet Menga 18 voll per la versione manga e 26 apisodi per l'anime da esso tratto. 2003 

Haruhi, da poco trasferita all'Ouran, si infila in un'aula a caso per studiare e rompe un prezioso vaso. Malauguratamente per lei, si trovava nella sede dell'Host Club del liceo, che la obbliga ad arruolarsi come "cicisbeo", vestendo panni maschili, nel club stesso. Fa subito furore, anche per quelle piccole differenze legate alla sua condizione sociale, essendo lei una borsista relativamente povera in una scuola per pargoli facoltosi, ivi preparati a diventare i dirigenti di domani. 
Al club la nostra incontra dei personaggi nati per incarnare ognuno un "tipo" di uomo bello-impossibile in salsa manga: due gemelli particolarmente affezionati (Kaouru e Hikaru), l'avido calcolatore (Kyoya), il ragazzino dolcissimo con lato oscuro (Honey) e il tenebroso (Mori), nonché il principe dell'esuberanza (Tamaki).

Insomma, come avete capito si tratta di uno shojo manga, con un protagonista pervaso (o afflitto, secondo i punti di vista) da una visione post-stilnovo del cavalier servente (o di compagnia) decisamente anacronistica e già solo per questo accattivante. Alla faccia di tutte le sue stramberie, non si puo' non voler bene a questo Tamki cosi' improbabile e affettuoso. 
Mostra immagine originaleAnche gli altri protagonisti si rendono facilmente amabili, al punto che sono spesso state aperte competizioni al 'personaggio preferito', ma trovo che Tamaki (The King, come molto modestamente vorrebbe farsi chiamare) superi di gran lunga tutti gli altri; in alternativa, Kaouru è quello che incontrerebbe il mio favore.



Cio' che pero' ha fatto la fortuna di Host club, e che lo differenzia profondamente dalle altre storie d'amore liceali che troviamo ad ogni pié sospinto, spesso scritte con poca originalità, è che si rende una parodia efficace di praticamente tutti i possibili topoi dello shojo manga classico:

1. L'eroina in difficoltà: qui ci sono solo le ristrettezze economiche, perché Haruhi è per il resto una schiacciasassi che piange solo quando fa il battuto di cipolla per lo stufato e da un punto di vista intellettuale e pratico è sempre una lunghezza avanti agli altri. Ah, si', potremmo dire che ha poco insight sentimentale...

2. Eroe con passato triste e gaijin: un po' di angst non ce lo facciamo mancare, cosi' come un genitore europeo (meglio se francese, come in questo caso), per poter ben sfruttare l'ambivalenza con cui il meticcio è spesso guardato nel Sol Levante: viene considerato esotico e affascinante, ma mai davvero integrato.

2. Travestimento dell'eroina e scambio di generi; Avete detto Lady Oscar? Zaffiro? una lunga teoria di donzelle si sono travestite, per far valere i loro diritti, per poter studiare in un conservatorio, per ereditare, ma mai per fare i cicisbei (da qualche parte ho letto gigolo, inaccurato trovo). Sempre nel capitolo "reinvenzione dei generi e della famiglia", c'è il padre di Haruhi, chiaro riferimento a Kitchen della Yoshimoto. Per un'analisi più approfondita, consiglio di leggere Amitrano nella  post-fazione di Kitchen, illuminante.

3. Spostamento e intellettualizzazione dei sentimenti amorosi e dell'attrazione erotica: la storia di Tamaki che si immagina nelle vesti di padre della bella è il culmine dello spostamento!!

4. Tendenze omofile delle scuole femminili e cosplay vari: altri cliché adorati nell'arcipelago nipponico. Per il primo, per esempio, Caro Fratello docet.

5. Fissazione tutta giapponese per gli amori fra consanguinei (in particolare se gemelli): in realtà Hika e Kao se la ridono beatamente di tutte le donzelle attratte da questo aspetto un po' torbido, e si vogliono semplicemente bene. Con un gran senso dell'ironia!

6. Il personaggio "monolitico" spesso presente nello shojo, che manifesta il suo carattere già con tratti somatici codificati: il bruno silenzioso e tormentato (Mori sta probabilmente pensando al pranzo), lo shotacon, l'eminenza grigia occhialuta: il bello è che riescono spesso a sfondare i limiti di questa caratterizzazione cosi' caricaturale per recuperare quasi sempre un tratteggio a tutto tondo.

In buona sostanza: uno dei manga più esilaranti e demenziali degli ultimi anni, davvero leggero, con un disegno potabile che migliora con il passare dei volumi, e che ha dato i natali a un'ottima serie animata, stilosissima e breve, da non perdere (si trova facilmente sul web in streaming).

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