Tutti gli uomini del Presidente

Di A.Pakula, con D.Hoffman, R.Redford 1976

Due giovani giornalisti indagano sulla losca introduzione di cinque uomini nella sede del Partito Democratico, alla vigilia della Rielezione alla Casa Bianca. Scoprono collusioni, movimenti di fondi, controspionaggio et similia...
 
L'inchiesta giornalistica è rappresentata con accenti piuttosto veristici, cio' che mi è molto piaciuto del film: nessuna corsa dissennata in auo, rivelazioni improvvise dal sapore di deus ex machina, subitanei scoppi di fuochi d'artificio. La descrizione clinica di una ricerca lenta, paziente, ostacolata da pluimi elementi non cede alle lusinghe si una facile drammatizzazione ed è senzaltro uno dei grandi pregi del film.
L'altro è quello di aver abbordato un argomeno spinoso e ancora molto recente con una lodevole dose di distacco e di pacatezza.
Lo stile di Pakula è molto riconoscibile non solo nella cadenza del racconto, ma anche nelle inquadrature lente e nella scelta di una fotografia gialla e relativamente piatta che è stata successivamente ripresa (credo, è una connessione che ho fatto senza documentarmi oltre) per esempio da Fincher in Zodiac (stessi colori, stesso rimo, stessa inibizione volontaria nella facile creazione di suspence forzata).
 
Quanto all'argomento, è per me il nucleo più difficile da esaminare. Stralcio storico di cui non ho ovviamente memoria -essendo nata dieci anni più tardi-, poco studiato a scuola, ancora molto recente, sembra incitare al vecchio adagio 'tuto il mondo è paese'. La disillusione come sequela di una frattura nella fiducia tra governo e popolo è un'incrinatura che percepiamo in maniera sempre più dolorosa, cosa assai curiosa dal momento che stiamo progredendo verso sistemi oggettivamente più trasparenti che in passato (almeno ora il marciume si vede!). E come ricorda il vecchio detto, all the king's horses, and all the king's (president's) men... couln't put Humpty together again. La fiducia è un sistema entropico.

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