martedì 14 aprile 2015

Appaloosa

Di e con E.Harris, V.Mortensen, J.Irons, R.Zellwegger. 2008

Quando Randall Bragg, potente signorotto locale, fredda lo sceriffo pe un conflitto di interessi, ad Appaloosa rimangono solo due difensori della legge, l'inibito e retto Cole e il suo collega disincantato ma onesto, Hitch. I già precari equilibri del paesello sono ulteriormente disgregati dall'apparizione di una giovane vedova, piacente e disponibile.


Confesso di mancare tristemente di cultura western, e di non aver mai visto i capolavori del genere, da Rio Bravo a L'uomo che uccise Liberty Valance, che apparentemente sarebbero stati d'ispirazione a questo film. Harris mi piace moltissimo come attore, non mi dispiace come regista, ma l'avevo preferito in Pollock.
Appaloosa ha qualcosa che gli manca, come un'aspirazione non realizzata, e abbonda di minuti. La sua dimensione esistenziale è gradevole all'inizio ma risulta via via più forzata, troppo sollecitata da dialoghi inverosimili, come quello in cui Cole e Hitch si interrogano sui sentimenti della ragazza: improbabile, per i duri uomini dell'epoca, concedersi queste chiacchiere da ragazzine.
In generale, la storia d'amore maldestra del giustiziere è il punto più debole del racconto, es è spesso noiosa, nonostante una protagonista insolita i cui moventi si potevano sfruttare meglio: lontana dalla donzella pura e angelicata, Allie è una donna molto conscia della precarietà della sua situazione, che non cerca amore ma sicurezza sociale, il partito migliore della città, la casa più spaziosa. Fatte le debite differenze, mi ricorda la protagonista de Il mio nome è rosso. 
Il romanticismo, mancato tra Allie e Cole, si estrinseca invece nell'amicizia virile tra lui e Hitch, forse il personaggio più interessante del gruppo, che intuisce bene le fragilità, e finanche il ridicolo talvolta, del suo capo, ma è capace di volergli bene senza condiscendenza. Alla fine lui è il buon motivo per vedere il film, che non è un capolavoro ma merita una visione.

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