Capitan Harlock

Toei Animation, Aramaki Shinji, 2013

Il giovane Logan/Yama si fa ammettere sull'Arcadia, nave guidata dal pirata interspaziale Harlock, e scopre il di lui vero fine (insieme al resto dell'ignaro equipaggio): sciogliere i nodi spazio-temporali dell'universo per farlo implodere e ricominciare la Storia con un nuovo Big-Bang.

Solo leggendo queste tre succinte righe chi conosce anche parzialmente la figura creata da Matsumoto Leiji non ritroverà i suoi reperi. E non parlo solo della storia, completamente diversa dal manga originale, ma della personalità dei protagonisti.

e dire che il potenziale c'era tutto...

Questa ambiziosa rivisitazione, incensata da registi di grosso calibro (Cameron in testa), è raffinata da un punto di vista grafico. Con un budget che sarebbe giudicato ridicolo per qualunque casa di produzione occidentale, gli animatori ci hanno regalato uno scenario sontuoso, fluido, pieno di tute militari luccicanti, capelli realistici e movimenti piacevoli anche grazie ad un buon uso della facial capture. L'Arcadia è resa bene, soprattutto negli interni, anche se è troppo pulitina per i miei gusti: sembra una corazzata da combattimento a tempo pieno, mentre dovrebbe essere prima di tutto la casa dei quaranta rinnegati che vi hanno trovato rifugio. Le scene di combattimento sono dinamiche ma non eccessivamente baraccone, cedendo poco alla moda Hollywoodiana di ricostruire uno tsunami spropositato in ogni singola inquadratura.

La sceneggiatura, di per sé, potrebbe non essere disprezzabile. Dal punto di vista logico magari ha qualche falla, ma tutto sommato regge, sostenuta anche da dialoghi e lunghi monologhi in linea con l'originale degli anni Sessanta.
Il vero problema, come accennavo poc'anzi, è che la trama e i suoi comprimari sono assolutamente estranei -per non dire contrari- al Matsumoto-verse: Harlock, che era il paladino della libertà assoluta, del "ognuno deve vivere come vuole e morire per questo diritto" si arrogherebbe il privilegio di decidere le sorti dell'intero universo? Lasciando per di più il suo equipaggio completamente all'oscuro? Mai si macchierebbe di un crimine del genere, completamente alieno alla sua natura. Inoltre il suo personaggio serve quasi solo da specchio per le allodole nei confronti dei potenziali fruitori del film. Infatti Yama/Logan, ragazzino ancora irrisolto, gli ruba la scena per tutto il tempo, lasciandogli qualche entrata ad effetto che si imprime nella memoria solo per lo svolazzare del nero mantello. Nulla del vero aspetto romantico del pirata ci è rivelato, mai una microsequenza per vederlo bere vino, solo in compagnia del motore senziente dell'Arcadia e del suo avvoltoio spennacchiato che gli piange in spalla.
Più ancora è stata bistrattata Meeme, personaggio tra i più regali della storia del manga, ultima sopravvissuta di un'intera specie, che qui diventa una macchinista (certo, con una conoscenza perduta sulla Materia Oscura, ma che differenza con la raffinatezza psicologica dell'originale) coperta solo da una specie di perizoma ridicolo e oltraggioso. Passi la scena fanservice su Kei, ma Meeme non si tocca!
Una bella occasione, sprecata.

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