venerdì 17 ottobre 2014

La verità sul caso Harry Quebert

Di J.Dicker, 2012

Classico metaromanzo, ci racconta del giovane autore Marcus in fuga dal blocco creativo che lo ha assalito dopo l’enorme successo della sua opera prima. Si rifugia così a casa del suo antico maestro, una magnifica villa sul bordo del mare ad Aurora (New Hampshire) dove tanti anni prima si era consumato l’amore tra il decano scrittore e una giovane bellissima, amatissima e tragicamente scomparsa senza lasciare traccia. Quando il corpo della fanciulla viene ritrovato proprio nel giardino del professore al suo allievo spetta l’arduo compito di lavarne l’onore.


Caso editoriale in Italia, lo è stato forse meno in patria dove il libro ha certo venduto molto e ha ricevuto un paio di premi ma non è stato considerato la rinascita del giallo francese. E giustamente, perché se certo è godibile e scritto bene, non è certo l’opera che rinverdirà i fasti di Simenon. Mi ha convinto all'acquisto in particolare il Premio Goncourt dei Licei, dato da ragazzini che per loro natura sono al di sopra degli intrighi politici spesso alla base di tanti premi più prestigiosi (in Francia come in Italia).

Tra i lati positivi metto senz’altro l’essere scritto in stile piano ma mai trasandato, e il buon ritmo che mantiene nonostante la sua lunghezza. Ciò lo rende ideale come mattone da spiaggia, dal punto di vista della suspence si difende con brio. Inoltre il protagonista, volutamente saputello e antipatico, è a suo modo tenero (perché sotto quell’aria da primo della classe è un pasticcione senza pari). Quanto alla descrizione della profonda provincia americana, non è male, ma forse l'autore avrebbe fatto meglio a parlare della profonda provincia francese, che magari conosce di più: questo desiderio di scavare in una struttura sociale che non è la sua d'origine non è del tutto riuscito. Verso la fine qualche lungaggine si fa sentire e, per quanto possa sembrare ridicolo, secondo me il colpevole è sbagliato. Senza fare troppo spoiler, il responsabile è fin dall’inizio l’unico possibile assassino, che tutti tendevamo ad escludere proprio perché troppo scontato. Avrei voluto vedere un po’ più di coraggio nel finale, che mi ha lasciato un po’ delusa.

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