Un ponte per Terabithia

Di G.Csupò, con J.Hutcherson, A.Robb. 2007

Due ragazzi, due solitudini particolari (come ogni solitudine). Lui povero, incompreso in famiglia, dove il suo talento pittorico viene ignorato quando non irriso; lei figlia di letterati, ne patisce la distanza e talvolta l’eccentricità per cui viene additata a scuola. Immaginano così un luogo fantastico che si raggiunge con una corda e la fantasia, ma bastano la fantasia e un trifoglio se le corde sono poche, per parafrasare E.Dickinson.
Dal trailer pensavo che il film fosse un fantasy pieno di creature inverosimili, ma in realtà è un romanzo di formazione di stampo molto classico e parecchi accenti veristi che non avevo assolutamente immaginato, compresa una sorpresa nel finale che non vi svelo ma che mi ha fortemente colpito. Come dire che la realtà spesso viene a svegliarci bruscamente ovunque ci rifugiamo e solo l’esempio dei veri pionieri dalla mente aperta e cuore generoso ci potrà essere d’aiuto per trovare la nostra strada.

In un periodo in cui tutti si buttano sul 3-D, sugli effetti speciali a oltranza e senza razionale, sulle trame banali e buoniste, questo film per ragazzi mostra tanto coraggio e un rimarchevole afflato poetico.
Mi è piaciuto molto lo spunto, che già avevo amato molto in Pennac (Signori Bambini), per cui fantasia e menzogna sono tutt'altro che sinonimi.



Trailer e produzione, Disney, avevano fatto pensare ad un inutile doppione delle Cronache di Narnia, mentre i campi battuti sono completamente diversi... come se all'ultimo momento i finanziatori avessero avuto paura che la mancanza di spettacolarità e di creature fantasy potesse rappresentare un'impossibilità al guadagno.


I due giovani attori non sono male per niente, anche se trovo che la ragazza sia decisamente superiore: riesce a bucare lo schermo con un volto poco tradizionale e uno sguardo vivo e intelligente. Bene anche la sorellina minore del protagonista, mentre ho trovato piuttosto sbiaditi gli altri personaggi, compresa la prof di musica (Z.Deschanel).

Commenti

  1. Sarà che la distribuzione a volte pensa di essere estremamente furba, e voglia attirare pubblico creando false aspettative con trailer che distorcono lo spirito del film. Col bel risultato di scontentare chi il film lo va a vedere e di allontanare chi lo avrebbe apprezzato.
    D'altro canto, il libro su cui è basata la sceneggiatura è molto noto nei paesi anglosassoni, e lì, quindi, il trailer non deve essere stato così influente.
    Del resto il film è andato bene da loro, e ha fatto ben poco nel resto del mondo.

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    1. Io non avevo mai sentito il libro e il film mi ha dato una gran voglia di leggerlo!

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  2. Uno dei film più affascinanti degli ultimi 10 anni (anche Cannibal Kid ne ha parlato bene)
    Sconsiglio però di farlo vedere ai minori di 18 anni. Se vuoi sapere perché, leggi il post "questa è la storia di Jess e di Leslie" (maggio 2012)

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    1. Sono andata a leggere il tuo post e concordo sul fatto che non sia un film per bambini in senso stretto. Sulle orde di genitori inferociti, il problema è sempre lo stesso: abbiamo eliso la morte dalla nostra società (è lei che se ne frega!). Quei genitori lì sono i figli dei pazienti ottuagenari ricoverati nelle nostre neurologie. "Come, la mamma di 87 anni con Parkinson grave, polmonite e frattura d'anca dovrebbe venire a vivere con noi?" e "Ma non è possibile che non possiate fare niente per mio papà di 98 anni con un tumore metastico e insufficienza cardio-respiratoria all'ultimo stadio: se non respira lo dovete intubare" sono traduzioni piuttosto realistiche di ciò che avviene in una società che mette la Morte al bando.
      Per quanto riguarda la comprensione della dimensione di Terabithia, invece, non credo sia un problema d'età, ma di capacità di astrazione: anche se lo fai vedere a un gruppo di cinquantenni (non tuoi conoscenti, prendi 20 persone per strada) ci sarà un dieci per cento che la domanda numero 3) del tuo post te la fa. Bisognerebbe rispondere come JKRowling: solo perché succede nella tua mente, non vuol dire che non è reale.

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