martedì 2 settembre 2014

I segreti di Brokeback Mountain

Di Ang Lee, con H.Leadger, J.Gyllenhaal. 2005. 134'

All'inizio degli anni Sessanta due cowboys, Ennis e Jack, si ritrovano per tutta una freddissima estate sulle montagne del Wyoming e scoprono una forte attrazione reciproca che sfocia in una relazione passionale. Al termine del lavoro si separano, ma dopo qualche anno Jack, il più solare e franco dei due, si fa risentire. Ennis nel frattempo ha sposato la fidanzata di giovinezza, Jack ha incontrato una giovane e benestante cavallerizza texana, ma quando i due si rivedono è come se non fosse passato che un giorno. Ennis tuttavia non si sente di abbandonare la famiglia e i suoi lavoretti malpagati per vivere con l'amante, e la loro relazione continua per anni sulla base di incontri semestrali. Ma a Jack questi pochi attimi non possono bastare...


Quando ho letto qualche articolo su questo film sono rimasta stupefatta nel trovare voci discordanti che dibattevano se i protagonisti fossero omosessuali, o bisessuali (visto che entrambi hanno moglie), o cos'altro. Questa mania di appiccicare etichette è sconvolgente, soprattutto su personaggi, e persone, che evidentemente per loro natura sfuggono a classificazioni ovvie. Cio' che è importante secondo me è che questo è un film d'amore, e uno bello, al pari de I ponti di Madison County o di Love Story. Narra di un amore infelice, perché i suoi protagonisti sono impossibilitati a viverlo alla luce del sole, e perché uno dei due abbandona prematuramente questo mondo. Chissà in che modo, non è dato sapere.
Naturalmente lo spettatore empatizza molto più facilmente con il personaggio di Jack, più coraggioso e moderno, ma ho trovato particolarmente toccante e ben interpretato dal compianto Leadger il più chiuso e remissivo Ennis, per sempre prigioniero dei suoi rimpianti e della sua passività, incapace anche solo di aspirare alla felicità tanto è abituato a vedersela negata.
Per quanto concerne l'aspetto tecnico, Lee confeziona come al solito un film piacevole da vedere e formalmente inappuntabile, con la fotografia giusta, la colonna sonora giusta, i colori giusti (molto marroni). In effetti è come se ognuno dei suoi film avesse una forte impronta coloristica: blu per Vita di Pi, Cipria per Ragione e sentimento, verde per La tigre e il Dragone, arancio per Motel Woodstock, grigio per Hulk. In molti degli ultimi ritrovo una certa volontà di compiacere il pubblico (eufemismo per "ruffianeria"), ma in realtà non sono mai sicura che questa sensazione non sia solo legata all'ambizione dei temi affrontati -e percio' malafede del mio "occhio di critico". Segnalo inoltre le belle prove delle attrici che interpretano le mogli, la sofferente e lucida M.Williams e la perfetta padrona di casa (ignara? secondo me no) A.Hataway.


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