sabato 21 giugno 2014

Surviving Picasso

Di J. Ivory, con A.Hopkins, J.Moore e N.McElhone. 1996

L'arte della prima metà del Novecento è stata completamente rivoluzionata da un genio, Pablo Picasso, anche troppo conscio del suo immenso valore. Ne fece pagare lo scotto a tutti coloro che lo circondavano, dai figli ai mercanti d'arte alle (numerose) donne che lo accompagnarono negli anni.
Il film segue le vicende soprattutto di una di loro, forse la più equilibrata, Françoise Gilot, che gli diede due figli e cercò di restare sana di mente pur restandogli accanto per circa un decennio.

Nonostante un regista che in altre occasioni mi ha regalato delle bellissime serate e un attore superbo (di cui recentemente ho "apprezzato" un'altro scivolone, vedi Noah), il film non mi ha convinto fino in fondo.
Non parlo del fatto che Ivory distrugga Picasso come persona. Il pittore mi è sempre stato estremamente antipatico e trovo la sua opera piena di protervia celata sotto l'indubbia ispirazione.
La regia è abbastanza piatta, lascia briglia sciolta ai comprimari, la fotografia piuttosto anonima con qualche tocco retrò nella gestione dei colori.
Purtroppo la narrazione è un po' noiosa, il protagonista è ripetitivo e odioso. Hopkins riesce perfettamente nella resa di un carattere dispotico e oppressivo, senza mascherarne le debolezze. Forse però è fin troppo convincente, perché il senso di fastidio per questo artista così acclamato è palpabile al punto da irritare.
La protagonista femminile è discreta e, soprattutto, bellissima. Ha un viso molto angoloso, particolare, e sembra una madonna di Raffaello. Rimarrà sempre un mistero per me la fascinazione di queste donne giovani, brillanti e strepitosamente avvenenti per questi "genii" terribili, spesso anziani e con la pancetta/incipiente calvizie.

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