Il sigillo azzurro


Di Chie Shinohara, 1992-1995. Raccolto in 11 tankobon.


Soko si sveglia una mattina qualunque con un certo malessere. A scuola subisce un tentativo di violenza, ma l'assalitore scompare nel vuoto e al suo posto, nei giorni successivi, compare Akira Sajonji, giovane erede di una nobile e potente famiglia giapponese col compito di uccidere gli oni (diavoli tradizionali, dotati di corno). Akira comunica a Soko che dovrà sacrificarla, poiché ella è il clone della regina Rago, che farà rinascere la popolazione degli oni (Kimon), ma la ragazza ha grosse remore nell'accettare di essere un diavolo che divora i terrestri alla cui razza ha sempre pensato di appartenere. 
Dapprima decide di perdere i suoi poteri amando Akira, e rinunciare alla sua carica sgradita, ma pian piano il panorama si infittisce, quando compaiono il Genbu Takao (che l'ha rigenerata) e sua sorella Hiko. Soko si trova sempre più lacerata tra il suo amore impossibile per il suo carnefice e la lealtà per le sue origini.

La storia di Soko e Akira è avvincente e credo che questo manga dia il suo meglio se gustato un volume dopo l'altro, senza aspettare le uscite -che all'epoca della pubblicazione erano trimestrali!- per non interrompere il pathos della vicenda. Naturalmente siamo nel regno dell'incredibile e del magico, quindi la verosimiglianza non è mai un problema, ma l'autrice sceglie di percorrere non tanto le strade del fantasy tradizionale quanto quelle dell'horror. Alcuni passaggi sono in effetti in grado di produrre qualche brivido anche dalle pagine stampate, come la scena al tempio in cui Soko trova un gatto impiccato o quella in cui i protagonisti si ritrovano in un magazzino pieno di manichini (chiaro riferimento cinematografico, piuttosto comune nell'opera della Shinohara, come si vede anche in Yami no Purple Eye).
Lo scavo dei personaggi è relativamente accurato, anche considerati la lunghezza (media) dell'opera e il passo molto veloce degli eventi. I miei preferiti sono, come spesso, quelli secondari, perché decisamente più capaci di evoluzione e divertenti: sto pensando soprattutto a Kay, fratellastro del protagonista che da bamboccio presuntuoso diventa una grande spalla dotato di un bel senso dell'umorismo e di praticità. Akira è il classico bello intelligente ricchissimo coraggioso che si trova negli shojo, e anche se il suo innamoramento per la protagonista è -oserei dire- subitaneo, è motivato dal di lei smarrimento e dalla sua evidente pietà per gli altri esseri senzienti (oltre che dall'essere Soko bellissima, che non guasta mai). Soko forse è il personaggio cui mi sono affezionata meno; il suo amore per Akira sembra più che altro motivato dal rifiuto di essere oni e nel vedere nel giovane il suo biglietto d'ingresso in una società più civilizzata. La fanciulla si riscatta però brillantemente nella seconda parte, quando a sorpresa viene un po' più a patti con le sue origini.
L'accettazione e la gestione del proprio lato oscuro è la parte migliore e più innovativa del manga, che non ci rifila la solita coppia diabetica alle prese con sospiri scolastici ma un manipolo di aspiranti assassini e demòni divoratori di uomini, senza tuttavia mai abbandonare né  una certa leggerezza tipicamente shojo né la speranza di un finale soddisfacente per i nostri eroi.
Il topos vecchio come il mondo dei due innamorati che non possono consumare il loro rapporto per intervento continuo di fattori contingenti non è abusato e quindi serve a creare un po' di suspence senza essere fastidioso come, per esempio, in Fushigi Yugi, un'opera coeva che a a Il sigillo azzurro somiglia molto. Lo stile grafico è di buon livello, anche se il disegno è ancora acerbo. Le tavole sono eleganti e limpide ma non troppo vuote, i personaggi sono proporzionati e il movimento mediamente fluido. Il tratto è molto retrò, con molte caratteristiche prese di peso dagli anni Settanta, ma sempre piacevole e mai barocco. Merita.


Commenti

  1. Letta qualche anno fa, questa serie mi è piaciuta un sacco. Una delle cose migliori trovo che sia il modo in cui Shoko risolve il suo rapporto con l'amato e le sue origini in modo non banale. Amo sempre quando nelle storie mostrano le motivazioni di entrambe le fazioni :D

    PS: Della Shinohara ti sconsiglio Romance of Darkness, invece, che non sa di molto ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, leggendo le tue belle recensioni ho concluso anche io che romance of darkness fa parte della fase calante della parabola... pazienza!

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il libro della Giungla

Basilico'

Wit - La forza della mente