mercoledì 11 giugno 2014

Hime-chan no ribbon. Un fiocco per sognare, un fiocco per cambiare

Di M. Mizusawa, ed. italiana in 6 bunkobon. 1990-1994

Himeko è seconda di tre figlie, in una famiglia allegra e felice,  guidata da una tosta mamma traduttrice e da uno spensierato e dolcissimo papà regista. Hime-chan è ancora un po' infantile e si confida da sempre col suo leone di pelouche, Pokota, finché una sera, alla sua finestra, compare Erika, principessa del mondo della magia, che le propone di farsi studiare per un anno. In cambio dell'invasione della sua privacy, Pokotà avrà il dono della parola e del movimento, e Hime-chan un fiocco rosso formato gigante che le permette di trasformarsi in chiunque altro per un'ora esatta.
Niente di meglio per fare danni, insomma, che una ragazzina come la protagonista, soprattutto se si aggiunge un protagonista maschile interessante e divertente come Daichi.

Hime-chan è un fumetto che mi ha davvero sorpreso: considerata l'età dei protagonisti pensavo ad un prodotto molto infantile (spesso in Giappone il target viene individuato proprio tramite questo accorgimento), ma mi sono ricreduta. Senza dubbio è un manga godibilissimo a tredici anni, ma è talmente poetico, allegro e movimentato che a trent'anni non mi sono sentita vecchia nel leggerlo.
Quanto a ritmo, Hime-chan è un tale terremoto che non si fa in tempo a leggere di un pastrocchio combinato che se ne profila già un altro all'orizzonte. Daichi ha un gran sangue freddo nel tenerle dietro, e, se proprio devo fare un appunto, forse è un po' troppo maturo per la sua età, anche considerato che i ragazzini tredicenni sono più spesso ancora meno riflessivi delle compagne coetanee.

Il disegno è bellissimo, molto proporzionato e buffo al punto giusto. Dà un bel senso di movimento pur restando molto chiaro e allo stesso tempo non soffre di eccessiva "vaporosità" (quella che sfocia nell'inconsistenza, tipico del disegno anni Novanta, alla N. Takeuchi tanto per dirne una). Ricorda un po' quello di W.Yoshizumi, ma lo preferisco decisamente per maggiore incisività e soprattutto per avere delle tavole molto piene. Per leggere un bunkobon ci vuole un bel po', con soddisfazione!
Mi ha sorpreso vedere una grande uniformità di stile per tutta l'opera, non brevissima.

L'edizione italiana è solo in formato bunko, comodo ma piuttosto piccolo. La rilegatura mi è piaciuta, come le copertine a colori pastello, molto "caramellose".
I personaggi secondari sono molto riusciti; in particolare mi piaceva la mamma, rassegnata genitrice con un sacco di risorse e solo in apparenza brontolona: secondo me deve essere una gran giocherellona! Oltretutto l'autrice fa capire abbastanza chiaramente che è la sua raffigurazione in forma di fumetto, e ho trovato questo cammeo molto suggestivo... un po' come se volesse vedere la sua Himeko dall'interno, senza troppo distacco. Fatte le debite proporzioni, mi ha fatto pensare a Truffaut che voleva sempre una particina secondaria nei suoi film (a volte era un semplice passante).
Bella morale, senza tempo, sulla necessità di imparare ad amarsi come si è, ma non bastano certo un anno o due. Credo serva tutta la vita.

La serie animata mi era piaciuta abbastanza, ma in fondo meno del fumetto perché l'animazione non è superba e i disegni un po' convenzionali. Sulla nuova serie disegnata reboot preferisco non pronunciarmi (ma non mi ispira troppa fiducia).

4 commenti:

  1. Non sono un'amante degli shojo, ma concordo con te: "Hime-chan no ribbon" è davvero delizioso, è facile affezionarsi ai personaggi, la trama è coinvolgente, i disegni ben fatti, si ride di gusto e ci si emoziona.

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    1. soprattutto questo mi ha sorpreso, il ridere ad alta voce. Non capita spesso con un manga (che non sia Ranma!).

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  2. Non credevo e invece l'ho adorato, tanto che ho pure pianto sul finale! Il remake non l'ho nemmeno preso in considerazione mentre 100% Kira Kira, della stessa autrice, è un po' più sciocco ed è difficile affezionarsi alla lamentosa protagonista.

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    1. Ho visto in giro 100% Kira Kira, ma non mi ha convinto neanche un po' :) A volte alcuni autori partoriscono un capolavoro che non si ripete.

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