martedì 6 maggio 2014

Nemico Pubblico

Di M.Mann, con J.Depp, C.Bale, M.Cotillard. 2009, 143'

Negli anni della Grande Depressione il banditismo era all'ordine del giorno. Nel '33 John Dillinger era uno dei fuorilegge più famosi, stravagante e presuntuoso, una via di mezzo tra un rapinatore di bassa lega e il Grande Gatsby. Sulle sue tracce, Melvin Purvis, segugio FBI che sembra uscito da Gli Intoccabili. E in mezzo, più come cuscinetto che come oggetto della contesa, la donna di Dillinger, Billie. 

Un film d'altri tempi. Naturalmente la realtà è stata parecchio romanzata, con regista e sceneggiatore che si giustificano al grido di "questa è Hollywood, folks!", ma non ci sono momenti di noia nella narrazione. Purvis cerca John, che vuole vivere nell'oro e morire vecchio nelle braccia di Billie. E Billie lo ricambia. La romanticissima storia tra la ragazza e il protagonista sembra uscita da una canzone di Lana del Rey, una cosa tipo "Blue Jeans". 
La fotografia nei toni del marrone ricorda i gangster movies degli anni Settanta e Ottanta, ma in modo volutamente rétro. Per quanto riguarda la regia, premio il ritmo, ma non ho visto una grande innovazione nel modo di filmare. E poi ci sono gli attori, splendidi. Prima di tutti Marion, così luminosa nella recitazione da sembrare sempre bella, nonostante non lo sia affatto, e persa nel ruolo dell'amante triste e malinconica. Bale ha il fisico del poliziotto tutto d'un pezzo uscito da Dick Tracy, ma ci aggiunge qualcosa di ambiguo nell'espressione che lo rende più inquietante e interessante. Per tutto il tempo non si può fare a meno di chiedersi se sia il cittadino al di sopra di ogni sospetto che ci mostrano, o se c'è il lato oscuro anche dietro quello sguardo di titanio. Infine Depp: genio, bello, interessantissimo. Qualcosa nella sua recitazione mi ha ricordato Di Caprio, forse nel sorriso obliquo o in quella sorta di innocenza che lo accompagnava anche nei crimini più cruenti.Ho poi letto per caso che la parte di Dillinger era stata pensata proprio per Leo, può darsi che il regista abbia cercato di forzare il personaggio in questo senso. 
Non un mio personale cult, di quelli da rivedere infinite volte, ma una visione attenta la merita, anche per la rappresentazione di un'America depressa e spezzata, in cui la vita del singolo disperato non aveva forse un grande valore e l'eccesso e il successo, anche sinistro, era l'unico modo per uscire da una palude di mediocrità desolata.

Nessun commento:

Posta un commento