Tutta colpa dell'amore

Di A. Tennant, 2002. Con R.Witherspoon, P.Dempsey. 109'

Bionda piuttosto oca deve sposarsi col miglior partito di New York, figlio del Sindaco. Per poterlo fare, torna in Alabama, dove (ciò che il futuro marito ancora non sa) c'è suo marito, che deve ancora convincere della necessità del divorzio. Il resto è talmente scontato che neanche lo scrivo.

Ci sono le commedie sentimentali meravigliose (A piedi nudi nel parco), quelle che hanno fatto la storia (Pretty Woman), quelle graziose (Come farsi lasciare in 10 giorni), quelle passabili (27 volte in bianco) e i disastri. Questa fa parte dei disastri, senza appello.
Non solo non è credibile ed è melensa, che sono prerequisiti della maggior parte delle commedie appartenenti al genere, ma manca di brio, è noiosa, indigesta e così artificiale da sembrare ridicola perfino a me. La vita nel Sud è dipinta con accenti più che macchiettistici e non ci restituisce un mondo ingenuo, retrò e ancorato alle tradizioni, ma solo un quadretto idiota.
La Witherspoon è carina, m la sceneggiatura non l'aiuta e nonostante gli sforzi si arena nelle paludi del grande Sud. E dire che da Se solo fosse vero a L'importanza di chiamarsi Ernesto, passando per La rivincita delle bionde ha sempre dimostrato di cavarsela con dignità. Dempsey è assolutamente mal sfruttato, serve solo a fare una dimostrazione di buone maniere e decoro nella sconfitta.
Infine nelle scene finali si osserva una bruttissima caduta di tono con la sposa che prende a pugni una delle suocere solo perché le ha detto una serie di cose assolutamente vere.

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