domenica 22 dicembre 2013

Scrivimi fermo posta

E. Lubitsch, 1940, con J. Stuart e M. Sullavan, 100'


Titolo originale The Shop around the corner
Titolo francese Rendez-vous

Due persone iniziano una corrispondenza epistolare tramite un annuncio sul giornale locale e non sanno in realtà di essere impiegati nello stesso negozio. Anche quando lui scopre l'identità di lei, ha paura di rivelarsi e di rinunciare alla perfezione dell'anonimato e della parola scritta per rivelarsi nella pienezza della sua umanità, con tutti i difetti che essa comporta.

Scrivimi fermo posta è un adorabile esempio di commedia brillante e sofisticata degli anni Quaranta.  La crisi c'è e si vede, ma non c'è posto per lei come protagonista: le persone e le loro emozioni vengono comunque prima, con la loro ironia e il desiderio di una vita un po' più allegra, leggera e piena di sentimenti. Dalla cura della fotografia (un bianco e nero che sembra colorato, tant'è pulito) alla sceneggiatura, tutto parla di amore per il dettaglio e per la vitalità, nonostante le avversità di un periodo che da poco roseo si avviava a divenire nerissimo, e in poco tempo. 
E c'è spazio per la comicità (nella vita reale la comicità è dovunque, anche nei momenti più cupi!), soprattutto nelle vesti del fattorino del negozio, graziosa caricatura dell'ascesa sociale del periodo -e non solo.

Sono stati tratti due remake da questo piccolo gioiello, il più famoso dei quali è senza dubbio C'è posta per te (You've got mail), molto grazioso ma che trovo un po' più stucchevole e meno raffinato. Magari bisognerebbe riprendere il papà di entrambi, un pezzo di teatro di Làslo che si chiama Parfumerie.

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