I giorni del cielo

T.Malick, 1978. R.Gere, S.Shepard. 94'

Bill e Abby sono due giovani amanti che trovano lavoro come braccianti in un latifondo del Texas. Non sposati, si fingono fratelli, e quando il malaticcio proprietario del fondo manifesta l'intenzione di impalmare la ragazza, Bill la esorta ad accettare, ma dopo il matrimonio la salute del fattore migliora e la relazione tra i due fidanzati (ora fedifraghi) viene alla luce.

Il film parte molto bene, con una splendida fotografia naturalista (premiata a ragione da un Oscar), un'ambientazione fumosa e dei personaggi interessanti. Le scene devono molto alla pittura di Hopper, con quel senso di solitudine e malinconia dei grandi spazi aperti dove c'è ricchezza, ma le persone non sembrano riuscire a gioirne.
Mi sono piaciuti molto i due attori: Shepard molto bravo, Gere soprattutto bello - a quell'età aveva ancora un gran portamento fisico. Inoltre la colonna sonora, coinvolgente e calda, porta la prestigiosa firma di Morricone.



Pero' dopo la prima ora comincia a perdere ritmo e senso: tutto si confonde, si lacera, e procede in troppe direzioni senza incisività. Tanto è curato l'aspetto estetico, con luci attenuate e rossastre come di crepuscolo e costumi perfetti, tanto la storia sembra non arrivare mai al dunque e quando finalmente il marito e l'amante si fronteggiano l'attenzione dello spettatore è già altrove. Inoltre il personaggio della ragazza non è ben caratterizzato, perché sembra di capire che ad un certo punto si innamori del marito, ma non ne siamo ben sicuri, e anche alla fine rimane il dubbio che fosse quasi una spettatrice inerte del triangolo amoroso. Anche la sorella (vera) di Bill è poco caratterizzata mentre è portatrice del messaggio finale, piuttosto pessimista,
di una nuova generazione che preferisce strade secondarie e forse un po' ambigue.

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