Gioventù Bruciata

Quando un film diventa un cult, e lo rimane per sessant'anni, di solito c'è un perché: l'esame del tempo è sempre quello più impietoso. 
Gioventù Bruciata racconta di una generazione che ha difficoltà a conciliare i rapporti familiari rigidi, il desiderio di autenticità tipico dell'adolescenza e la perdita dell'innocenza dell'era post-seconda guerra mondiale. Insomma, siamo dalle parti del Giovane Holden, ma i protagonisti qui sono tre.
C'è Jim Stark, James Dean, che cerca una figura maschile forte in cui identificarsi, e  rimprovera al padre la sua estrema sottomissione, che gli impedisce di difendere il suo onore; c'è Judy, la ragazza sensibile ma attira-guai (N. Wood) che i genitori non sopportano; c'è Plato (Sal Mineo), il ragazzo fragile, abbandonato dai genitori con una tata e un sacco di soldi.
Una sera i tre si conoscono in guardiola: Jim si innamora di Judy, Plato stringe con Jim un'amicizia che sconfina nell'adorazione (amore?); una sera tutti finiscono ad una prova di coraggio dove un ragazzo perde la vita, e la tragedia si prepara...
Nonostante la drammaticità del racconto, il film è molto poetico, con delle scene che si imprimono nella memoria, come quella della corsa sulla scogliera e della casa disabitata del finale, ma anche l'inizio nella stazione di polizia, con i ragazzi ubriachi che, al colmo della fragilità, esprimono con estrema chiarezza il loro malessere. Inoltre c'è sempre spazio per un'altra speranza, quindi non risulta indigesto.
La grandezza che l'ha reso un classico è l'estrema attualità del soggetto, affrontato con un taglio sobriamente intimista. L'unico aspetto che trovo invecchiato male è la colonna sonora, volutamente dissonante ma  soprattutto eccessivamente presente, al punto di coprire un po' i dialoghi. Una celta più silenziosa sarebbe forse stata più leggera e agile. Comunque un grande must, non solo una curiosità legata alla sfortuna che sembra aver perseguitato i protagonisti, tutti morti in giovane età, a partire proprio dal divo Dean.

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