In Time

Il tempo è denaro. L'adagio, noto da secoli, diventa nel film la base dell'economia mondiale: a venticinque anni si riceve in bonus un anno di tempo prima di morire e, per continuare a sopravvivere, bisogna procurarsi altra moneta temporale. La si può guadagnare lavorando, la si ruba ad altri esseri umani, la si chiede in prestito facendo mutui favolosi. E quando la si finisce, si muore. 

Nel distretto povero, il ghetto 12, la madre del protagonista (O. Wilde) muore così, proprio mentre il figlio (J. Timberlake) riceve in dono più di un secolo di tempo da un "riccone" depresso, nauseato dall'evidenza che "per pochi immortali, tanti devono morire". Timberlake se ne va nei quartieri alti, a conoscere qualcuno di questi aspiranti all'eternità, e trova A. Seyfried e un mastino Custode del tempo (C. Murphy) che si si aggancia alle calcagna.

A. Niccols non è il mio regista preferito, ma è pur sempre il papà del mio film più amato, GATTACA. Per quanto In Time sia carino e pieno di ritmo, direi che il livello qui è nettamente inferiore. L'idea di partenza è buona, così come la resa visiva dei personaggi, molto straniante: sono tutti giovani e abbastanza belli, hanno l'aspetto dei loro venticinque anni. Lo spunto del Custode del Tempo disinteressato alla giustizia e convinto sostenitore di un sistema sperequativo che lo ha danneggiato dalla nascita è intrigante, ma sviluppato superficialmente. Insomma, la storia si penalizza con le sue mani, riducendo il tutto ad un incrocio tra Robin Hood e Bonnie & Clide, con temi politici ed evoluzionistici più sfiorati che espressi, quando invece si poteva osare di più, visto anche il cast molto decoroso. In particolare molto bene Murphy e Timberlake, che con gli anni si fa meno caruccio ma sempre più bravo come attore, e molto decente la Seyfried che avevo visto solo in film di secondo piano.

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